Ieri l’Italia è stato l’unico fra i 28 paesi dell’Unione Europea a mettere il veto alla “proposta di compromesso” sul Venezuela avanzata dal ministro degli esteri svedese Margot Wallstrom, che mirava a riconoscere Juan Guaidò come legittimo presidente del Venezuela fino a nuove elezioni. Tale mossa, coerente con la precedente scelta dei deputati di M5S e Lega al Parlamento Europeo di astenersi dal voto che ha visto, giorni fa, il riconoscimento di Juan Guaidò da parte dell’Europarlamento, ha subito mandato su tutte le furie le varie cancellerie non soltanto europee, ma anche degli Stati Uniti e dei paesi latinoamericani ad essi allineati, fino allo stesso Guaidò.

La discussione fra i rappresentanti dei vari governi europei è avvenuta al vertice dei capi delle diplomazie UE a Bucarest, e l’esito è stato riportato per prima dall’agenzia spagnola Europapress, venendo in seguito confermata ufficialmente e quindi rilanciata anche da tutti gli altri media, compresa l’italiana ANSA. La scelta italiana costituisce indubbiamente un sensibile smarcamento dalla linea decisamente molto più faziosa e di parte degli altri paesi europei, così come di tutta la parte occidentale di “comunità internazionale” che invece, come sappiamo ha deciso di sostenere Guaidò senza alcuna esitazione, allo scopo di liberarsi di Maduro. Anche paesi come Francia, Germania o Canada, che fino a ieri hanno fatto schermaglie con Trump, alla fine sulla questione venezuelana hanno ben gradito di farsi dettare l’agenda estera dall’amministrazione USA e dal suo ideologo John Bolton. Ciò spiega il fastidio con cui tutti ora guardano alla linea italiana, sebbene sia di fatto semplicemente equilibrata, equidistante e moderata.

Una delle ragioni principali che hanno indotto l’Italia a mettere il veto al riconoscimento di Guaidò come unico presidente legittimo del Venezuela è stata quella, espressa dal sottosegretario agli esteri Manlio Di Stefano, di evitare “lo stesso errore fatto in Libia”. Guaidò, infuriato, ha così subito commentato all’italiano Tg2: “Evidentemente c’è una scarsa conoscenza di ciò che sta accadendo. Invito il sottosegretario agli esteri a informarsi, un’altra Libia qui non è possibile (…). Invitiamo l’Italia a fare la la cosa corretta perché i giorni qui si contano in vite che si perdono”, spiegando quindi che “”Maduro ha perso il controllo del paese e la popolazione sta soffrendo. Ci sono 70 giovani assassinati in una settimana dal FAES, le forze speciali di polizia, e 700 persone in carcere, 80 minorenni addirittura bambini”. Evocando da una parte la tragedia umanitaria e le violazioni dei diritti umani, insieme all’incubo della dittatura da rimuovere a tutti i costi per far trionfare la democrazia, Juan Guaidò ha di fatto rivolto all’Italia un’intimazione ed ancor più un’intimidazione dai toni viscidi e mafiosi.

Netta è stata a questo punto la risposta del vicepremier Luigi Di Maio: “”Visto che siamo già stati scottati dalle ingerenze in altri Stati non vogliamo arrivare al punto di riconoscere soggetti che non sono stati votati. Per questo non riconosciamo neppure Maduro e per questo l’Italia continua a perseguire la via diplomatica e di mediazione con tutti gli Stati per arrivare ad un processo che porti a nuove elezioni ma senza ultimatum e senza riconoscere soggetti che non sono stati eletti”, aggiungendo quindi che “Il cambiamento lo decidono i venezuelani: dobbiamo creare i presupposti per favorire nuove elezioni”.

Parlando alla Associated Press, Guaidò ha dichiarato di voler continuare a sfidare il governo bolivariano del Venezuela, in primo luogo facendo affluire dall’estero una grande quantità di materiale umanitario, in particolare medicinali che saranno forniti dai “paesi amici” della regione latinoamericana. Tale iniziativa, ha poi aggiunto, sarà un “nuovo test” per i militari venezuelani, che fino ad oggi hanno sempre garantito massima fedeltà al governo di Maduro. Ha quindi specificato: “Paesi amici. Non stiamo pensando solo agli Stati Uniti. E nei prossimi giorni annunceremo una coalizione globale che manderà aiuti in Venezuela”. In sostanza, Guaidò vorrebbe ricorrere da una parte alla corruzione e al condizionamento verso i militari, e dall’altra a comprarsi il voto della popolazione con elargizioni mirate.

Gli Stati Uniti, in tutto questo scenario, svolgono ovviamente la loro tipica parte di grandi burattinai. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton, per esempio, ha dichiarato che se Nicolas Maduro non accetterà di lasciare il paese con le buone “potrebbe finire a Guantanamo”. Ospite al programma “The Hugh Hewitt radio show”, Bolton ha quindi rincarato la dose quando l’intervistatore gli ha posto questa domanda: “Dittatori come Ceausescu e Mussolini sono finiti male. A Idi Amin e Baby Doc Duvalier è andata meglio. Quali opzioni sono in mano a Maduro oggi come oggi?”. Bolton ha ripetuto il suo avvertimento, anche in questo caso in stile tipicamente mafioso ed intimidatorio: “Beh, ieri ho diffuso un tweet in cui gli auguravo un lungo e quieto pensionamento in una spiaggia carina lontano dal Venezuela. E dico che è meglio che si avvalga al più presto del consiglio, scegliendo il pensionamento su una spiaggia carina, piuttosto che trovarsi a frequentare un’altra spiaggia come Guantanamo”.

Dal canto suo, riferendosi a tali minacce, Maduro durante la visita ai reparti dell’Esercito Bolivariano del Venezuela che si stanno preparando per le ormai imminenti esercitazioni civico-militari del 10 e 15 febbraio, ha semplicemente risposto: “Resto fermo e posso dirvi che vinceremo in questa battaglia storica e in futuro diremo che è valsa la pena di lottare”.

UN COMMENTO

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.