La notizia non può che destare clamori, ma al tempo stesso grande soddisfazione fra quanti, da anni, auspicavano un recupero del rapporto fra l’Italia e i paesi del Corno d’Africa, che ad essa sono stati legati da una lunga storia coloniale.

Nella prima metà di ottobre, presumibilmente intorno all’11, il premier Conte si recherà infatti in Etiopia, per un incontro bilaterale col nuovo premier Abiy Ahmed, ed in seguito andrà anche in Eritrea, per un appuntamento di alto livello col presidente Isaias Afewerki.

L’impressione che si trae da questa mossa è che la diplomazia e la politica italiana si muovano con prudenza, ma anche con sicurezza. La pace fra Etiopia ed Eritrea è stata annunciata e quindi ufficializzata bilateralmente lo scorso 8-9 luglio, ma in seguito si sono avuti ulteriori incontri fra Abiy Ahmed e Isaias Afewerki, e ad un certo punto sono stati coinvolti anche i presidenti di Somalia e di Gibuti, con l’obiettivo di portare avanti un piano di pacificazione ed integrazione regionale valido per tutti gli attori del Corno d’Africa. Una settimana fa, infine, a Gedda, in Arabia Saudita, alla presenza del re Salman, è stata firmata la dichiarazione di pace definitiva. Salman aveva agito come mediatore, assistito dal segretario generale dell’ONU Antonio Guterres e del presidente della Commissione dell’Unione Africana Moussa Faki Mahamated.

Non vanno tuttavia sottovalutati, in questa lunga storia, gli sforzi condotti dal sottosegretario USA Yamamoto, dato che l’Amministrazione Trump ha sicuramente recitato un ruolo decisivo nella transizione politica avvenuta in Etiopia, così come quelli della Cina, che ha una fondamentale voce in capitolo in tutta la regione in termini economici e commerciali, e che aveva annunciato di voler ridurre gli investimenti in Etiopia qualora quest’ultima non avesse regolarizzato la situazione bellica e politica con l’Eritrea. Se l’Eritrea aveva infatti firmato gli Accordi di Algeri nel 2000, l’Etiopia allora guidata da Meles Zenawi non l’aveva fatto, ed anzi aveva continuato ad occupare militarmente le aree di confine eritree in violazione al diritto internazionale: una situazione ormai decisamente non più sostenibile, e che infatti il nuovo premier Abiy Ahmed, non appartenente alla vecchia forza di governo etiopica (il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray) ha voluto immediatamente sanare.

Al momento attuale l’Etiopia è il secondo interlocutore per l’Italia in termini di cooperazione all’interno del Continente Africano, ma ci sono ancora enormi margini di miglioramento, derivanti anche dall’integrazione pacifica con l’Eritrea e la Somalia. Poche settimane fa anche il ministro degli esteri tedesco è venuto in visita ad Asmara, capitale dell’Eritrea, attratto dalle grandi possibilità garantite dalla nuova pace.

A tal proposito, proprio ieri si è discusso anche al Consiglio di Sicurezza ONU, per l’ennesima volta, sulla necessità che si rimuovano le sanzioni contro l’Eritrea ispirate da Obama nel 2009 e nel 2011, e che ancora restano in vigore malgrado la pace nata fra i paesi del Corno d’Africa. Sono stati sottolineati e lodati i grandi progressi ottenuti in tutta la regione, con Asmara che oggi è il cuore di una pace e di un processo di cooperazione regionale che lega fra di loro i quattro paesi dell’Africa Orientale. La naturale conseguenza è che si proceda quindi a rimuovere, quanto prima possibile, queste assurde sanzioni, volute all’epoca da Obama ed adottate dall’ONU, dietro false accuse e prove fabbricate, relative ad un coinvolgimento dell’Eritrea nell’operato degli al-Shabaab in Somalia che è stato rapidamente smontato e sbugiardato.

E’ dunque doveroso, in questo senso, che l’Italia si faccia carico anch’essa, proprio per i tanti legami che l’associano all’Eritrea, di portare avanti il messaggio di abolire le sanzioni. In presenza di tali sanzioni, infatti, nessun progetto di cooperazione con l’Occidente e l’Italia in primis potrà mai decollare.

A tale scopo è iniziata già una battaglia parlamentare. L’On. Paolo Grimoldi della Lega, presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, per esempio ha dichiarato: “Il mutamento della situazione politica richiede l’eliminazione delle sanzioni contro l’Eritrea, sanzioni che alimentano solo la povertà e l’emigrazione verso l’Europa. Per questo ho chiesto in un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro per gli Affari Esteri, e presentata insieme ai deputati leghisti Matteo Bianchi e Alberto Ribolla, quali iniziative il Ministro intenda assumere e promuovere riguardo, sia in ambito nazionale che europeo e internazionale”.

All’interno dell’interrogazione, Grimoldi sottolinea che “la recente elezione del nuovo premier etiope Abiy Ahmed ha costituito un elemento di svolta positivo per il miglioramento dei rapporti tra Etiopia, Eritrea e Somalia. Ahmed e Isaias Afewerki, presidente dell’Eritrea, hanno firmato congiuntamente, in data 9 luglio 2018, una dichiarazione di pace e di amicizia basata sulla formalizzazione della fine del conflitto e la promozione di una stretta cooperazione in ambito culturale, sociale, economico, politico e di sicurezza, con l’obiettivo di riagganciare i rapporti diplomatici e ripristinare il commercio, le comunicazioni e i collegamenti. Tale dichiarazione di pace è motivo sufficiente per attivarsi al fine di cessare le sanzioni indette nel 2009 e nel 2011, peraltro motivate da presunte interferenze eritree in Somalia; tali sanzioni sono estremamente severe e impediscono una qualsiasi fattiva collaborazione fra Eritrea, in primo luogo, e l’Europa, e a maggior ragione l’Italia, non solo in materia di cooperazione economica o di commercio, ma anche e soprattutto di controllo del fenomeno migratorio”, aggiungendo quindi che “il 70% di coloro che giungono nell’Unione europea dichiarandosi eritrei, in realtà, provengono soprattutto da altri Paesi limitrofi (Etiopia, Somalia e Sudan), ciò in conseguenza proprio delle sanzioni del 2009 e 2011, perché sulla loro scia l’Unione europea ha attuato una politica di «fare i ponti d’oro» a qualsiasi eritreo che abbandonasse il Paese, promettendogli rifugio politico e incentivando così la migrazione di giovani eritrei verso l’Europa, in particolare l’Italia, ma soprattutto di cittadini di Paesi limitrofi che, in assenza di documenti, sanno d’aver tutto da guadagnare a dichiararsi cittadini eritrei”.

L’auspicio è che dunque sulla base della lotta per abolire le sanzioni, possa crearsi fra Italia ed Eritrea (e a ricaduta anche con tutti gli altri paesi del Corno d’Africa) una collaborazione ed un’amicizia a tutto tondo, che investa tutti quei settori necessari alla salute di un comune futuro e di un mutuo benessere.

 

UN COMMENTO

  1. Sono nata ad Asmara da madre eritrra e padre italiano sono felice di questa nuova situazione e spero di rivendere la mia citta e recuperare la mia casa.

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