Mentre da Oltreoceano, le parole del ciclone Donald Trump, tra pochi giorni ufficialmente il 45esimo Presidente degli Stati Uniti, fanno pensare a cambiamenti di portata storica nell’assetto mondiale (la Nato definita “obsoleta”, Brexit definita “magnifica”, l’Unione Europea considerata egemonizzata dalla Germania) e mentre da Londra, il Primo Ministro Theresa May annuncia finalmente di voler attuare una “Hard Brexit”, senza compromessi e fiduciosa della grandezza politica, strategica e economica della Gran Bretagna, l’Unione Europea si conferma ancora una volta governata da un branco di ragionieri che, non essendo riusciti a costruirsi una carriera come commercialisti, sono finiti a lavorare alla Commissione Europea.

Proprio ieri il Fondo Monetario Internazionale tagliava le stime di crescita dell’italia per il periodo 2017-2018: da +0,9% a +0,7% per quest’anno, da +1,1% a +0,8% nel 2018. I dati Istat di fine anno, invece, annunciano l’entrata dell’Italia in deflazione con una flessione dello 0,1% annuale. Non accadeva dal 1959, quando la flessione fu dello 0,4%. Dati anticipati dall’analisi dell’agenzia di rating DBRS, secondo cui “l’Italia non cresce da dieci anni” e per questo ha declassato il debito sovrano italiano a “BBB (alto)”.

Un Paese quindi fermo, che non cresce se non trainato dalle altre economie che crescono molto di più, avrebbe bisogno di un cambio di rotta nella politica economica fin qui adottata ed invece è costretta a seguire regole imposte senza alcun criterio scientifico e a star attento a non sforare le soglie di deficit pattuite con l’Europa.

E’ da novembre che prosegue il tira e molla tra Italia e Commissione Europea sui conti di bilancio, una battaglia che si svolge tutta sui decimali: la Commissione chiedeva all’Italia di fermarsi ad un deficit pari allo 2,2% del PIL, mentre l’Italia, a motivo delle emergenze terremoto e migranti, chiedeva di arrivare al 2,4%. Alla fine la manovra finanziaria approvata a dicembre fissava il deficit al 2,3% del PIL.

Da non dimenticare poi che il giorno dopo l’esito negativo (per loro, ma positivo per noi) del referendum costituzionale del 4 dicembre, l’Eurogruppo aveva emanato una nota ufficiale con cui si rimproverava all’Italia di non aver fatto diligentemente i compiti a casa per quanto riguardava il deficit strutturale (deficit al netto delle misure una tantum e degli effetti del ciclo economico):  “in base alle ultime valutazioni della Commissione lo sforzo strutturale dell’Italia nel 2017 sarà -0,5% del Pil, mentre è richiesto uno +0,6% nel braccio preventivo. Su questa base, misure addizionali significative sarebbero necessarie”. 

Oggi la Commissione Europea (è arrivata la conferma ufficiale poche ore fa) ha inviato al governo italiano l’attesa lettera con cui si richiedono interventi di correzione sui conti pubblici per rientrare nei parametri del Patto di Stabilità, pena l’apertura di una procedura di infrazione. “Confermo che è stata inviata la lettera come parte del dialogo che sta continuando con le autorità italiane”, ha detto Margaritis Schinas, portavoce della Commissione,  al termine del collegio dei commissari a Strasburgo. Secondo le indiscrezione trapelate nei giorni scorsi, la Commissione Europea chiederebbe all’Italia una correzione dello 0,2% del PIL sul deficit di bilancio, pari a 3,4 miliardi di euro (secondo la Commissione il deficit italiano è al 2,4% e non al 2,3% come afferma il governo). La Commissione desidererebbe che la manovra correttiva venga fatta entro febbraio, ma Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan starebbero già trattando per farla slittare a marzo.

Tenendo conto di quanto detto dall’Eurogruppo a dicembre, probabilment a questa manovra correttiva seguiranno altre richieste della Commissione Europea che impegneranno per i prossimi anni il nostro Paese al rigore, con lo scopo rimetterci in paro con il Patto di Stabilità.

Intanto, nel mondo reale aumenta la povertà e finite le parole di retorica della politica, giunto l’inverno i terremotati del centro Italia constatano che effettivamente, lo Stato li ha lasciati soli. Ai commissari europei dispiace tanto, ma per loro prima vengono i decimali e poi i problemi della gente.

Marco Muscillo.

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