Quando ci fu l’attentato alle due torri newyorkesi, il nemico venne subito individuato e gli fu dato un nome, Osama Bin Laden; tuttavia, egli non riuscì mai ad acquisire lo status di nemico reale.

Divenne, piuttosto, uno strano nemico, un nemico immaginario, sfuggente, ubicato chissà dove, che faceva ancora comodo come nemico, così come aveva fatto comodo da alleato nella guerra per interposta persona contro l’Unione Sovietica in Afghanistan, essendo stato uno dei principali organizzatori dei mujaheddin afghani. In nome della guerra contro l’estremismo islamico fu lanciata la strategia dell’era Bush che portò, oltre all’invasione dell’Afghanistan, alla distruzione dell’Iraq e all’uccisione di Saddam Hussein. Ma, esauritasi questa strategia, con l’era Obama si ritornò ad una strategia “filo-islamica”, cioè l’utilizzo per i propri fini (la distruzione della Libia e della Siria) dei gruppi islamisti. Osama fu ucciso e inumato in mare secondo la “tradizionale”, si sa l’Islam è una civiltà schiettamente marinara, “sepoltura islamica” (così si leggeva su quotidiani a diffusione nazionale). Ma fortunatamente l’obiettivo della distruzione della Siria non è stato ancora conseguito per la tenacia dell’esercito siriano e di Assad, e grazie all’intervento della Russia di Putin.

Dalle incongruenze della tesi ufficiale nacquero migliaia di siti “complottisti” basati sulla tesi dell’auto-attentato, i quali hanno avuto una notevole popolarità e diffusione sul web. Essi svelavano “terribili verità”, ma in realtà erano e sono tolleratissimi perché facevano comodo per screditare anche chi denunciava la manovre occidentali reali, effettive con l’estremismo islamico. Come sempre, quando sorgono miti e leggende c’è un fondo di verità. Il nemico c’era, ma chi era il vero nemico?

Questa volta non credo sorgeranno altrettanti siti web sulla questione, c’è ben poco da fantasticare, il nemico generato dall’occidente stesso ha acquisito pienamente vita propria, è un nemico reale, si lascia manovrare fino ad un certo punto e chiaramente persegue i suoi obiettivi. L’Isis è nato dall’incontro con Al Qaida dei reduci dalla rovina, dalla distruzione dell’Iraq, cioè il principale stato nazionale del Medio Oriente nell’ambito dell’Islam sunnita. Esso rivela la sua derivazione dall’Occidente per quanto riguarda due aspetti principali:

1) Il metodo di lotta prevalentemente terroristico è la risposta asimmetrica alla guerra occidentale prevalentemente terroristica basata su bombardamenti aerei

2) E’ basato su un’ideologia anti-nazionale e universalistica. Esso è nemico dallo stato nazionale, sia nel caso dell’Iran sciita, che nel caso della Libia , o dell’Egitto di Al Sisi entrambi di religione prevalentemente sunnita. Questi gruppi islamisti si sono divisi, fino a veri e propri scontri armati, tra membri di Al Nusra, legati alla vecchia Al Qaida, e Isis, formato principalmente da militari dello stato iraqeno, ma sono ancora uniti dalla lotta contro il governo siriano e dall’aspirazione al Califfato che unisca in prima istanza tutti i popoli islamici, ma con l’obiettivo del dominio mondiale, data la prevalenza mondiale della religione islamica.

Riusciranno i francesi a realizzare che gli stessi gruppi che hanno rivendicato l’attentato, non tremila anni, ma tre anni fa sono stati di fatto alleati della Francia in prima linea nella guerra contro il “dittatore Gheddafi”?

E’ giusto combattere l’Isis, ma per farlo veramente bisogna lottare anche contro il nichilismo distruttore dell’occidente, basato sulla credenza della possibilità di manipolazione totale della realtà (una diagnosi della deriva della società occidentale su cui convergevano, da opposte sponde, sia Lukács che Heidegger). L’Occidente (ma forse sarebbe meglio dire gli Stati Uniti, con l’Europa al traino) che per mantenere la propria egemonia basti distruggere ogni forma di stato che non sia quello occidentale, anzi quello statunitense, perché si è proceduti ad un sistematico indebolimento anche degli stati europei. E’ la strategia del caos, strategia che sfocerà appunto nel caos che si autoalimenta. Si crede che basti distruggere gli stati e lasciare che coloro che saranno privati della principale organizzazione umana moderna si arrangino. Milioni di disperati lasciati in balia del nulla, invece, si organizzano e reagiscono, ma lo fanno in modo altrettanto nichilistico e distruttivo, alimentando a loro volta il caos.

Nei colossal cinematografici del dopoguerra talvolta gli Stati Uniti si autocelebravano come eredi dell’impero romano. Spesso si definiscono gli Stati Uniti un Impero (tra virgolette), ma l’Impero romano dominava attraverso lo stabilimento di un ordine, mentre gli Stati Uniti vogliono dominare attraverso il caos. Il caos non genera ordine, ma ulteriore caos che si autoalimenta. Il mondo accademico statunitense che conta degli eccellenti studiosi del mondo antico dovrebbe conoscere questa macroscopica differenza.

Possiamo ora dare un colpo mortale all’Isis, massacrandoli con i bombardamenti, ma se si continua a perseguire il caos, continuando a perseguire la distruzione della Siria, per poi magari passare all’Iran, che attualmente viene blandito, l’ “Isis”, il mostro “fascio-islamico”, come è stato definito con somma stupidità da qualcuno, rinascerà in nuove forme. Proprio la visita di Rohani in Francia deve essere stato il motivo scatenante dell’attacco terroristico a Parigi. Prima si utilizzano gli islamisti nella guerra contro Gheddafi, e poi si invita il presidente dell’Iran, che è uno dei loro principali nemici, e si crede che questa “brillante strategia” non susciti reazioni.

È ben difficile che l”“Isis” possa diventare nel futuro prossimo una reale minaccia militare, ma tanto più potrà diventare una terribile minaccia terroristica soprattutto per l’Europa. Si piomberà nel caos senza un reale piano per un assetto stabile del medioriente, senza una ricostruzione degli stati distrutti, senza una netta inversione di marcia della strategia perseguita finora dagli Usa, e bovinamente coadiuvata dalle nazioni europee. E questa è una previsione fin troppo facile da fare.

Gennaro Scala