“La camorra è un dato costitutivo di questa società, di questa città, di questa regione”. Avrebbe avuto un sussulto di gioia e di orgoglio, Marco Ezechia Lombroso, detto Cesare, nell’ascoltare le parole pronunciate dal presidente della commissione parlamentare Antimafia, Rosi Bindi nel corso della sua “missione” napoletana. “Costitutivo”, dunque, come da dizionario, “componente essenziale”, “elemento caratterizzante” di Napoli e della Campania.
Neanche il Bossi degli inizi sarebbe stato in grado di far peggio della democristiana di lungo corso, catapultata dai vertici dell’azione Cattolica sugli scranni più alti del Ministero della Sanità e poi di quello delle Politiche per la Famiglia, prima di assumere la carica di vicepresidente della Camera e poi quella di presidente del Pd.
Una “pia donna di potere”, come ebbe a definirla Vincenzo De Luca, attuale governatore della Campania che ha bollato come “un’offesa sconcertante a Napoli ed a tutti i nostri concittadini l’affermazione dell’onorevole Rosaria Bindi”, dimenticando forse quel giugno del 2011, quando da sindaco di Salerno, ebbe a dire: “A Napoli ci sono persone geneticamente ladre: ladri di camorra o ladri di pubblica amministrazione non fa differenza”. Magie di una poltrona, amnesie da vitalizio.
“Sono saltato sulla sedia quando ho sentito quella frase che non condivido per nulla”, ha affermato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, al termine della lunga audizione, durata due ore e mezzo, davanti alla commissione parlamentare antimafia.
Il primo cittadino partenopeo ha poi rincarato la dose: “La cultura, la storia, il teatro, l’umanità sono l’elemento costitutivo della città di Napoli, della Regione Campania e del Mezzogiorno. Non so quale fosse il pensiero del presidente Bindi. Altra cosa è dire che la camorra è diventata forte come le mafie perché per troppo tempo sono andate a braccetto con la politica e con centri di potere. Questo è un altro dato. La camorra ancora esiste, anche in altre regioni e all’estero, e questo è un altro dato, altrimenti non staremmo a lottare contro la camorra. Ma ho sottolineato che ci sono elementi importanti. Oggi la camorra non ha più rapporti con la politica dell’amministrazione comunale di Napoli. Questo è un elemento molto significativo insieme alla rivoluzione culturale che si sta mettendo in campo. La politica può vivere senza le mafie, le mafie perdono ossigeno se interrompono il rapporto con la politica”.
“La camorra non è nel Dna dei napoletani che non hanno una propensione al crimine. La criminalità rappresenta una minima percentuale della popolazione rispetto ai cittadini che vogliono vivere in pace”, ha dichiarato il procuratore Giovanni Colangelo nel corso della conferenza stampa a margine del blitz contro il clan dei Casalesi .
“La criminalità, ha proseguito Colangelo, è una manifestazione patologica e non fisiologica della società napoletana; la delinquenza fa più rumore dei cittadini che vogliono vivere in pace”.
Sulla frase della Bindi è intervenuto, senza giri di parole, anche don Maurizio Patriciello, il prete in prima linea nella battaglia della Terra dei Fuochi: “La camorra nel dna di Napoli? Oltre al danno anche la beffa. Se siamo stati lasciati soli, se la Campania è diventata la pattumiera d’Italia, se tonnellate di rifiuti tossici sono state sversate su questa terra, la colpa è dei cittadini? Oltre al danno la beffa? La colpa sarebbe anche nostra? Noi qui lavoriamo, qui ci moriamo. Io avrei potuto salvare migliaia di giovani se mi avessero dato l’opportunità di dargli lavoro, invece questa gente è dimenticata e la camorra si fa spazio. Se lo Stato non pone davvero l’accento sul problema del lavoro, resterà solo un sogno sconfiggere la camorra”.
Prese di posizione nette, che hanno fatto molto rumore anche per effetto dell’imbarazzato ed imbarazzante silenzio di parlamentari ed esponenti campani del Pd. La cosa più sconcertante è che la Bindi, dall’alto della sua carica e della ben nota spocchia che la caratterizza, oltre a non aver chiesto scusa, ha anche “specificato” il suo pensiero: “Se qualcuno si è offeso, non posso chiedere scusa perché le mie parole sono queste. Non ho mai parlato di dna, ho parlato di camorra come elemento costitutivo della società e della storia”.
Una toppa peggiore del buco seguita da una difesa d’ufficio degli amici e compagni di partito, Iervolino e Bassolino, chiamati in causa da de Magistris, secondo il presidente della commissione parlamentare Antimafia.
“Il sindaco ha detto che oggi il comune di Napoli ha spezzato i legami con la camorra. Ecco, io ho conosciuto Rosa Russo Iervolino. E non credo che Rosa Russo Iervolino  abbia mai interloquito o offerto una sponda alla camorra napoletana. E lo stesso vale per Bassolino, certamente”, ha puntualizzato la parlamentare del Pd, definita “più bella che intelligente dall’ex premier Berlusconi”. Sono lontani i tempi dei collegi e della ricerca del voto città per città, quartiere per quartiere, strada per strada, casa per casa. Allora, l’onorevole Rosaria Bindi, come tanti altri, non aveva problemi a venire a Napoli e in Campania, dispensando parole dolci e carezze, con miopie e strabismi di fronte a scenari tutt’altro che tranquilli. Ma poi vennero le liste bloccate e l’arroccamento nei dorati palazzi della Capitale, con ipersensibilità olfattive ed improvvise passioni per l’antropologia criminale. Da piazzisti del consenso ad inquisitori. Nel nome della “casta”.

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