Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con voto unanime, ha oggi rimosso le sanzioni all’Eritrea che erano state ingiustamente comminate nel 2009 e poi ulteriormente inasprite nel 2011. Lo ha riferito per primo, via Twitter, l’ambasciatore olandese Karel Van Oosterom, che era presente alla riunione a New York.

Come confermato anche dallo stesso diplomatico, i 15 rappresentanti seduti al Consiglio di Sicurezza hanno motivato la loro scelta unanime alla luce dell’importante accordo di pace che finalmente ha riconciliato lo scorso luglio Eritrea ed Etiopia. Il testo licenziato dall’assemblea prevede la costituzione poi di un organismo deputato a seguire la soluzione delle questioni fra Eritrea e Gibuti, ma anche in questo caso è stato fatto notare con ottimismo come i due paesi abbiano intavolato di recente un riavvicinamento parimenti fruttuoso.

Il Ministero dell’Informazione Eritreo, commentando la bellissima notizia, ha comunque fatto notare in un suo comunicato pubblicato dall’agenzia Shabait come, in ogni caso, la vera questione da porsi sia non tanto rappresentata dalle sanzioni in sè e quindi dall’importante fatto che finalmente siano state tolte, ma casomai perché, in prima istanza, siano state applicate ancora anni fa, a maggior ragione se pensiamo che da allora è passato un decennio durante il quale ben pochi hanno agito per la loro rimozione. Anche questo è un importante richiamo alla responsabilità e all’autocritica, che è bene che in molti prendano in considerazione.

Sappiamo infatti molto bene come l’Eritrea, in tutta questa vicenda, sia sempre stata dalla parte del giusto, avendo firmato e riconosciuto gli Accordi di Algeri fin dal loro primo giorno di vita, nel 2000, e non essendosi mai coperta dei crimini che le venivano imputati in base a false accuse, in primo luogo quello di voler sostenere i miliziani di al-Shabaab in Somalia. Quest’ultima accusa, peraltro, era forse la più ingiusta che mai si potesse rivolgere ad un paese che, al momento della sua indipendenza, fra il 1991 ed il 1993, aveva dovuto proprio fronteggiare con scarse risorse ma grande determinazione il tentativo di al-Qaeda d’infiltrarsi proprio nel suo territorio dopo che era stata espulsa dal vicino Sudan. Fu proprio a causa della sconfitta sonora che i combattenti eritrei inflissero agli uomini di bin Laden che costoro dovettero riparare come seconda scelta in Afghanistan, trovando ospitalità presso i Talebani che nel frattempo si stavano affermando nel martoriato paese dell’Asia Centrale. Accusare quindi di sostegno al terrorismo un paese che è stato fra i primi a rimanerne vittima e addirittura a vincerlo è decisamente oltraggioso, e pure su questo la comunità internazionale dovrebbe essere chiamata a riflettere.

In ogni caso oggi è un grande giorno per l’Eritrea ed il suo popolo, un giorno di gioia e di festa che premia anni di pazienza, fermezza e determinazione: anni di vera e propria “resilienza”.

UN COMMENTO

  1. Questa non la vedo affatto bene… se mantengono il blocco a Cuba, Iran e Corea del Nord e la tolgono a questi qua vuol dire che il vecchio Afewerki si sta preparando ad accomodarsi…

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