Per anni ci siamo lamentati dell’inerzia della gente. Sembrava che qualunque cosa capitasse loro (disoccupazione, riforme pensionistiche, aumento delle tasse) non li riguardasse. In questi decenni l’apatia si è impossessata di tutti quanti, nessuno più sembrava disposto a scendere in piazza per urlare la propria rabbia e tentare di opporsi a questo ignobile Sistema onnipervadente. Eppure, nelle ultime ore, sembra che le cose stiano cambiando. E, ironia del destino, proprio con riferimento all’argomento tabù del XXI secolo: l’immigrazione.

Prima a scendere in piazza sono stati i residenti di Quinto di Treviso, indignati dall’aver scoperto cosa si trovasse all’interno degli alloggi adibiti ai “profughi”: divani, televisori led a 40 pollici, vestiti, sigarette ed altri generi di conforto. Hanno deciso di buttare in strada tutto il mobilio e di gettarlo alle fiamme. Non contenti, hanno presidiato per giorni la zona per impedire l’ingresso dei migranti nella struttura. Alla fine il prefetto, vista la tenacia dei residenti, ha fatto clamorosamente dietrofront, trovando una nuova sistemazione per il gruppo di stranieri.

Finita la protesta nel trevigiano, ne è scoppiata un’altra, ancor più violenta, a Roma nell’ex scuola Socrate al Casale San Nicola. Qui però è andata peggio alla cittadinanza. Non solo donne e anziani sono stati manganellati senza pietà dagli agenti in tenuta anti-sommossa, ma questi ultimi sono stati spalleggiati anche dal prefetto Franco Gabrielli, che ha dichiarato: “Ciò a cui abbiamo assistito è una cosa indecente e indecorosa. Auspico che le forze dell’ordine denuncino, in modo tale che queste persone abbiano sulla propria fedina le cose di cui si sono macchiate”.

Al di là dei diversi esiti finali, ciò che accomuna le due rivolte è la rabbia delle persone che, stufe di veder calpestati i propri diritti, hanno deciso finalmente di scendere in strada. Nonostante i media stiano cercando di minimizzare l’accaduto, addossandone la responsabilità alla presenza di estremisti, le immagini parlano chiaro. In piazza c’era il popolo, quella strana entità che spesso appare sulle labbra dei politicanti nostrani, di cui però non hanno reale cognizione. E quello che sta avvenendo in questi giorni è emblematico. La gente è stufa di questa situazione paradossale. Per gli italiani non ci sono mai soldi, ma per gli stranieri si trovano subito.

La devono smettere di dire che gli immigrati ci garantiscono le pensioni future. Ci dicano invece quali sono i costi sociali, che cioè ricadono sulla comunità nazionale, dell’immigrazione. Ma forse, ormai, è troppo tardi. La rabbia della gente sta esplodendo lungo l’intero Stivale, decenni di soprusi ed ingiustizie contro gli italiani stanno ora producendo i primi effetti reattivi. Alle urne non va più nessuno, disgustati dallo spettacolo indecoroso del teatrino politico. Ma molti sono pronti a scendere in piazza per urlare la propria frustrazione. Come diceva quel vecchio slogan? Il popolo non vota, lotta. Attenti perché sta diventando realtà. Noi siamo contenti di questo; gli occupanti degli scranni parlamentari certamente no.

Alessandro Cavallini

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