La Commissione europea ha definitivamente rigettato il documento programmatico di Bilancio del governo italiano per il 2019. L’esecutivo comunitario ha anche adottato il rapporto sul debito, aprendo così la strada a una procedura per deficit eccessivo nelle prossime settimane.

“La nostra analisi di oggi – rapporto 126.3 – suggerisce che il criterio del debito deve essere considerato non rispettato. Concludiamo che l’apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è quindi giustificata”, scrive la Commissione Ue nel suo rapporto sul debito italiano.

La manovra italiana vede un “non rispetto particolarmente grave” delle regole di bilancio, in particolare della raccomandazione dell’Ecofin dello scorso 13 luglio. Bruxelles “conferma”, dunque, la sua precedente valutazione della bozza del bilancio dell’Italia.

La bocciatura della manovra e il conseguente avvio della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia è uno schiaffo ad un governo poco gradito ma anche un avvertimento nei confronti degli altri Paesi. Se gli altri adottassero le stesse strategie italiane, contravvenendo alle regole dell’austerity, minerebbero la già traballante autorevolezza dei dogmi finanziari della Commissione.

La previsione del debito si basa su una presunzione. Gli eurocrati “presumono” in base ai loro stessi calcoli. E puniscono. Anche se i fatti dimostrano che in passato tutte le previsioni formulate dalla Commissione europea si sono poi ex post rivelate completamente sbagliate, Grecia docet.

Dal report di 21 pagine degli euro-burocrati emerge inoltre un dato politico che dovrebbe far arrossire buona parte degli oppositori interni. La contestazione si poggia sul risultato del debito pubblico negli anni 2016 e 2017. A far finire l’Italia nel mirino dei “signori del rigore” sono stati Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

La procedura di infrazione è un regalo postumo del Pd dei “responsabili” agli italiani. Il passaggio chiave del documento è illuminante: “Sulla base dei dati notificati e delle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non ha rispettato il parametro di riduzione del debito nel 2016 (gap del 5,2% del PIL) o nel 2017 (gap del 6,6% del PIL)”.

E ancora: “Complessivamente, la mancanza di conformità dell’Italia con il parametro di riduzione del debito nel 2017 fornisce la prova dell’esistenza prima facie di un disavanzo eccessivo ai sensi del patto di stabilità e crescita, considerando tutti i fattori come di seguito esposti. Inoltre, in base ai piani governativi e alle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non dovrebbe rispettare il parametro di riduzione del debito nel 2018 o nel 2019”.

La procedura ha delle tempistiche estremamente lunghe. Il deficit al 2,4% è una base minima realizzare un programma moderatamente espansivo in grado di smentire le teorie dei cultori dell’austerity, che hanno prodotto solo disastri. Occorrono investimenti pubblici produttivi. Grandi investimenti e opere che creino lavoro.

Si apre per l’Italia una procedura per avere sfondato il rapporto deficit/pil oltre il 3% anche se la manovra di bilancio per il 2019 prevede un rapporto del 2,4% quindi ben inferiore a quella soglia. L’Italia non ha sfondato il 3%, si giustificano i punitori, ma la procedura per deficit eccessivo nella normativa dell’area dell’euro si può contestare anche ai paesi che non rispettano la regola del debito, che non potrebbe superare il 60% del Pil.

Secondo le previsioni per il 2019, il debito medio dei paesi dell’area dell’euro sarà pari all’85% del loro Pil. Oltre all’Italia anche Grecia, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio e Cipro hanno e avranno il debito sopra il 100% del loro Pil, e altri 3 fra il 60 e il 90% del loro Pil. Dieci paesi oltrepasserebbero il “muro” ma solo l’Italia verrebbe punita.

Le élites europee ed i collaborazionisti italiani vogliono mantenere lo status quo. Seminano il terrore ed alimentano la paura per dimostrare che non è possibile un piano alternativo e non è credibile chi la pensa in modo differente. Tra Roma e Bruxelles esiste una nuova linea del Piave. Occorre resistere, non cedendo al ricatto del rigore.

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