Gli agricoltori italiani ed europei chiedevano un bilancio diverso all’Ue, con dotazioni finanziarie adeguate alle sfide da affrontare e in grado di compensare le perdite causate dalla Brexit, ma la Commissione europea ha scelto di nuovo la strada dei tagli. La prima proposta di bilancio dell’Ue a 27 penalizza fortemente l’agricoltura.

Dal 2021 al 2027 l’impegno di spesa è stato quantificato in 1.279 miliardi. Il presidente della Commissione europea ha delineato i tratti di un documento che prevede il 5% dei tagli ai fondi di coesione e alla politica agricola comune, risorse aumentate di 2,6 volte per il capitolo migrazione, di 2,2 volte per Erasmus e giovani, di 1,8 volte per la sicurezza e di 1,6 volte per digitale e ricerca.

Il mondo agricolo italiano reagisce con rabbia e delusione.

“A pagare il conto della Brexit non può essere l’agricoltura che è un settore chiave per vincere le nuove sfide che l’Unione deve affrontare, dai cambiamenti climatici, all’immigrazione, alla sicurezza”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare la proposta della Commissione Ue sul primo bilancio pluriennale dopo l’uscita della Gran Bretagna, che prevede una riduzione complessiva per le spese di Politica Agricola Comune (PAC) che ammonta al 9,5% a prezzi correnti.

“Indebolire l’agricoltura, che è l’unico settore realmente integrato dell’Unione, sottolinea Moncalvo, significa minare le fondamenta della stessa Ue in un momento particolarmente critico per il suo futuro. Il taglio dei fondi destinati all’agricoltura (Pac) nel bilancio per l’Unione Europea è insostenibile per le imprese e per i cittadini europei che per il 90% sostengono la politica agricola a livello comunitario per il ruolo determinante che essa svolge per l’ambiente, il territorio e salute, secondo la Consultazione pubblica promossa dalla stessa Commissione europea”.

“Garantire un equo tenore di vita per gli agricoltori, continua Coldiretti, è un’esigenza fondamentale per la maggioranza dei cittadini (88%) che sottolineano come gli agricoltori ricevano solo una piccola quota del prezzo finale al consumo dei prodotti alimentari (97%).

Nella Politica Agricola Comune (Pac) manca ancora l’atteso indirizzo che consenta di escludere la “rendita” e premiare chi vive di agricoltura. Si continua, inoltre, a sottovalutare il contributo alla sostenibilità sociale e quindi all’occupazione da parte delle imprese agricole.

Pesanti critiche alla proposta di Bilancio arrivano anche da Confagricoltura.

“Tagliare i fondi all’agricoltura per far quadrare i conti di un bilancio che resterà inadeguato, dimostra che c’è scarsa fiducia sul futuro della costruzione europea”. Questo il commento del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in relazione alla proposta della Commissione europea sul nuovo quadro finanziario della UE (periodo 2012-2017), che prevede la riduzione delle spese destinate all’agricoltura per un ammontare di circa 40 miliardi di euro a prezzi correnti rispetto all’attuale dotazione. In particolare, i trasferimenti diretti agli agricoltori potrebbero subire un taglio superiore al 7%.

“È sbagliata e da respingere al mittente, aggiunge il presidente di Confagricoltura, anche la proposta di ridurre i trasferimenti alle imprese di maggiore dimensione. Vale a dire, quelle che assicurano la maggior parte dei posti di lavoro, producono per il mercato interno e per le esportazioni e sono aperte all’innovazione”.

“Le vere imprese agricole, continua Giansanti, hanno assicurato produzioni abbondanti, sicurezza alimentare, tutela del territorio e delle risorse naturali. Il tutto ad un costo che non arriva a trenta centesimi al giorno ad abitante. Alla luce di queste cifre, i tagli proposti dalla Commissione europea sono inaccettabili”.

“L’agricoltura, conclude il presidente di Confagricoltura, rientra a pieno titolo nella lista dei beni comuni che l’Unione Europea deve tutelare e valorizzare. Occorre salvaguardare la dotazione finanziaria destinata all’agricoltura europea negli anni a venire, per continuare a dare un quadro di riferimento positivo a supporto della crescita di tutte le imprese, senza alcuna discriminazione. È questo l’obiettivo per il quale lavoreremo in ambito europeo e a livello nazionale”.

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