Il governo del Qatar ha deciso di investire, ne prossimi 5 anni, 5 miliardi di di sterline, circa 6 miliardi di euro, nel Regno Unito, rafforzando i legami commerciali con la Gran Bretagna che si prepara a lasciare l’Unione europea.
Lo ha affermato il ministro delle Finanze Ali Sherif al-Emadi durante la sua recente visita a Londra.

“Il Qatar ha grande fiducia nel Regno Unito, e questa fiducia verrà dimostrata con gli investimenti aggiuntivi che compiremo nei prossimi dieci anni”, ha detto il primo ministro del Qatar.

Il 90 per cento del gas importato dalla Gran Bretagna viene proprio dal Qatar; quest’ultimo ha giocato un ruolo chiave nel mantenere stabile l’economia britannica durante le fasi più concitate della Brexit. E, certamente, anche  influenzare in maniera massiccia la politica estera e interna della Gran Bretagna.

I qatarioti riversarono un fiume di denaro nella banca Barclays ne 2008, aiutando l’economia inglese a superare la crisi. Gli investimenti qatarioti in Gran Bretagna si aggirano attorno ai 50 miliardi di euro.

Il Qatar, insomma, non crede che la Brexit indebolirà l’economia britannica. La Gran Bretagna, a sua volta, prevede di raddoppiare la quantità di finanziamenti alle esportazioni a disposizione per sostenere il commercio con il Qatar, arrivando quindi a circa 5 miliardi di euro, secondo il ministro del Commercio britannico Liam Fox.

Il Qatar, lo ricordiamo, è particolarmente attivo in Siria e Iraq, nel sostegno ai terroristi di Hayat Tahrir al-Sham, che non è altro che la famigerata Al Nusra, dopo il cambio di nome. Al Nusra a sua volta era (ed è) legata strettamente ad Al Qaeda, anzi: era sostanzialmente il nome con cui Al Qaeda si faceva chiamare in quel luogo.
Al Nusra-al Qaeda-Al Sham collabora strettamente con l’ISIS nel tentativo di instaurare il Califfato in tutto il Medio Oriente e in Europa (e non solo).

Del resto, lo stesso ISIS non è altro che il frutto di una joint venture fra Qatar e Arabia Saudita.

Il Qatar è anche il mentore dei Fratelli Musulmani, una organizzazione che cerca di portare alla creazione di governi islamisti in tutto il mondo. In alcuni Paesi usa apertamente la violenza, in altri utilizza un volto relativamente moderato e apparentemente pacifico. Come in Europa, ad esempio in Italia, col PD che è riuscito addirittura a farne eleggere una esponente fra le proprie fila.

O in Gran Bretagna, dove le donne girano imburqate e in alcuni quartieri gira la Sharia Police, la polizia della Sharia, che cerca di imporre il rispetto dei precetti coranici a chi si trova in zona.

L’intelligence inglese – la quale non ha mosso un dito per impedire a migliaia di britannici radicalizzati di accorrere in Siria e Iraq per combattere al fianco dei tagliagole dell’ISIS e di Al Nusra – sta perseguitando invece le famiglie di coloro che sono partiti per combattere il Califfato. 

Andare all’estero a combattere in formazioni di o in altri Paesi, siano essi riconosciuti o meno, è ovunque considerato un reato, certo. Ma allora doveva esserlo anche quando i britannici partivano per aiutare i terroristi. Invece nulla.
Si tratta di un tardivo ripensamento, oppure di un segno di rispetto nei confronti di Qatar e Arabia Saudita? E quanto pesano i petrodollari sulle scelte britanniche ed europee in materia di politica estera e di sottomissione ai dettami dell’islam più radicale?

Massimiliano Greco

 

UN COMMENTO

  1. —–questo articolo la dice lunga !!!…..ancora complimenti per questo sito d informazione libera vera reale !!!…………

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