La rappresentativa giovanile della Serbia mentre alza la coppa del Mundialito

Con la rete al penultimo minuto dei tempi supplementari, per il definitivo 2-1 contro il Brasile, del centrocampista Nemanja Maksimović, attualmente in forza all’FC Astana (dopo essere transitato per il settore giovanile della Crvena Zvezda-Stella Rossa e per gli sloveni del Domžale), cade la grande maledizione del calcio post-jugoslavo. Se già nel 2013 i giovani serbi conquistarono il Campionato Europeo under-19, con la vittoria del Mondiale under-20 ospitato dalla Nuova Zelanda, il trofeo di un campionato internazionale ritorna a percorrere la strada verso i Balcani. Prima di questa doppietta serba, dalla caduta della Jugoslavia nessuna delle sei repubbliche (Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Macedonia, Montenegro) aveva conquistato alcun titolo calcistico, ne a livello di nazionale ne a livello di club. Dal 27 aprile del 1992, data della dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia ad oggi, solo i giovani serbi hanno rotto la triste litania.

Complessivamente, fra il 1° dicembre 1918 (fondazione del Regno dei serbi, croati e sloveni) e il 27 aprile 1992 il calcio jugoslavo aveva conquistato (tra tornei ufficiali e semiufficiali) 1 Coppa dei Campioni (1991 Crvena Zvezda), 1 Coppa Intercontinentale (1990-91 Crvena Zvezda), 1 Torneo Olimpico (1960), 1 Coppa delle Fiere (1966-67 Dinamo Zagabria), 4 Coppe dei Balcani per club (1975 Radnički Niš, 1976 Dinamo Zagabria, 1978 Rijeka, 1980 Velež Mostar), 2 Coppe dei Balcani per nazioni (1934/35, 1935), 1 Mondiale under 20 (1987), 4 Challenge Cup under 23 (1968, 1969, 1969, 1970), 1 Campionato europeo under 21 (1978), 1 Torneo Junior FIFA (1951), 1 Torneo Junior UEFA (1979), 1 Torneo di Viareggio (Partizan Belgrado 1951), 1 Universiade (1953), 2 Giochi del Mediterraneo (1971 e 1979) oltre a 7 Coppa Mitropa (Crvena Zvezda 1958 e 1986, Partizan 1978, Čelik Zenica 1971 e 1972 e Iskra Bugojno 1985). 29 trofei in 765 mesi (escludiamo gli anni di guerra tra il 25 marzo 1941, adesione della Jugoslavia al Patto Tripartito, e il 29 novembre 1945), indicativamente uno ogni 2 anni e due mesi. Una musica ben diversa!

La vittoria serba arriva in periodo non propriamente splendente per il calcio in patria: la difficoltà di sostituire la grande generazione degli anni 2000, le problematiche economiche, il periodo di depressione finanziaria di una grande come la Stella Rossa, le questioni legate alla sicurezza e una gestione decisamente non lungimirante della federazione belgradese, ha ridotto la Serbia ad un calcio di seconda fascia a livello continentale. Negli ultimi Mondiali non ha superato il girone eliminatorio (2006 e 2010) o non si è neppure qualificata (2014), così come ha mancato la qualificazione nelle ultime 3 edizioni degli Europei (2004, 2008, 2012), mentre è ad un passo dall’eliminazione anche nelle attuali qualificazioni per il 2016 (appena 1 punto in 5 gare). Una situazione veramente disastrosa.
I ragazzi allenati da Veljko Paunović sono quindi una boccata d’aria fresca per Belgrado: dal portiere capitano Predrag Rajković (Crvena Zvezda, 1995) al centrocampista Sergej Milinković-Savić (Genk, 1995), dall’esterno Andrija Živković (Partizan, 1996) all’attaccante Ivan Šaponjić (Partizan, 1997), sono loro il futuro della nazionale Оrlovi.
Saranno loro la generazione d’oro che andrà a sostituire quella strepitosa nidiata di talenti che è andata a frantumarsi dopo le Guerre balcaniche, ma che era stata capace di portare a casa il Mondiale under-20 del 1987? Una nazionale con Prosinečki, Boban, Šuker, Mijatović, Jarni (oltre a Mihajlović, Savićević e Jugović, rimasti a casa…): una nazionale da erigere come “patrimonio dell’Unesco” che non ha mai avuto la possibilità di confrontarsi al livello dei Campionati Mondiali. È questa forse la più grande maledizione della vecchia Jugoslavia.

Marco Bagozzi

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