Il 2 aprile 2014, in seguito ad irregolarità nel tesseramento di giocatori minorenni, la UEFA puniva il Barcellona con il blocco del mercato per due stagioni. Un anno e tre mesi dopo la squadra catalana vince la Champions League e il suo secondo “triplete”, anche grazie alle prestazioni eccellenti di tre nuovi acquisti, il tedesco Marc-André ter Stegen, il portiere di Coppa, il croato Ivan Rakitić e l’uruguaiano Luis Suárez, autori del primo e del secondo gol nella finalissima contro la Juventus. Tre elementi fondamentali.

Evidentemente qualcosa è andato storto: in seguito ad un ricorso presentato dalla dirigenza barcelonista (successivamente respinto e dichiarato illegittimo anche dalla Corte di Strasburgo) l’UEFA aveva sospeso il blocco dal 23 aprile al 20 agosto. Una sospensione però sospetta visto che c’era tutto il tempo di discutere il caso prima della riapertura del calciomercato estivo e che è stata cancellata proprio a chiusura della sessione. A pensar male si fa peccato, ma spesso…

La sospensione del blocco era necessaria al Barcellona per sopravvivere a certi livelli, visto che la tanto decantata cantera blaugrana è un sistema autoinvoluto che non riesce (o non può) sfornare ogni decennio una generazione d’oro formata da giocatori come Xavi, Iniesta, Messi, Busquets, Piqué, Pedro, e nonostante le varie agiografie giornalistiche è diventata una piccola banca per il mercato, più utile a produrre plusvalenze (come ad esempio Thiago Alcântara al Bayern Monaco per 25 milioni) che campionissimi.

Nell’ultima stagione, oltre ai già citati del gruppo storico, dalla cantera provengono solo le riserve Masip, Montoya, Rafinha, Bartra e Sergi Roberto (appena 73 presenze in 5 più 41 di altri 7 elementi della “squadra B). Decisamente poco.

Proprio in questa sessione furtiva il Barcellona ha spesso moltissimo: 165 milioni di euro per acquistare oltre ai tre già citati anche il secondo portiere Claudio Bravo, Jérémy Mathieu, Thomas Vermaelen e Douglas Pereira.

A tutto ciò possiamo tranquillamente aggiungere il trasferimento di Neymar (autore del terzo gol nella finalissima) nella stagione scorsa, valutato ufficialmente 57 milioni, ma sotto indagine del fisco spagnolo per almeno altri 26 milioni pagati in nero ad una società vicina alla famiglia del giocatore (tangente?). Al di là del cattivo gusto del presidente blaugrana Bartomeu di tirare in ballo il compianto Tito Villanova come “capro espiatorio” della mega truffa, un ulteriore elemento sul quale l’UEFA ha fatto finta di non vedere.

È indubbio che le malefatte e i “magheggi” di mercato non siano una novità in salsa catalana, anzi. Qui in Italia, tra comproprietà, plusvalenze, scambi di cartellini, strapotere degli agenti, non siamo degli agnellini.

Ma siamo bombardati da una settimana di proclami e di buoni intenti su un nuovo corso più etico del calcio mondiale, di cui promotore massimo è Michel Platini, presidente UEFA. E proprio il Barcellona è la squadra più forte di questa Federazione, in quanto vincitrice della Champions League, anche grazie agli “occhi chiusi” di Platini e compagnia danzante. E allora, rivolgiamo una domanda a Monsieur Platini: è questo il “modello” di moralità che ci propone? E questo il nuovo calcio che vuole costruire? Il suo è il calcio in cui chi è più forte e ha più soldi può sbattersene delle regole, dei divieti e delle condanne?

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