L’emergenza immigrazione con il suo clamore mediatico e le immagini, storie e testimonianze provenienti dal confine greco-macedone hanno portato il piccolo Paese balcanico sotto le luci dei riflettori. La Macedonia si è ripresa il ruolo di crocevia geopolitico attraverso il quale, prima, sono transitate le crisi più profonde del Vecchio Continente e, adesso, da chi fuggito dal paese di origine (soprattutto siriani e afgani) in Europa cerca accoglienza dopo aver percorso con speranza la rotta balcanica. I dati Frontex parlano di 6547 detections dal confine macedone, +1485% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dato che testimonia una situazione troppo gravosa per un Paese che non ha la possibilità di affontare da solo una tale crisi1. Per questo motivo il 20 agosto il Governo Gruevski ha optato per la linea dura, dichiarando lo stato di emergenza in modo da avere un maggior controllo delle zone di confine e il coinvolgimento dei militari per prevenire possibili minacce per la popolazione.

Ma adesso Skopje non ce la fa più, valuta la costruzione di una barriera sullo stile ungherese lungo il confine meridionale per fermare i migranti in arrivo dalla Grecia e lancia accuse a Bruxelles: la Macedonia  chiede un maggiore sostegno e la partecipazione della Commissione europea per risolvere l’emergenza. Nei dati diramati dal Ministro degli Esteri Popovski, i migranti che entrano dalla  Grecia  sono passati da 500 a 3.000 al giorno e l’assistenza che ha ricevuto dalla comunità internazionale è simbolica mentre l’onere principale rimane a carico delle istituzioni macedoni.

Se la Macedonia sembra trovarsi da sola nella gestione del traffico umano sulla via dei Balcani Occidentali, non lo è quando c’è da decidere il futuro politico interno. In questo campo sono Stati Uniti e Unione Europea a voler indicare la via ai macedoni. Il clamore mediatico del dramma migratorio fa da contraltare al silenzio che accompagna l’ingerenza negli eventi interna. Dallo scorso febbraio, infatti, la Macedonia sta attraversando vicende turbolente e problematiche che hanno portato Skopje in prossimità del collasso politico-istituzionale; crisi che prende le mosse dai giorni successivi alle elezioni del 27 aprile 2014 che hanno confermato Nikola Gruevski a Capo del Governo e provocato la rabbia delle opposizioni e del consesso internazionale2. Il leader dell’SDSM (Unione Socialdemocratica di Macedonia) Zoran Zaev non ha riconosciuto il risultato delle elezioni accusando il Governo di frodi elettorali rifiutandosi, per di più, di occupare i seggi vinti dal suo partito e invocando nuove consultazioni. Da qui un lungo rincorrersi di trame più o meno oscure, colpi bassi, accuse reciproche.

Dall’inizio del 2015 il clima è teso, con un tentativo di golpe denunciato dal Governo conservatore di Gruevski e, di contro, le accuse di autoritarismo da parte dell’opposizione. Al centro delle tensioni vi sono le intercettazione illegali ordinate dal Premier e utilizzate dal leader socialdemocratico come arma di ricatto3. Per i media internazionali Nikola Gruevski diventa un pericolo per la Macedonia mentre cominciano a manifestarsi preoccupazioni per una presunta deriva autoritaria del regime e di un deficit democratico da coprire a suon di iniziative che nelle intenzioni dovrebbero dare un colore (di rivoluzione) verso il cambio di scenario interno. Il climax ascendente della tensione raggiunge l’apice nel mese di maggio quando le opposizioni, appoggiate da poteri esterni (sinergia pericolosa per il fragile Stato macedone) organizzano una manifestazione di piazza a Skopje sulla falsariga dell’esperienza di Majdan per chiedere le dimissioni di Gruevski.

Ampio risalto sui media per questo evento, scarsa rilevanza agli eventi di Kumanovo dove, negli stessi momenti, un combattimento tra le forze di sicurezza macedoni e un gruppo armato albanese hanno lasciato 22 morti (8 poliziotti e 14 membri del gruppo) e molti altri feriti. Accadimento che ha riportato alla mente i noti fatti del 2001 quando un gruppo armato di nazionalisti albanesi aveva allora preso le armi, dando vita a feroci scontri che in sei mesi fecero centinaia di morti e richiesero l’intervento della Nato. La firma del Trattato di Ocrida, che nell’agosto dello stesso anno riconobbe maggiori decentralizzazione istituzionale e integrazione delle minoranze etniche nella pubblica amministrazione, lasciò però in parte inevase le rivendicazioni della minoranza albanese di una maggiore partecipazione alla vita pubblica.

Ma quale è il motivo per tanta attenzione per un piccolo Paese balcanico? Perché voler rovesciare l’esecutivo Gruevski? La cornice di riferimento per dare una risposta è la guerra del gas nei Balcani. Il tema caldo in agenda del mese di maggio è la questione energetica visto il lancio di un nuova pipeline voluta da Mosca per ovviare all’affossamento di South Stream e portare il gas russo in Europa passando per il territorio turco. Atene, già ad aprile, aveva dichiarato il proprio interesse a voler far parte del nuovo progetto, dichiarazione cui fa seguito il favore macedone al Turkish Stream. Gli interessi occidentali non possono accettare un simile affronto da un Paese che si vuole come parte integrante della NATO e dell’Unione Europea e lontana dall’attrazione di Mosca; un avamposto situato sul Corridoio X ricattabile con l’appoggio alla minoranza albanese, sempre propensa a rivendicazioni etnico-territoriali sulla scia dell’esperienza del vicino Kosovo.

Intanto sul fronte interno, i due maggiori leader politici sono al muro contro muro. Come si esce dall’impasse? Il percorso da seguire lo traccia Alexander Lambsdorff, esponente del Partito Liberal Democratico tedesco e vice-Presidente del Parlamento Europeo: Grevski deve sicuramente dimettersi visto che egli rappresenta l’unico ostacolo per l’allentamento delle tensioni interetniche4. In seguito si dovranno tenere nuove elezioni nel rispetto di appropriate condizioni democratiche che porteranno ad un nuovo Governo che non dia dispiaceri alle ambasciate occidentali presenti sul territorio macedone. Detto, fatto. Fallito il tentativo di colorare la piazza di Skopje, si sceglie un approccio soft e istituzionale che porti ad una transizione democratica che non attragga l’attenzione internazionale. Il 15 luglio viene raggiunto un accordo che ha tutti i crismi di un regime change. Incurante dell’esito del voto popolare e considerando il ripristino di una normale dialettica tra i partiti politici come condizione cruciale per l’ingresso della Macedonia nella NATO e nell’UE (questo accordo è essenziale per il Paese per fare dei progressi nel cammino Euro-Atlantico5), la mediazione del Commissario per la politica europea di vicinato e i negoziati per l’allargamento, Johannes Hahn, ha prodotto un compromesso per portare il Paese a nuove elezioni anticipate nell’aprile del 20166.

In base all’accordo, dal 1° settembre l’opposizione socialdemocratica guidata da Zoran Zaev ha posto fine al boicottaggio parlamentare e dal 20 di ottobre entrerà a far parte della compagine governativa occupando i Ministeri dell’Interno e del Lavoro. Il punto 5) rappresenta il passaggio cruciale: il presente Governo dovrà rassegnare formali dimissioni al Parlamento entro il 15 gennaio in modo da poter affidare ad un governo tecnico guidato da un personalità del partito di Gruevski l’organizzazione delle elezioni anticipate del 24 aprile. Intanto l’attuale Capo del Governo (il quale obtorto collo ha dovuto cedere al volere dell’Unione e fare concessioni alle opposizioni per risolvere la crisi politica macedone) lancia già la campagna elettorale calando sin da subito carte importanti quali misure per la creazione di 2750 posti di lavoro già a partire dal mese di settembre, l’aumento del 5% dei trattamenti pensionistici e lo sblocco dei fondi destinati a realizzazioni infrastrutturali nell’area a maggioranza albanese di Tetovo. Visto lo scenario e gli interessi in campo è ad oggi impossibile pronosticare un vincitore elettorale ma niente vieta di porci una domanda: cosa accadrà in Macedonia nel caso in cui a vincere fosse di nuovo Nikola Gruevski?

Andrea Turi

1. Frontex, Western Balkans Quarterly, Q2, Aprile-Giugno 2015.
2. Per i risultati delle elezioni https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_parlamentari_in_Macedonia_del_2014
3. Il 2 febbraio Zoran Zaev comincia a pubblicare intercettazioni di conversazioni di alcuni esponenti del Governo conservatore guidato da Nikola Gruevski in cui ci sarebbero le prove di brogli elettorali e di manipolazione del sistema giudiziario. Le intercettazioni sono passate da servizi di informazione stranieri e ciò vale a Zaev l’accusa di essere coinvolto in un colpo di Stato. Al leader riconosciuto dell’opposizione viene confiscato il passaporto.
4. http://klankosova.tv/lambsdorff-gruevski-duhet-te-le-qeverine
5. http://europa.eu/rapid/press-release_STATEMENT-15-5165_en.htm
6. http://europa.eu/rapid/press-release_STATEMENT-15-5372_en.htm

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