E’ passato solo un anno e mezzo, eppure sembra essere passata una vita da quel maggio 2017, quando Emmanuel Macron, fino ad allora un misconosciuto e giovane tecnocrate, conquistò in extremis la presidenza francese, strappandola per il rotto della cuffia a una Marine le Pen che sembrava ormai destinata ad essere eletta per suffragio universale.

A distanza di un anno, ingannati dall’ennesimo prodotto scaduto del liberismo transnazionale (Macron rispetto a Renzi ha solo l’etichetta “made in France”), i francesi hanno potuto conoscere, sulla propria carne viva, il vero volto dell’europeismo e del mondialismo.

Chi è Macron? La prima parola che ci verrebbe in mente è: “nessuno”. In effetti, non esiste esempio migliore per definire l’ideale di uomo senza passato, senza storia e senza identità che il regime turboliberista desidera come mero volto televisivo di un potere che è altrove. Cresciuto alla corte di Jacques Attali, colui che ha affermato la necessità della distruzione del nucleo familiare monogamico e dell’attuazione dell’eutanasia per gli individui “non redditizi”, Macron incarna gli stessi ideali post-orwelliani decantati dal suo mentore.

Senza un vero passato “realmente” politico, gli è stato cucito addosso un partito ad hoc, ovvero En Marche!, ennesimo spin-off e nome commerciale dei vari “movimenti” universalisti e mondialisti sparsi in tutto il globo. Prima di allora era solo un giovane tecnocrate al servizio della famiglia Rotschild. Ha sposato giovanissimo una donna più anziana di lui di 25 anni, e, se dobbiamo dare retta al gossip, ha avuto relazioni con altri uomini, fra cui Alexandre Benalla, barbuta guardia del corpo di origine marocchina, nota per aver selvaggiamente picchiato precedentemente dei manifestanti in occasione del primo maggio.

Di per sè, questi ultimi dettagli da gossip non sarebbero indicativi di nulla, ma nel contesto danno bene l’idea di Macron come soggetto “destrutturato” ideale. L’“homo economicus” del Nuovo Millennio caldeggiato dalle elites, è difatti privo di qualsiasi identità, a partire da quella nazionale, per passare a quella etnica, arrivando financo a quella sessuale.

Non deve esistere in lui (e al di fuori di lui) alcun “confine” morale, etico, religioso, o di qualsivoglia natura. Egli deve rispondere solo a criteri di redditività e mercato, e in base a quelli deve avere doti di plasmabilità che possono derivare solo dall’annullamento delle radici e dell’identità stessa. Qualora sia a un “vertice intermedio” (per usare un ossimoro) della catena universalista/liberista, egli deve dare il proprio volto a politiche che distruggano le istanze identitarie dei popoli. In primis, l’ azzeramento (sia economico che demografico) della classe media autoctona.

Per fare un esempio spicciolo, le “direttive ecologiche” che hanno dato il via alle rivolte dei gilet gialli, sono in realtà delle manovre di ecologia sociale, mirate a privare la classe media stessa di un diritto -la mobilità privata- che è parte integrante della sua ontologia economica. Reso già “mobile” dal liberismo, il lavoratore viene privato proprio del mezzo individuale di trasporto che gli consente di sopravvivere nell’ “economia flessibile” liberista.

Naturalmente è solo un dettaglio nel quadro di “fasi destrutturanti maggiori” della classe media. Il passo successivo è, difatti, la destrutturazione dell’ identità etnica e culturale, tramite meticciato forzato. Questa definizione, che apparentemente potrebbe ricordare la dialettica razzista prebellica, è in realtà calzante e indicativa proprio della natura eugenetica del liberismo del nuovo millennio.

La “deidentificazione” culturale delle masse, attuata in primis tramite l’inoculazione dell’ islamismo come fattore destrutturante e oppressivo, è una fase assolutamente necessaria nel piano di neutralizzazione delle istanze identitarie europee. Creare una popolazione senza più “identità unitaria”, fatta di un amalgama indistinto di “non cittadini” incompleti e dissociati al loro interno, facilmente manovrabili, serve a smontare prima l’individuo e poi le nazioni, due ostacoli fondamentali per l’attuazione della “società di mercato” assoluta.

Come ultima fase, dopo la deidentificazione etnica, culturale, economica, interviene la deidentificazione sessuale. Non è un caso che la propaganda gender (abbinata alla denigrazione della figura maschile) e quella pro immigrazione, entrambe ormai ben lungi dallo scopo legittimo di affermare dei diritti, vadano di pari passo.

L’istituzione familiare “classica” è un altro obiettivo “identitario” da distruggere senza pietà: essa rappresenta un’altro “muro” da abbattere, probabilmente il più solido e protettivo della classe media autoctona europea, con lo scopo collaterale di ridurne la natalità. L’“ecologia sociale” di stampo eugenetico arriva così al suo culmine. Il passo finale, ancora in fase di sperimentazione, è la derealizzazione ontologica: l’individuo viene privato del suo diritto, più che a vivere, ad essere mantenuto in vita.

L’impoverimento e la mancanza di cure (privatizzazione della sanità e delle pensioni, riservate solo agli “economicamente efficienti”), portano l’individuo stesso, con spietata efficienza pianificata, ad “autoeliminarsi” nel caso egli non sia più rispondente alle leggi di mercato. Quest’ultima fase, naturalmente, è ancora lungi dall’essere parte dell’agenda di Macron (che, lo ricordiamo, è solo un prodotto di questo processo), ma è già stata pianificata dal suo mentore Attali, con le seguenti parole: “Quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società. L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future. Il diritto al suicidio, diretto o indiretto, è perciò un valore assoluto in questo tipo di società. Macchine per sopprimere permetteranno di eliminare la vita allorché essa sarà troppo insopportabile, o economicamente troppo costosa” (Jacques Attali, “La médicine en accusation“, in AA.VV., L’avenir de la vie, Seghers, Paris 1981, pp. 268-274).

Ma questo è uno scenario che potremo toccare solo fra qualche anno, anche se la strumentalizzazione del “libero arbitrio” portata avanti per esempio dai Radicali (assidui cooperanti della famigerata Open Society Foundation) è un chiarissimo esempio di questa “destrutturazione finale”. Senza portarci troppo avanti, possiamo dire già da ora che le azioni e la natura dell’“individuo zero” Macron, plasmato dalle elites cosmopolite e in tutto e per tutto corrispondente alle loro aspettative, vadano nella direzione del Prodotto Umano: ovvero, dalla base al vertice della catena produttiva, un insieme di individui privati di ogni segno identificativo e che possono essere usati o eliminati con estrema facilità a seconda delle necessità dell’“economia sociale”.

Filippo Redarguiti

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