Emmanuel Macron

Emmanuel Macron non è più il “candidato senza programma”.

ll suo progetto En Marche!, infatti, adesso poggia su concreto di un programma elettorale (Mon contrat avec la Nation – Retrouver notre esprit de conquête pour bâtir une France nouvelle) che è stato presentato giovedì 2 marzo al Pavillon Gabriel di Parigi davanti a circa 300 giornalisti accreditati.

Un contratto con la Nazione e con cui si vuole ritrovare lo spirito di conquista per costruire un Francia, un documento di una trentina di pagine che è compendio di uno più ampio e dettagliato di circa 150 pubblicato sul sito del movimento, in cui l’outsider alle prossime presidenziali annuncia il suo progetto per una Francia da rilanciare e ricostruire con sei chantiers, cantieri: riforma scolastica e della cultura, riforma della società del lavoro, modernizzazione dell’economia, sicurezza nazionale, difesa degli interessi francesi sul piano internazionale e moralizzazione della vita pubblica.

Sprezzante, Macron si è rivolto ai giornalisti in sala dicendo di essere stato da loro stessi “rimproverato per non avere un programma, ma, quel che conta, è il progetto! Darò il mio programma per nutrire il Moloch mediatico e politico”. 

Il progetto del “socialista ribelle” divenuto “centrista” per sua stessa ammissione e si pone in un quadro di riferimento europeo e fortemente europeista: diversamente dal principale rivale nella corsa all’Eliseo, Marine Le Pen, Macron intende rispettare gli impegni finanziari firmati dalla Francia al fine di preservare il futuro del progetto comune europeo. L’Europa è “au coeur de notre projet”, al cuore del nostro progetto, ha detto Macron.

D’altronde, il giorno dell’annuncio della candidatura al palazzetto di Lione, Macron aveva fatto distribuire bandiere blu dell’Unione europea e il pubblico presente aveva urlato a più riprese “Europe!

Quello che si propone non è soltanto il rispetto del vincolo del 3% relativo al rapporto tra deficit e Pil ma più integrazione passante anche il rafforzamento del budget del vecchio continente al fine di finanziare investimenti comuni e l’istituzione di un Governo economico della zona euro cui offrire una propria capacità di indebitamento e un ministro dell’economia comune all’eurozona: “il piano Juncker è stato necessario ma reste insufficiente davanti all’ampiezza delle sfide. Noi dobbiamo creare un vero budget, controllato democraticamente e guidato da un ministro dell’Economia e delle Finanze della zona euro”. (1) 

Ricostruire la solidarietà sia sul piano economico che sociale all’interno delle istituzioni comunitarie è una delle priorità in ambito internazionale. Il tempo di ricostruire il sogno europeo e dargli nuovo impulso e per fare questo occorre che Parigi torni di nuovo ad essere interlocutore credibile davanti a Berlino. Il leader di En Marche! si è assunto l’impegno di ripristinare l’asse franco-tedesco, l’unico modo per ricostruire un’Unione che dopo la crisi non è riuscita a ripartire lasciando dietro di sé una disoccupazione di massa che mina l’avvenire della gioventù non solo francese ma di tutti i Paesi membri. In un’intervista rilasciata a Etienne Elfevbre di Les Echos, Macron ha dichiarato che la “Francia e l’Europa non si sono presentate all’appuntamento con la ripresa mondiale. Di fronte alla crisi, l’Europa si è chiusa in una politica economica inadatta impegnandosi in una politica di austerità che ha fatto ereditare a Parigi e Bruxelles un deficit di investimenti pubblici e privati”. (2)

Proseguendo nel rispondere alle domande, l’outsider di queste presidenziali ha risposto che per rilanciare l’Unione europea la “Francia dovrà fare delle riforme strutturali: questo è buono per noi e permetterà anche di rassicurare i nostri partners, prima di tutti la Germania”.

Da salvaguardare, ovviamente, gli interessi della Francia sul piano internazionale, rilanciando l’idea di un’Europa ambiziosa capace sia di proteggere che di investire dove la vitalità democratica e il gusto per un avvenire prospero sia rinnovati.

Quello che Macron auspica è che la Francia ritrovi la propria grandeur, garantendo ai cittadini francesi la sicurezza, la difesa degli interessi economici e una lotta contro il cambiamento climatico, i tre gli obiettivi che la diplomazia dovrà perseguire nel caso in cui Macron diventasse Presidente della Repubblica.

Macron ha proposto anche la creazione di un fondo comune di difesa che dovrebbe avere l’obiettivo di finanziare gli equipaggiamenti militari comuni e l’istituzione di un quartier generale europeo permanente oltre alla previsione di una forza di 5000 uomini-sentinella alle frontiere. (3)

C’è poi il piano interno e i francesi da convincere su problemi dell’Hexagone: regolamentazione del problema disoccupazione, lavoro, pensioni, rilancio dell’economia e moralità della vita pubblica transalpina.

Parola d’ordine: “una società libera da blocchi e costrizioni, protettiva verso i più deboli”. 

Secondo Macron, la Francia è uno dei grandi Paesi dell’Unione europea che non ha regolamentato il problema della disoccupazione di massa e questo deve essere una priorità una volta conquistato l’Eliseo. Non una riforma ma una sorta di rivoluzione per riportare il tasso di disoccupazione al 7% (attualmente al 9.7%, prossima alla soglia psicologica del 10%) entro la fine del quinquennato; Macron vuole allargare il diritto all’assegno anche per i dimissionari purché l’abbandono volontario del lavoro si verifichi una volta in cinque anni. Il finanziamento del sussidio dovrà essere per imposta.

Da qui un intervento nel più ampio mercato del lavoro con la previsione di una discrimination positive, una discriminazione positiva verso i soggetti dei quartieri più disagiati: il Governo individuerà 200 quartieri su tutto il territorio metropolitano a darà un bonus pari a 15.000 euro per tre anni a quelle aziende che assumeranno cittadini delle aree maggiormente a rischio.

Previsto nel programma presidenziale anche l’aumento del salario minimo di 100 euro e una riduzione dei contributi in modo da ridare potere di acquisto alle provate tasche dei francesi (4). Macron ripropone una delle misure faro degli anni della presidenza Sarkozy, quella del lavorare di più per guadagnare di più, una proposizione tautologica nella formulazione che sottintende l’esenzione dei contributi sulle ore supplementari lavorate, misura soppressa nel 2012 dal Presidente uscente Hollande.

Una delle novità più interessanti del programma dell’ex ministro dell’Economia del Governo Valls riguarda il tema pensioni: Emmanuel Macron intende mettere “fine alle disuguaglianze tra i funzionari e i salariati del privato proponendo, per questo, un vero sistema pensionistico universale” che sostituisce gli attuali 37: fine dei regimi speciali e adozione di regole identiche per tutti sulla base del principio di “per ogni euro versato, lo stesso diritto alla pensione” senza che lo Stato intervenga né sul livello del trattamento né sull’età pensionabile fissata a 62 anni. (5)

Nelle intenzioni di Macron quelle di elaborare una sorta di pensione à la carte, età personalizzate in base a criteri ancora da esporre e modulabili in base alla carriera del pensionato; un sistema calcolato sull’aspettativa di vita che “non è la stessa per un operaio o per un dirigente”. 

Macron prova ad avere successo laddove nel 1995 Alain Juppé, da Primo Ministro della Presidenza Chirac aveva fallito: l’armonizzazione progressiva delle regole medesime per ogni regime pensionistico.

Degna di nota la previsione di un piano di investimenti dell’ammontare di 50 miliardi di euro da destinare essenzialmente alla formazione dei giovani e dei disoccupati (15 miliardi), nella transizione ecologica ed energetica del Paese (15 miliardi) mentre i rimanenti da utilizzare per far fronte alle priorità quali sanità, infrastrutture e trasporti, modernizzazione del settore agricolo e transizione digitale. A questo si affianca il piano di economie pari a 60 miliardi di risparmi derivanti da un modello di governance totalmente nuovo che dovrà permettere di recuperare 25 miliardi di euro da investire in altri settori del sistema Francia.

Macron ha promesso ai francesi una trasformazione radicale del Paese passante anche per una moralizzazione della vita pubblica e politica e una riforma profonda del sistema scolastico; un programma etichettato come social-liberalismo, una terza via che si incunea tra il classico cleavage destra-sinistra tanto da fargli fare sottile autoironia: “è un progetto di destra, è un progetto di sinistra? La mia risposta è che questo è un progetto per fare entrare la Francia nel XXI secolo, far riuscire il Paese e dare a ciascuno il proprio posto nella società”. (6) 

Note

1. https://www.lesechos.fr/elections/emmanuel-macron/0211826576981-emmanuel-macron-mon-projet-economique-2067359.php
2. ibidem
3. Non è soltanto europeo l’orizzonte internazionale del movimento En Marche!. Macron, infatti, ha fatto un accenno anche alla politica francese in Africa assicurando una nuova modalità di azione nel continente africano dove la pace e lo spirito di impresa costituiranno le basi del rilancio.
4. Emmanuel Macron propone anche una esenzione dal pagamento della tassa sull’abitazione per l’80% dei cittadini francesi, misura da attuare in tre anni.
5. http://www.liberation.fr/elections-presidentielle-legislatives-2017/2017/03/02/macron-un-programme-d-equilibriste_1552915.
6. http://www.liberation.fr/elections-presidentielle-legislatives-2017/2017/03/02/macron-un-programme-d-equilibriste_1552915

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.