Festival Eritrea Roma
Il momento della torta, dedicata al 31esimo Anniversario dell'Indipendenza, a Roma, alla presenza delle massime autorità eritree in Italia.

Il 24 maggio 1991 i combattenti del Fronte Popolare di Liberazione Eritreo (FPLE) entrarono ad Asmara, sancendo così l’Indipendenza dell’Eritrea. Solo tre giorni prima, il 21 maggio, il dittatore etiopico Menghistu Haile Mariam era fuggito da Addis Abeba, ormai circondata dalle forze rivoluzionarie guidate dallo stesso FPLE (senza i suoi combattenti e la sua artiglieria, infatti, sarebbe stato semplicemente impossibile non soltanto sconfiggere il potente esercito etiopico, supportato dall’URSS e da importanti paesi non allineati, ma ancor più raggiungere la stessa capitale etiopica). Il 28 maggio, quando le ultime resistenze vennero meno, le bandiere delle forze rivoluzionarie sventolavano così anche nello stesso palazzo presidenziale etiopico, ormai conquistato, oltre che nelle strade di Addis Abeba; e tra queste bandiere spiccavano e primeggiavano anche e soprattutto quelle del FPLE. Finiva così nelle ceneri e nell’ignominia un durissimo regime, quello del DERG di Menghistu, durato 17 anni e che con la sua spietatezza aveva ampiamente superato quello del suo predecessore, il Negus Haile Selassie, che con tutta la sua rigidità non si sarebbe comunque mai spinto a simili abissi.

Finiva però, al contempo, anche l’annosa “questione eritrea”, iniziata all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, allorché per mera “ragion politica” gli Alleati vincitori avevano deciso d’assegnare l’ex colonia Eritrea, ormai persa dagli italiani sconfitti, all’Impero di Etiopia retto dal Negus Haile Selassie. Quest’ultimo era stato un alleato chiave per gli angloamericani, ed in tal modo non soltanto gli davano una parziale ma sostanziosa riparazione di guerra ma oltretutto si garantivano che lo strategico territorio eritreo sarebbe rimasto in quelle che per loro erano buone mani, mani alleate. Il fatto che l’Eritrea risultasse essere, in quel momento, l’unica ex colonia a non ottenere l’indipendenza malgrado avesse tutti i requisiti politici e persino istituzionali per assurgere a Stato sovrano, non venne dunque contemplato in nome di “interessi superiori”.

Nel frattempo gli inglesi, che avevano stabilito un governo militare sull’Eritrea dal 1941 al 1952, ne avevano approfittato per saccheggiare quante più infrastrutture e materiali possibile, di fatto deindustrializzando a titolo di proprio risarcimento quella che fino allo scoppio della guerra era stata la colonia più sviluppata di tutta l’Africa. Il successivo governo etiopico, stabilitosi dal 1952, non si comportò tanto diversamente, dimostrando in genere poca attenzione verso le diverse esigenze del territorio eritreo rispetto a quello etiopico. Inizialmente federata all’Impero di Etiopia come Stato a sé, l’Eritrea nel giro di pochi anni venne infatti ridotta a mera quattordicesima provincia etiopica: il locale parlamento, i suoi partiti e sindacati, non ultimo i suoi giornali, vennero rapidamente soppressi e liquidati dal potere imperiale che non ne ammetteva l’esistenza neppure nel resto dell’Etiopia. Di fronte a quel continuo succedersi di soprusi, non poteva non avvenire la reazione: dopo i primi anni di lotta politica, vanificati dall’autocrazia imperiale, si passò a quella militare col primo attacco condotto dal patriota eritreo Idris Hamid Awate il 1 settembre 1961. Fu la miccia che diede vita a trent’anni di guerra per l’indipendenza, come dicevamo conclusisi il 24 maggio 1991.

Nell’arco di quei trent’anni, come già avevamo detto, la caduta del Negus (1974) e la sua sostituzione da parte del DERG aveva portato oltretutto anche ad una fortissima intensificazione del conflitto. Non dovremmo a tal proposito dimenticare che praticamente in quei trent’anni i combattenti eritrei si ritrovarono a combattere di volta in volta contro un nemico che era supportato quando dai paesi del campo occidentale (USA, Inghilterra, Israele, ecc), quando da quelli del campo socialista e dei non allineati (URSS, Cuba, Libia, ecc), spesso anche con rovesciamenti di fronte e giravolte da parte di alcuni attori minori comunque importantissimi nella regione (ad esempio la Libia che interruppe il suo sostegno a Menghistu quando questi, per ottenere maggiori aiuti contro il FPLE, si rivolse anche alla rivale Israele, ecc). Quanto fecero gli uomini e le donne (più del 30% dei combattenti eritrei erano infatti di sesso femminile) del FPLE fu quindi davvero qualcosa di eroico.

E’ importante ricordare come, al 24 maggio 1991, sia seguito un biennio durante il quale l’Indipendenza ottenuta sul campo è stata poi consolidata e riaffermata anche nel diritto. Nel maggio 1993, infatti, si tenne il referendum che confermò la volontà del popolo eritreo di costituirsi in una propria nazione, l’attuale Stato di Eritrea, e sembrò a quel punto più che giusto che il giorno della proclamazione del nuovo Stato avvenisse il 24 maggio di quello stesso anno. Dunque, ci sono ben due 24 maggio da festeggiare: quello del 1991 e quello del 1993. A tali date, dobbiamo aggiungere quelle dei gloriosi giorni che le precedettero, e di cui abbiamo un po’ narrato in questo articolo, così come di quelli che le seguirono. Il cammino eritreo è indubbiamente molto affascinante e non può non coinvolgere chiunque vi assista: nel mio piccolo, posso citare anche soltanto il mio caso personale.

Queste sono dunque le ragioni morali, storiche e politiche per consacrare l’intero mese di maggio all’Indipendenza. Quelle pratiche, invece, si legano anche alla necessità di poter celebrare i festival delle Comunità Eritree nel mondo in modo che quanti più loro appartenenti possano esservi e nella conformità dei calendari di ogni nazione ospitante. Non dobbiamo infatti dimenticare che gli eritrei, esattamente come gli italiani, costituiscono una vera e propria “Diaspora” (termine che viene infatti regolarmente usato soprattutto nel loro caso) sparsa nel mondo. Dalle Americhe all’Europa, dal Mondo Arabo al resto dell’Africa, fino all’Asia e all’Oceania, ecc, non vi è un solo paese che non abbia degli eritrei: proprio come avviene per gli italiani. Siamo popoli fratelli anche in questo.

In Italia numerose sono state le città che hanno festeggiato i Festival dell’Indipendenza, con un’affluenza sempre più cospicua ed incoraggiante anche per il futuro: il 22 maggio è stato il turno di Roma, Bologna, Catania, Napoli, Pisa e Verona; mentre il 29 maggio è stato il turno di Milano, Parma, Teramo, Firenze, Genova, Torino e Bari. Tantissime le immagini, tutte meravigliose: a metterne qua solo qualcuna, si farebbe davvero un “dispetto” a tutte le altre!

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.

UN COMMENTO

  1. Wow, non ho parole per descrivere l’accuratezza di questo articolo, che oltre essere stato scritto con tanta informazione, è stato scritto con il cuore.

    Grazie di essere testimone e portavoce della storia Eritrea.

    Nyatna Natsa Hıryana,
    Awet Nhafash

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