Ormai anche le tv e i giornali nazionali più importanti hanno iniziato a trattare dell’argomento del territorio marittimo ceduto alla Francia con un accordo bilaterale firmato a Caen, il 21 Marzo 2015, dai Ministri degli Esteri di Italia e Francia.

A detta della Farnesina, quest’accordo si è reso necessario “per stabilire dei confini certi alla crescente proiezione di entrambi i Paesi sulle porzioni di mare ad essi prospicienti e alla luce della sopravvenute norme della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 1982)”. L’UNCLOS è un trattato internazionale che, andando a sostituire il vecchio concetto della “libertà dei mari” (secondo cui i diritti nazionali sul mare di estendevano per tre miglia nautiche), definisce i diritti di ogni Stato sull’utilizzo dei mari e degli oceani, sull’ambiente e la gestione delle risorse naturali.  L’Italia ha accolto l’UNCLOS nel 1994.

 

Come ben notiamo da questa immagine (pubblicata dal deputato Mauro Pili nel suo profilo facebook), l’Accordo di Caen del 2015 assegna alla Francia la fetta di mare segnata in blu, mare che finora era considerato  facente parte delle “acque internazionali” e la cui suddivisione tra i due Stati limitrofi aveva carattere consuetudinario (risalivano alla Convenzione tra Italia e Francia per la delimitazione delle zone di pesca nella baia di Mentone del 18 giugno 1892, che a quanto pare non è mai stata ratificata, ma è stata sempre rispettata per consuetudine) oppure ad accordi postumi che riguardavano specifiche zone territoriali o aree di pesca (come la Convenzione italo-francese del 1986 relativa alla delimitazione delle frontiere marittime nell’area delle Bocche di Bonifacio).

L’UNCLOS del 1982, a partire dalla cosiddetta “linea di base”, definisce delle aree specifiche nelle quali si esercita la sovranità dello Stato interessato. Tra queste aree vi è la cosiddetta ZEE, la “zona economica esclusiva”, cioè quell’area di mare che di estende per 200 miglia dalla linea di base in cui lo Stato costiero può esercitare il diritto allo sfruttamento delle risorse naturali (che non riguarda solo l’attività della pesca ma anche quella legata all’estrazione del petrolio e del gas).

Ed è in virtù di questo diritto che i francesi, a partire dal gennaio 2016, hanno iniziato a sequestrare i pescherecci liguri e sardi che erano soliti navigare nelle zone marittime oggetto dell’Accordo bilaterale di Caen, e hanno preteso cauzioni per migliaia di euro per il rilascio dei pescherecci.  Ovviamente i francesi non avevano alcun diritto per fare ciò, perché l’Accordo di Caen dovrebbe entrare in vigore solo trascorsi 60 giorni dalla ratifica di entrambi i Parlamenti nazionali. A nostro avviso, l’Italia non dovrebbe ratificare il trattato già solamente per questo, perché i francesi lo hanno già palesemente violato.

Nel precedente articolo, abbiamo visto come la Camera non ha avuto problemi a respingere l’ordine del giorno del deputato Mauro Pili, che chiedeva di stracciare l’accordo. Al governo sembra quindi non interessare la sorte dei pescatori e per far passare la cosa nel dimenticatoio, utilizza l’arma della menzogna, affermando che l’accordo di Caen non precluderebbe la pesca, giacché sono state riconosciute le aree di pesca congiunte, previste già nell’accordo del 1986. Ciò non è vero, perché il nuovo trattato abroga la Convenzione del 1986 (lo si legge espressamente nel testo), ma anche se fosse vero, queste aree sono piuttosto piccole (i pescatori li chiamano “pollai”) e sono in zone diverse da quelle dove è presente il pesce pregiato.  Le aree più pescose rimarrebbero a beneficio dei francesi, in quanto farebbero parte della loro “zona economica esclusiva” (ZEE). Ma forse, le parole del deputato Pili in Commissione Esteri potrebbero essere più esaurienti di qualsiasi altra spiegazione:

Il “pollaio”

Intanto si fa sempre più probabile che alla base dell’accordo di Caen ci sia la questione petrolifera. Già nel testo dell’accordo stesso, all’art.4 viene disciplinato “lo sfruttamento di eventuali giacimenti di risorse del fondo marino o del suo sottosuolo, situati a cavallo della linea di confine”. A tal proposito, il deputato Mauro Pili ha richiesto un’interrogazione specifica ai Ministri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e degli Esteri, denunciando quanto segue:

  • Il Governo avrebbe in animo attraverso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concedere una nuova proroga nella procedura di richiesta di autorizzazione per la prospezione petrolifera per i norvegesi della Tgs Nopec;
  • Si tratta di quello che per l’interrogante si qualifica come l’ennesimo assalto a petrolio e gas nei mari di Sardegna;
  • Vi sarebbe uno studio nella disponibilità dello stesso Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello sviluppo economico che evidenzierebbe la presenza nell’area interessata per la suddetta prospezione petrolifera di 1,4 trilioni di metri cubi di gas, 0,42 bilioni di barili di petrolio e 2,23 milioni di barili di gas naturale in forma liquida;
  • Sarebbe questo il «malloppo» che le compagnie petrolifere stanno cercando di accaparrarsi secondo l’interrogante nei mari di Sardegna;
  • Un dato di raffronto lascia comprendere l’interesse: la terra possiede giacimenti accertati di gas pari a 179 trilioni di metri cubi;
  • Un report riservato in mano al Ministero dello sviluppo economico dice chiaramente che in quella fascia «provenzale» c’è petrolio e gas;
  • Su quello specchio acqueo tra Alghero e Oristano il Governo vuole vedere, a quanto consta all’interrogante, le trivelle in azione;
  • I norvegesi della Tgs Nopec ci stanno tentando in tutti i modi e alle spalle potrebbero avere a giudizio dell’interrogante, colossi come l’Eni, pronti a «fare razzia» di ogni goccia di petrolio e gas nel mediterraneo ma non solo;
  • A dare manforte a questo progetto c’è per l’interrogante il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che, anziché respingere quella che appare una vergognosa richiesta di perlustrazione a colpi di «bombe sismiche», a cavallo con il Santuario dei Cetacei ha prima concesso una proroga termini e poi risulterebbe prendere altro tempo e valutare l’ulteriore proroga da concedere ai norvegesi;
  • Tutto lascerebbe intendere che questa volta il Governo sia intervenuto direttamente sull’organo tecnico per favorire, a giudizio dell’interrogante l’autorizzazione delle «bombe sismiche» nei mari di Sardegna;
  • I cercatori di gas e petrolio hanno chiesto una nuova proroga per continuare a sperare nel permesso di devastare l’intera area a suon di devastanti «bombe sismiche»;
  • La nuova documentazione presentata dalla Tgs lascia intendere che, essa, quel piano del Ministero, lo conosce perfettamente;
  • Proprio per questo motivo a quanto consta all’interrogante sono in atto veri e propri contatti tra il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e quello dello sviluppo economico, in merito alla nuova richiesta dei norvegesi della Tgs Nopec, la società geofisica che opera per i grandi gruppi petroliferi che restano per adesso dietro le quinte in questa guerra del petrolio in mare;
  • Una società, la tgs, che beneficia dell’ulteriore istruttoria arrivata dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e in particolare dalla commissione di valutazione di impatto ambientale sulla richiesta di autorizzazione a perlustrare con i devastanti air gun lo specchio acqueo davanti alla costa tra Alghero e Oristano;
  • La presentazione di nuovi documenti da parte dei norvegesi è, però, la conferma di quello che appare all’interrogante il nuovo assalto ai mari di Sardegna, con tanto di nave sismica messa agli atti nella risposta al Ministero;
  • Per questo sarebbe stata scelta a quanto consta all’interrogante la nave Sismica R/V Akademik Shatskiy pronta ad operare in quel tratto di mare al confine del Santuario dei cetacei;
  • Un piano messo in piedi nei minimi dettagli, visto che risulterebbe sia stata individuata quell’area come strategica in base a studi ritenuti secretati;
  • in realtà, il piano sarebbe stato elaborato sulla base di dati derivanti da un server americano che dispone di informazioni dettagliate sulla fascia provenzale, dove è stata inserita anche la Sardegna;
  • E’ evidente che dietro questa operazione a giudizio dell’interrogante si nasconde una grande multinazionale del petrolio;
  • L’interrogante segue con preoccupazione l’insistenza di richieste di autorizzazione per la realizzazione del Piano della Tgs e anche attenzione che dedica alla questione il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;
  • E’ evidente che tutto questo non può in alcun modo essere accettato e soprattutto risulta grave per l’interrogante che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare non compia sino in fondo il suo dovere di controllore di una partita così delicata;
  • Quell’area detta zona E deve essere stralciata secondo l’interrogante dai piani del Ministero dello sviluppo economico ed è vergognoso che la regione stia a guardare.

E in virtù di queste ragioni si chiede:

  • Se il Governo non intenda assumere iniziative volte a stralciare quell’area di prospezione geologica in mare di cui in premessa dai propri piani;
  • Se intenda negare un’ulteriore richiesta di proroga sulle procedure di valutazione di impatto ambientale relative al piano di cui in premessa;
  • Se tale area sia oggetto di cessioni fatte al Governo francese, in relazione ad un accordo bilaterale sottoscritto a Caen il 21 marzo del 2015;
  • Se esistano studi avviati dal Governo che attestino, e in quale quantità, presenze di idrocarburi nelle aree di mare di cui in premessa;
  • Se tali temi siano stati oggetto di negoziati con il Governo francese, nell’ambito del suddetto accordo sottoscritto a Caen il 21 marzo 2015.

I pescatori però non ci stanno a rinunciare così alla loro attività, al loro mare e alla loro vita e hanno promesso battaglia. Oggi, venerdì 26 febbraio, i pescatori del Nord Sardegna, partendo dal  Porto Santa Teresa di Gallura, alle ore 9, sono usciti in mare con i loro pescherecci, intenti a bloccare le Bocche di Bonifacio e a manifestare il proprio dissenso e la propria contrarietà all’Accordo di Caen, col quale l’Italia promette di cedere alla Francia  una parte consistente del proprio territorio marittimo. I manifestanti hanno issato tra due pescherecci uno striscione con su scritto “giù le mani dai confini” e hanno chiesto la “revoca immediata del provvedimento”. Uno dei pescatori sulle imbarcazioni ha riassunto tutta la sua rabbia e la sua frustrazione con queste parole:

“Come fate a prendere queste decisioni sulla nostra pelle? Rivogliamo il nostro mare subito senza questa questione del diritto di pesca. Vogliamo che la situazione ritorni come prima”.

Il deputato di Unidos Mauro Pili, che ha partecipato con i pescatori al blocco, ha rammentato le colpe del governo Renzi:

“il confine attuale con la Corsica si sposta di 28 miglia sul fronte est e oltre 200 miglia sul fronte ovest. Si tratta di un regalo di Stato alla Francia, con il Governo Renzi che ha firmato un accordo con il quale se ne frega della Sardegna e dei Sardi”.

Altre manifestazioni come questa saranno in programma nei prossimi giorni. Insomma, questi poveri pescatori sono diventati senza volerlo i patrioti del XXI secolo. In un Paese oramai assopito, al cui popolo è estraneo perfino il senso d’amor patrio, ben venga che un gruppo di pescatori sia qui a ricordare a tutti, governanti in primis, che “la Patria non è in vendita”.

Marco Muscillo.

 

Si ringrazia Marco Pibiri per l’autorizzazione a pubblicare il materiale multimediale.

2 COMMENTI

  1. Renzi ha fatto solo danni, ma da un uomo delle multinazionali, da ex democristiano di merda non possiamo aspettarci qualcosa di diverso.. Ora vorrebbe tornare a essere il primo ministro.. Ma a lui non darei nemmeno un maiale da tenere figuriamoci il paese.. Il bugiardo non lo vogliamo più.

  2. Finalmente un giornalista serio che spiega bene e in modo documentato l’argomento,rendendolo comprensibile a tutti.Articolo da condividere perché gli italiani e i sardi soprattutto si rendano conto della gravità sostanziale di questo trattato nefasto.

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