Siamo nella Francia degli anni 20. Marguerite è una donna ormai non più giovane, ricca di famiglia ha sposato suo marito. Suo marito è un nobile decaduto, di sua moglie ama il denaro e il prestigio che in una Francia repubblicana ha potuto ridonargli. È un uomo totalmente disinteressato alla propria moglie, trascorre le giornate a caccia di affari e in perenne attività amorosa con la propria amante, l’avvenente Francoise. In questo mondo, in questa bellissima e appartata villa Marguerite si occupa di attività filantropiche. Ebbene sì, nel triste clima post grande guerra raccoglie fondi per gli orfani. Compie quest’opera in modo alquanto originale, canta intere opere. Fin qui direte voi cosa c’è di strano. Ebbene la voce di Marguerite sembra assomigliare più che a un dolce usignolo a un latrato di cane. Nonostante ciò il suo pubblico finge che sia una grande cantante, la illude e lei s’illude. Vive quindi in un mondo fatato nel quale i suoi sostenitori sono l’ipocrita marito e il suo servitore. Tutti troppo codardi per poterle dire la verità, tutti troppo adoranti. Adorano i suoi soldi, amano le feste, adulano ciò che lei può fare per loro. Insomma un’ipocrisia montante che arriva ad un punto di rottura. Durante una di queste orride esibizioni due personaggi la notano, sono: Lucien Beaumont, giornalista e scrittore promettente, e Kyrill von Priest, poeta ribelle. Artista delle avanguardie del tempo. Costoro pensano che si possa esibire in un caffè dell’epoca e poter stordire le coscienze ormai turbate dal sangue della grande guerra. Insomma credono che il suo mancato talento possa essere un mezzo per garantire una rottura concettuale del mondo artistico. Questa esibizione dona a Marguerite la forza di voler compiere una sorta di evento catartico. Vuole provare ad esibirsi di fronte ad un pubblico vero, di fronte ad un vero teatro. Continua sempre ad essere incosciente di quanto sia stonata ma questo è un passo che vuole a tutti i costi compiere. Insomma il sogno continua, ma ci sarà un evento che la porterà a capire molti aspetti dei quali non era a conoscenza. Alcuni critici la hanno paragonata ad un eroe tragico, in fondo il nome Marguerite ricalca un eroe tragico di Dumas. In realtà sembra molto una trasposizione di Madame Bovary. Una persona viziata dagli agi di una condizione sociale migliore che vive in un perenne sogno. Questo da un lato, dall’altro non sembra altro che la reincarnazione del mito che visse nell’etica postmoderna di Andy Warhol. Anche Marguerite cerca i suoi minuti di gloria e li cerca affannosamente, aiutata dal fatto che nessuno le abbia mai affermato la verità. Sotto altri aspetti possiamo capire come nella nostra epoca ormai lontana dall’etica del lavoro ci siano tante Marguerites. Le troviamo nei vari format televisivi, le troviamo davanti ai casting per i vari programmi di talenti da cercare le troviamo davvero in tanti luoghi. Chi sono gli ipocriti in questo caso? Molte volte sono i genitori. Di fronte alla spasmodica ricerca di voler evitare di lavorare tutto credono per incitare i propri figli. L’etica e la morale in questi casi sono arnesi del passato. Il successo e subito. A costo di crescerli fin da piccoli con questa prospettiva creando de facto dei mondi paralleli a queste creature. Bene, chiederete allora se vogliamo abolire ed evitare tutto questo? No, noi non siamo ipocriti ma non siamo neanche amanti della filosofia postmoderna che tanto ama i concetti della celebrità ad ogni costo. Ogni società socialista ha avuto i suoi eroi, eroi che prima erano coloro che avevano combattuto e vinto guerre e in seguito sono divenuti i poeti e gli scrittori che più erano in grado di entusiasmare le folle. Non siamo nostalgici di quest’epoca, in fondo noi non eravamo là, crediamo però che si debba tornare ad incentivare la cultura. Con ogni mezzo per evitare che si creino tanti piccoli e grandi esempi di Maguerites nella nostra penisola. Non è solo questo film che ha parlato di questo genere di alienazione. Uno dei più conosciuti in Italia fu: “ Reality “ di Matteo Garrone. Anche in questo caso, cosa visse il protagonista? L’alienazione dovuta ad una grande illusione. Ebbene basta con questi esempi, alimentiamo i sogni di giustizia sociale e lavoriamo per essa. Al medesimo tempo lottiamo affinchè ci sia un mondo culturale che sappia valorizzare veri talenti. Anche la cultura deve essere un vero e proprio punto di forza e di orgoglio nel paese ideale nel quale vorremmo vivere.

Dario Daniele Raffo

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