Maria Zakharova sta coordinando l’offensiva mediatica russa contro la campagna di disinformazione orchestrata dal governo inglese con l’aiuto dei media compiacenti.

L’elegante e determinatissima portavoce del ministero degli Esteri russo ha accusato Londra di aver dimostrato “totale ignoranza” nel caso Skripal evidenziandone i difetti di comunicazione con “errori tali, che neppure i bambini”.

Secondo Zakharova, tali errori sono “o il frutto di una reale intenzione di creare una situazione di caos” o “la dimostrazione di totale ignoranza della parte britannica”.

Nel corso di un’affollata riunione, la portavoce ha anche specificato: “Io voglio ricordare che non appena abbiamo sentito del caso Skripal, abbiamo subito cercato contatti con i britannici. La parte britannica ha respinto qualsiasi tentativo di contatto da parte della nostra ambasciata a Londra”. Atteggiamento di chiusura e di ostilità che gli inglesi continuano a tenere.

Appena due giorni fa, l’esperta di comunicazione del ministero russo, aveva scelto facebook per denunciare l’anomalo comportamento della parte britannica, pubblicando il materiale in possesso di “Kommersant”, il giornale di politica ed economia, distribuito anche nel paese della regina, di proprietà del magnate Alisher Usmanov.

 

 

Ну вот и всё! «Коммерсант» раздобыл те самые секретные материалы , на основании которых США и страны ЕС приняли решение…

Posted by Maria Zakharova on Tuesday, March 27, 2018

 

A disposizione di Kommersant c’erano le slides che i rappresentanti delle ambasciate straniere hanno potuto visionare nel corso di un briefing all’ambasciata britannica a Mosca il 22 marzo durante il quale i rappresentanti del governo inglese hanno fornito la loro versione ufficiale sul “caso Skripal”, quella che, stando alle parole di John Huntsman, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Russia, hanno spinto gli alleati dei britannici ad espellere i diplomatici russi in segno di solidarietà.

Huntsman, in un’intervista a “Kommersant” pubblicata il 26 marzo, ha detto che la narrazione di Londra gli era sembrata “molto convincente”.

Il materiale non è stato trasmesso alla parte russa e non è stato  reso pubblico. E’ stata proprio Maria Zhakarova a confermarlo su facebook con parole che lasciano poco spazio all’interpretazione: “Al momento, nulla è stato inviato da Londra alla Russia”.

La ricostruzione consisteva in sei diapositive (Contando anche la prima, di presentazione, contenente la data e la scritta “Incidente a Salisbury”), accompagnate da un commento orale dell’ambasciatore britannico.

Sulla seconda diapositiva c’è una cronologia dell’incidente nel periodo che va dal 4 marzo (ricovero in ospedale dell’ex spia Sergei Skripal, della figlia e di un agente di polizia locale) al 20 marzo con una cartina di Salisbury e dei luoghi frequentati, tra cui un centro commerciale, un ristorante e il pub Bishop’s Mill.

La terza diapositiva, intitolata “Una nuova fase dell’aggressione russa”, è quella più pesante, su cui poggia l’impianto accusatorio. Si legge apertamente di “primo uso di armi chimiche sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale” e di “violazione del divieto imposto dalla Convenzione sulla proibizione delle armi chimiche”, dando per certa e comprovata la responsabilità della Russia.

Naturalmente non si fa alcun riferimento al fatto che come ha affermato l’ambasciatore russo presso l’Unione europea, Vladimir Chizhov, la Russia non ha scorte del veleno Novichok a differenza del laboratorio militare di Porton Down che si trova a 12 chilometri da Salisbury.

La quarta diapositiva descrive l’impatto del “veleno” sul corpo umano e fornisce statistiche sulle vittime e sull’incidente al centro delle indagini.

“51 persone sono state esaminate in ospedale, 131 persone potrebbero potenzialmente essere venute in contatto con la sostanza tossica. L’indagine ha coinvolto 250 agenti delle unità anti-terrorismo e 180 militari”, scrivono gli autori del dossier, elencando i sintomi dell’avvelenamento: convulsioni, perdita di coscienza, coma, rallentamento del battito cardiaco, nausea, diarrea, sudorazione eccessiva. La morte “può verificarsi per soffocamento o arresto cardiaco”.

La quinta slide è intitolata “Una lunga lista delle azioni ostili della Russia” e comprende 12 avvenimenti. Il primo di questi è “l’omicidio nel novembre 2006 di Alexander Litvinenko”, morto per avvelenamento da polonio. Seguono “l’attacco su Internet in Estonia nel 2007, “l’invasione della Georgia”, “l’occupazione della Crimea”, “la destabilizzazione dell’Ucraina”, “l’abbattimento del Boeing malese MH-17 nel Donbass”, “l’interferenza nelle elezioni Stati Uniti d’America”, il “tentativo di organizzare un colpo di stato in Montenegro”, “l’attacco informatico al ministero della Difesa danese” “e “l’offensiva (a base di ransomware, virus ricattatori, denominata NotPetya”. Una serie conclusa con l’ormai arci-noto “avvelenamento di Sergei e Yulia Skripal” nel marzo 2018.

Infine, l’ultima diapositiva parla delle contromisure che il governo britannico ha adottato. Tra queste si fa “un riferimento diretto alla responsabilità della Russia”, allo “smantellamento della rete di intelligence russa nel Regno Unito”, a “congelare tutti i contatti bilaterali programmati”, al “rafforzamento dei controlli alle frontiere”, alla “lotta contro la criminalità e la corruzione”, alle “nuove leggi” e “altre misure per contrastare azioni ostili”.

La presentazione è stata pubblicata sul sito Web di Kommersant. Non riporta praticamente nessuna nuova informazione rispetto a quanto già precedentemente detto dalle autorità britanniche. L’unica differenza è la riqualificazione dello status di Mosca da colpevole “con alta probabilità” a colpevole “senza il minimo dubbio”.

Al briefing, l’ambasciatore britannico Laurie Bristow ha dichiarato che “il principio delle azioni della Russia è ingarbugliare, fuorviare e seminare dubbi”.

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