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Incastonato nella bellissima murgia della Puglia barlettana (fino a una decina di anni fa, ancora barese), nella incantevole zona compresa tra Minervino Murge, Castel Del Monte, il Monte Caccia, a due passi dalla ridente Spinazzola, all’improvviso ecco spuntare una indicazione: Monumento ai martiri della Murgia. Siamo, precisamente, in località Murgetta Rossi.

Ci si ritrova davanti a una lapide che ti fa riflettere. Su tante cose.
Sulla fragilità della vita. Sulla caducità dell’esistenza. Sulla carneficina della Seconda guerra mondiale. Sulla cattiveria umana.
Ti fermi e pensi. Interminabili secondi in cui tutto ti passa per la testa.
E leggi: “Ignoti nomi ovi sfolgorarono gli spiriti. Ventidue militari italiani trucidati inermi dall’esercito germanico nel settembre 1943 mentre accorrevano alle armi in terra liberata. Inchiniamoci italiani, risolleviamoci fatti migliori dal sangue dei nostri martiri”.

Cosa è successo, dunque? Siamo pochi giorni dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. I tedeschi, fin lì alleati, diventano i nostri primi nemici perché siamo diventati cobelligeranti con gli Americani, che stavano risalendo lo Stivale. I nostri ex compagni di guerra, allora, si rendono protagonisti di vendette terribili, e terribili massacri.

Questo è uno dei tanti. Da queste parti la chiamano le Fosse Ardeatine della sesta provincia di Puglia. Ventidue militari fatti fuori, soltanto perché italiani. Ventidue uomini senza nomi e senza volti. Ventidue uomini sconosciuti. E con loro 22 famiglie aventi un padre, un figlio, disperso in guerra, chissà dove, chissà quando.

È tra gli eccidi più misteriosi che siano stati commessi dai tedeschi in Italia tra il 1943 e il 1945. Massacro puro, gratuito, commesso forse tra il 15 e il 18 settembre 1943. Vendetta abbattutasi con carica disumana su 22 militi ignoti passati per le armi a sangue freddo, e poi lasciati abbandonati.

Già, abbandonati.
Perché la vergogna è anche questa.
Per due anni i corpi sono rimasti lì, sotto i muretti a secco di Murgetta Rossi, esposti alle intemperie del freddo e del caldo, del vento e della pioggia, prima che venissero ritrovati, ormai irriconoscibili, nel 1945, e quindi seppelliti nel cimitero di Spinazzola.

Nessuno sa niente di loro. Né da dove venissero, né perché fossero lì. Né quale fosse il loro nome. Figuriamoci il cognome.
Nulla di nulla. C’è soltanto – riferisce il giornale locale www.canosaweb.it – una relazione del sindaco di Spinazzola del 1945, e la testimonianza di Antonio Casamassima, all’epoca quindicenne, rilasciata all’Archivio della Memoria di Barletta.

Sempre il quotidiano telematico, poi, dà spazio a un documento ufficiale che cerca di far luce sull’accaduto, e depositato all’Archivio centrale di Stato. “Nella masseria Murgetta di Spinazzola (Comune di Spinazzola, Stazione CC.RR di Spinazzola, Tenenza CC.RR di Andria) che sorge in luogo eminente delle Murge, i tedeschi avevano piazzato delle artiglierie dopo la ritirata dalla Calabria. Quando furono costretti a ritirarsi anche da quel luogo (il 18 o il 19 settembre) bruciarono tutti gli edifici.

Alcuni giorni dopo dal Signor E.B., da Torino, assistente nella cava minerale di alluminio che si trova a poca distanza dalla masseria, furono scoperti dei cadaveri abbandonati negli stazzi della masseria. Egli subito richiese l’intervento dei carabinieri di Spinazzola, i quali recatosi sul posto trovarono in due stazzi distinti 22 cadaveri, quasi completamente nudi, privi di ogni documento di riconoscimento e in stato di avanzata putrefazione.

Erano tutti giovani sui venti anni uccisi con scariche di mitragliatrice, come è risultato dall’esame delle ferite e dai proiettili, dai bossoli rinvenuti ecc. – A uno dei cadaveri era stata ficcata in bocca una pietra tagliente. È stato assodato trattarsi di giovani italiani che alla spicciolata tentavano di raggiungere le linee alleate per pervenire nell’Italia Liberata. Si presume che il delitto sia stato consumato fra il 15 e il 18 settembre. I 22 cadaveri, per il loro stato non poterono essere rimossi e furono seppelliti sul posto a cura dei carabinieri.
Si è provveduto a fotografare le tombe e i muri che serbano traccia dei proiettili. Si stanno esperendo indagini per conoscere il nome del Comandante della batteria tedesca”.

È tutto? Sì, purtroppo, perché quelle facce innocenti chiedono ancora verità.

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