Solito salotto buono, LA7, trasmissione “Ottoemezzo”, il leader della Lega Nord Matteo Salvini interrogato sulle sorti del Presidente Siriano Assad, scandisce alla domanda di Lilli Gruber: “Anche lei chiede che il presidente siriano Assad se ne vada?” – “Sì, io penso per il bene della Siria ci sia bisogno di uomini nuovi e di nuova tranquillità”. L’argomentazione grazie alla quale il Matteo della Lega abbia risposto, è sconosciuta ai più. La Siria avrebbe bisogno di tranquillità. E’ chiaro, forse lapalissiano, dopo 4 anni di sanguinosa guerra che ha distrutto i centri vitali del Paese. Anche un bambino piccolo, di fronte alla domanda della maestra, interrogato tra la scelta di una guerra o pace, indubbiamente si pronuncerebbe a favore della seconda. Non avendo Salvini alcun retroterra ideologico di riguardo, trattasi indubbiamente di una sparata populista. Come tutta la carriera sinora intrapresa dal politico leghista.

Si poteva scusarlo in parte, quando cavalcava le paure del popolo, soprattutto a riguardo dello spostamento coatto dei profughi di città in città, di regione in regione. Parimenti, lo si poteva capire quando criticava l’Euro (magicamente sparito dal suo repertorio), moneta che ci ha fatto raggiungere parametri di una nazione terzomondista. Lo si poteva anche appoggiare nelle sue battaglie a favore degli agricoltori, contro le quote latte et similia. L’ultima mutazione, purtroppo, ci lascia non solo interdetti, ma anche contrariati. Non abbiamo mai conosciuto prima le intenzioni di politica estera del leader del Carroccio, ora, sembrano dettate da chissà quali scompensi emotivi. Chi è chiamato a scegliere il Presidente della Siria, come ha già ricordato varie volte Vladimir Putin (in tutta onestà e coerenza) è e deve essere solamente il popolo siriano. Non lo deciderà il nostro Ministro degli Esteri Gentiloni, né Barack Obama, né Matteo Salvini.

Un altro aspetto controverso degli ultimi eventi salviniani, è il tono da crociato assunto a riguardo dei fatti di Rozzano. Un Preside di un Comune del Milanese vuole negare, per la laicità, i canti di Natale a scuola. Caso nazionale ovviamente. Un polverone scatenato sul nulla, una questione lanciata solamente per gettare fumo negli occhi, coprendo i problemi reali che attraversano la quotidianità. Salvini ha colto la palla al balzo, inserendosi nella querelle, dichiarando: “Se qualcuno ritiene di favorire i nostri bambini, negando quelle che sono le nostre tradizioni, è fuori di testa”. Da notare che parecchie volte Salvini si è scontrato in passato con la CEI. Ora abbraccia il tanto criticato Monsignor Galatino, si fa fervente cristiano e si schiera contro una “laicità globale”, nuovo pericolo anti – italiano (o padano). Tutto dipende dalla situazione: si può essere anti – islamici, anti – laicisti, neo – crociati. Basta individuare demagogicamente un nemico, scagliarsi contro e fare notizia. I contenuti sono secondari, si possono impostare al momento. Le vecchie scuole di partito sono d’altronde morte.

Non si può provare alcuna simpatia per un centrodestra demagogo e populista, senza alcuna preparazione, mirante a raccogliere consensi solamente in presenza di casi mediatici che non hanno alcuna rilevanza. Non si può promuovere un’alleanza tra Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia, per un semplice motivo: ci vuole un programma, serio e motivato. E a differenza del Front National in Francia, che ha organizzazione e mira alla guida del Paese, qui si è in presenza di un partito che cerca lo show televisivo. Caro Salvini, meno tv, più studio e preparazione.

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