vaccini

La recente sponsorizzazione della mediatica “emergenza meningite”, in conseguenza ai gravi casi mortali che hanno interessato e preoccupato l’Italia ed in particolar modo la Regione Toscana, si pone trasversalmente all’annosa questione della contrazione della copertura vaccinale nazionale sulla quale, ormai da diversi anni, gli esperti del settore stanno ponendo l’attenzione.

Non c’è emergenza meningite

Nella fattispecie, la supposta “emergenza meningite”, ed in particolare la forma determinata dal batterio meningococco di tipo C, è stata smentita dall’Ufficio Stampa del Ministero della Salute per mezzo del comunicato n.1 del 3 gennaio 2017 – “Il punto sulla meningite” (consultabile sul sito del Ministero della Salute, salute.gov.it), nel quale, senza minimizzare sulla gravità dei singoli casi, vengono riportati il numero degli episodi di meningite del triennio 2014-16.

Tale documento evidenzia come, nel periodo preso in esame, l’incidenza della meningite meningococcica in Italia sia lievemente aumentato nel 2015 rispetto al 2014 ma anche come nel 2016 si fossero registrati meno casi rispetto al biennio precedente contando un totale di 178 casi con una letalità del 12% (che sale al 23% nel caso degli episodi dovuti al meningococco di tipo C). Il Ministero della Salute ha quindi riportato la questione “nei limiti dell’oggettività”, dimostrando come attualmente non vi sia alcuna epidemia o emergenza meningite.

Il caso mediatico della Meningite riapre il dibattito sui Vaccini: tra Scienza e Disinformazione

Il frastuono che ne è derivato ha riacceso il mai sopito dibattito sui vaccini.

La stampa, le radio, i telegiornali e soprattutto le trasmissioni di approfondimento dei salotti televisivi da sempre hanno dato ampio spazio all’informazione scientifica ma anche alla disinformazione profana, ponendole, con disonestà intellettuale, sullo stesso livello dinnanzi a milioni di cittadini.

Un caso emblematico è stato quello verificatosi nella puntata di Virus, programma di Rai2, del 12 maggio 2016 (visualizzabile per intero sul sito raiplay.it). In tale occasione si parlò di vaccini, della loro efficacia, della loro obbligatorietà. In studio vennero interpellati, tra gli altri, il Dott. Roberto Burioni, medico nonché docente ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Red Ronnie, ex dee-jay e critico musicale, Maria Antonietta Farina Coscioni, presidente dell’Istituto Luca Coscioni ed in ultimo Eleonora Brigliadori, attrice e conduttrice televisiva che negli ultimi anni, e soprattutto nel 2016, si è resa protagonista di controverse dichiarazioni ed azioni soprattutto in relazione alla chemioterapia ed alla figura del Dott. Umberto Veronesi.

In particolare fu proprio Red Ronnie, non appena ebbe avuto parola, a definire “assolutamente demenziale” l’obbligatorietà della vaccinazione per i bambini, continuando la sua dissertazione individuando nella dieta vegetariana e vegana il miglior mezzo di contrasto alle malattie (in modo generico) ed indicando proprio i vaccini come una causa di malattie e di morte infantili.

Vaccinisti e antivaccinisti

Il diritto all’informazione, al contraddittorio ed al dubbio sono diritti fondamentali che conducono al miglioramento delle conoscenze in ogni ambito ma, soprattutto nel contesto sanitario, vanno affrontati con criteri di scientificità. Un vero confronto informativo e costruttivo può svilupparsi esclusivamente tra persone che, pur propugnando tesi contrastanti, partano da comuni, e scientificamente accertate, conoscenze. Chi nega le regole della conversazione, nega la conversazione stessa la quale, quindi, cessa di essere.

Per tale motivo un vero confronto si sarebbe potuto avere tra esperti vaccinisti come il prof. Roberto Burioni, che dalla sua seguitissima pagina facebook si spende in post per l’informazione scientifica sulle vaccinazioni, ed esperti schierabili nella fazione dei cosiddetti “anti-vaccinisti”.

Tra le fila di questi ultimi ricordiamo il Dott. Stefano Montanari, farmacista, il quale, partendo appunto da conoscenze acquisite durante i suoi anni di studi universitari e successivamente nell’esercizio della professione e nella ricerca, riconosce come alcuni componenti utilizzati nella preparazione dei vaccini, in particolare i metalli pesanti come il mercurio, siano causa delle “nanopatologie”, ovvero quelle patologie causate dall’azione sull’organismo di particelle inorganiche di grandezza nell’ordine del nanometro, come ad esempio le cosiddette “polveri sottili” o l’uranio impoverito.

Ciò si traduce, per estensione, nel riconoscere i vaccini come causa di dette “nanopatologie”, se non altro come veicolo, e pertanto nel proporre l’immediata sospensione delle pratiche vaccinali sino ad una riformulazione della loro composizione.

Il caso del Dottor Montanari e Meningitec

Il Dott. Montanari, che dal suo blog sottolinea di non essere un vero anti-vaccinista ma che, a differenza della stragrande maggioranza degli anti-vaccinisti, propone le sue tesi basandosi sui risultati scientifici ottenuti da test effettuati in laboratorio.

Proprio dai laboratori della Nanodiagnostic di Modena, struttura che dirige insieme alla moglie, la Dottoressa Antonietta Gatti (esperta in nanotecnologie e biomateriali), il Dott. Montanari ha fatto una delle sue scoperte sui vaccini.

Il Dott. Montanari giunge alla sua tesi sui vaccini quando viene incaricato dalla Agenzia del farmaco francese (ANSM) in qualità di consulente esterno in una causa intentata dall’avvocato Emmanuel Laudet  a nome di centinaia di famiglie per i presunti danni apportati ai loro figli dalla somministrazione del vaccino Meningitec® (vaccino meningococcico di sierotipo C coniugato con tossoide difterico, prodotto dalla Nuron Biotech).

Nel 2016 il laboratorio del Dott. Montanari riscontrò nelle siringhe preparate del suddetto vaccino, fornitegli dalla stessa ANSM, la presenza di ossido di ferro e di altre componenti metalliche.

L’Agenzia del farmaco francese, il 24 settembre 2014 aveva ritirato dal mercato tutte le confezioni di Meningitec® a titolo precauzionale (come avvenuto cinque giorni dopo in Australia ed in ottobre anche in Italia, ma solo per alcuni lotti) ed aveva riunito un gruppo indipendente di esperti in un Comitato Scientifico Specialistico Temporaneo (CSST).

Il 18 luglio del 2016 la stessa Agenzia ha emanato un documento (consultabile sul sito ansm.sante.fr) in cui attestava che, in seguito ai risultati contrastanti fornitegli dalle analisi indipendenti condotte dal Prof. Alvarez (Hôpital Raymond Poincaré – Garches) e dal Dott. Montanari (Laboratori Nanodiagnostics – Modena), aveva essa stessa condotto un’ulteriore analisi dei campioni di Meningitec® comparandoli con campioni di altri vaccini e con del normale siero ematico.

Con tale indagine l’ANSM ha riscontrato in ogni campione analizzato l’effettiva presenza di nanoparticelle metalliche ma ha concluso, al contempo, che la quantità presente fosse al di sotto dei livelli soglia per determinare patologia. Aggiungeva infine che le indagini del Dott. Montanari fossero “difficilmente interpretabili a causa di problemi metodologici”.

I coniugi di ricercatori, ai quali è stata mossa più volte l’accusa di svolgere le loro ricerche in modo metodologicamente non corretto, hanno spesso dichiarato di essere disponibili per un confronto in “doppio cieco” sulle loro metodologie presso i loro laboratori e con la strumentazione ad essi in dotazione ed adoperata, confronto che, lamentano, non è mai avvenuto.

Lo scorso 10 febbraio, il Dott. Montanari, di ritorno da Bruxelles dove aveva dialogato con Wakefield e Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina nel 2008 per le sue ricerche su HIV ed AIDS, ha riferito sul suo blog (stefanomontanari.net) di aver ricevuto minacce “di una gravità assoluta” in seguito alle quali ha preso la “dolorosa ed inevitabile decisione” di interrompere completamente le sue ricerche sui vaccini.

Cosa sono i vaccini

Il vaccino è una preparazione, somministrabile per via orale o parenterale, in grado di indurre nel soggetto ricevente un’immunizzazione attiva contro uno specifico microorganismo causa di malattia. Il vaccino contiene al suo interno degli antigeni, ovvero parti microbiche, come proteine, materiale genetico o tossine, appartenenti a quello specifico patogeno (virus o batterio che sia).

Tali antigeni, una volta somministrati, vengono riconosciuti dal sistema immunitario dell’ospite il quale viene quindi stimolato a sviluppare una risposta immunitaria specifica, di tipo umorale (attraverso la produzione di anticorpi specifici) o cellulare (attraverso la generazione di linfociti T con specificità recettoriale) in grado di bloccare tali antigeni e quindi di neutralizzare il microbo specifico.

L’importanza dell’immunizzazione attiva ottenuta tramite il vaccino sta nella generazione di quella che viene definita memoria immunologica, ovvero la capacità del sistema immunitario di riconoscere precocemente, poiché già noto, quello specifico microbo e di attivare una serie di meccanismi in grado di bloccarne l’azione ed impedirgli di indurre la malattia nel soggetto vaccinato.

Pertanto un soggetto vaccinato pur venendo in contatto con l’agente infettante, non svilupperà la malattia e non sarà quindi neanche in grado di trasmettere l’infezione ad altri soggetti.

La teoria dell’immunità di gregge e il calo della popolazione protetta dai vaccini

Questo concetto sta alla base della teoria dell’immunità di gregge. Nel documento: Global manual on surveillance of adverse events following immunization, l’OMS descrive l’ immunità di gregge come “l’immunità che si ottiene quando la vaccinazione di una porzione della popolazione (il “gregge”) offre una protezione agli individui non protetti”. Questo significa che in una data popolazione, aumentando il numero di individui vaccinati si ridurrà il numero di quelli suscettibili all’infezione e conseguentemente si ridurranno le fonti di contagio per gli individui non vaccinati.

Si stima dunque che una copertura vaccinale superiore al 95% della popolazione (percentuale che varia a seconda dell’infettività del microorganismo preso in esame), sia in grado di conferire una protezione indiretta ai soggetti non vaccinati.

Ciò che sta accadendo in Italia, come nel resto del mondo, è una riduzione della copertura vaccinale nazionale per la diffusione di una volontà genitoriale di non vaccinare i propri figli in virtù di una presunta inefficacia o addirittura di una diretta nocività dei vaccini sull’organismo dei bambini; correlazioni, queste, ad oggi prive di evidenze scientifiche e mai dimostrate.

Tali tendenze, in associazione ai flussi migratori da Paesi in cui le coperture vaccinali sono di gran lunga inferiori a quelle italiane, stanno determinando una riduzione della popolazione immunologicamente protetta, mettendo a repentaglio l’immunità di gregge e la vita di coloro che, per particolari condizioni di salute, come gravi immunodeficienze (siano esse congenite, idiopatiche o acquisite), non possono ricevere la vaccinazione e dunque perdono anche la tutela dell’immunità di gregge.

È bene ricordare che introdotti dal 1840 in Gran Bretagna in seguito agli incredibili risultati ottenuti dal vaccino antivaioloso di Jenner, dalla loro introduzione su larga scala i vaccini si sono dimostrati efficaci nel proteggere la popolazione da numerose malattie infettive, riducendone enormemente la diffusione, la trasmissibilità e dunque le morti associate. Tra i grandi successi v’è proprio l’eradicazione mondiale del vaiolo, dichiarata avvenuta ufficialmente l’8 maggio 1980 da parte dell’OMS.

Al contempo è di fondamentale importanza far notare come in Romania sia in corso negli ultimi anni una forte campagna anti-vaccinista che ha condotto ad una vera e propria epidemia dell’infezione passando dai 7 casi del 2015 ai 679 casi del 2016 con tre morti associate. Dall’inizio del 2017 il morbillo in Romania ha già mietuto 7 vittime, quasi tutte bambini al di sotto dei 12 mesi i quali, non potendo ricevere ancora il vaccino, non erano più tutelati dall’immunità di gregge che è venuta meno con la forte riduzione delle vaccinazioni.

La nascita del fronte “anti-vaccinista”

Lo scetticismo e la diffidenza accompagnano sempre le innovazioni. Anche la pratica della vaccinazione, sin dalla sua introduzione su larga scala, ha subìto attacchi da parte del mondo scientifico e non. Inoltre, come ogni pratica medica ed ogni attività umana, anche i vaccini non sono esenti da rischi e/o complicanze associati alla procedura e che sono riportate nel bugiardino.

Come per qualsiasi altro preparato o farmaco o procedura medico-chirurgica, la commercializzazione dei vaccini ed il loro utilizzo viene approvata solo quando i benefici superano sostanzialmente i rischi. L’evenienza di possibili complicanze dei vaccini viene spesso utilizzata dagli anti-vaccinisti a sostegno della loro posizione: essendo il vaccino una procedura profilattica, quindi eseguita in assenza di malattia, su bambini peraltro sani, un’eventuale complicanza ad esso associata comporta una minore accettazione della pratica stessa.

La più importante e recente spinta all’onda anti-vaccinista è stata data dall’associazione della vaccinazione, (ed in particolare quella trivalente contro morbillo, parotite e rosolia – MPR), con l’autismo.

Gli studi del Dott. Wakefield

Tale convinzione è nata nel 1998 in seguito alla pubblicazione su Lancet, un’autorevole rivista scientifica, dell’articolo del gastroenterologo britannico Andrew Wakefield: “Ileal lymphoid-nodular hyperplasia, non specific colitis and pervasive developemental disorder in children”. In tale articolo il Dott. Wakefield indagava la correlazione, suggerita dai genitori, tra la somministrazione del vaccino trivalente MPR ai loro figli e lo sviluppo in quest’ultimi di una malattia infiammatoria intestinale e forme di regressione dello sviluppo ovvero disturbi dello spettro autistico.

Seppur fosse stato cauto nell’esprimere tale concetto nella sua pubblicazione, in una successiva conferenza stampa in merito il Dott. Wakefield propose la sospensione del programma nazionale di vaccinazione MPR al fine di indagare sullo sviluppo di importanti effetti collaterali ad esso associati.

Mentre la comunità scientifica si attivò celermente per la constatazione o la confutazione dei risultati di Wakefield, la notizia si diffuse velocemente in tutta la Gran Bretagna e nel mondo, traducendosi in un importante calo delle vaccinazioni sino a scendere al di sotto della soglia del 95% della copertura vaccinale che conferisce l’immunità di gregge ad una popolazione.

Nonostante quella del 1998 fosse stata la pubblicazione che fece maggior scalpore, durante la sua lunga attività presso il Royal Free Hospital, il Dott. Wakefield aveva già pubblicato numerosi articoli che ponevano in relazione l’infiammazione intestinale ed autismo con l’infezione da morbillo.

Ma non solo, egli non fu il primo ad ipotizzare tale correlazione ed infatti già nella fine degli anni ‘70 il Dott. Deykin riportava una correlazione tra l’esposizione al virus del morbillo ed autismo (Viral exposure and autism. Am J Epidemiol. 1979;109(6):628-38) ed altri lavori antecedenti come quello di Plesner del 1995(Gait disturbances after measles, mumps, and rubella vaccine. Lancet. 1995; 345(8945):316 ).

Wakefield viene smentito: lo scandalo

Le ricerche effettuate dalla comunità scientifica dimostrarono ben presto l’inconsistenza dei risultati di Wakefield: sia il campione preso in esame, 12 bambini, troppo esiguo sia la metodologia, che non prevedeva nelle sue ricerche un gruppo di controllo rendevano poco valide le indagini del gastroenterologo britannico

Negli anni successivi numerosi studi smentirono definitivamente i suoi risultati mentre un giornalista del Sunday Times di Londra, Brian Deer, esperto di inchieste in ambito farmaceutico, avviò un’accurata indagine che venne pubblicata nel 2004.

Deer riuscì a dimostrare come il Dott. Wakefield fosse coinvolto in un increscioso conflitto di interessi nel quale lo stesso Wakefield aveva prodotto e falsificato i risultati della sua ricerca, poi pubblicati sul Lancet, dietro compenso economico.

Infatti il Dott. Wakefield era stato contattato proprio da uno degli avvocati rappresentanti delle famiglie dei 12 bambini sui quali vennero effettuate le ricerche; tali famiglie avevano intentato una causa contro l’azienda produttrice del vaccino, la GlaxoSmithKlein.

In seguito a questa indagine, il General Medical Council avviò un’indagine sull’operato del Dott. Wakefield il quale, nel 2010, venne riconosciuto colpevole di condotta non-etica ed irresponsabile, e si procedette quindi alla sua radiazione dal Medical Register. Nello stesso periodo il Lancet ritirò l’articolo del 1998.

Attualmente il Dott. Wakefield vive negli USA ed è in attesa dei ricorsi contro la radiazione dall’albo dei medici e contro la condanna in primo grado inflittagli dalla Giustizia britannica per l’accusa di frode.

La correlazione vaccini-autismo non è stata ancora dimostrata

Recentemente due importanti studi hanno dimostrato, con metodo scientifico, la non associazione tra il vaccino e lo sviluppo di autismo: Luke E. Taylor, Amy L. Swerdfeger, Guy D. Eslick – Vaccines are not associated with autism: An evidence-based meta-analysis of case-control and cohort studies. Vaccine, 2014, Volume 32, Issue 29, Pages 3623-3629; Destefano F, Price CS, Weintraub ES. Increasing Exposure to Antibody-Stimulating Proteins and Polysaccharides in Vaccines Is Not Associated with Risk of Autism. J Pediatr. 2013 Mar 29.

Inoltre un ulteriore studio sul vaccino per la rosolia ha dimostrato che l’esecuzione di questo si sia dimostrato efficace nel ridurre le infezioni prenatali di rosolia e, conseguentemente, l’incidenza di disturbi dello spettro autistico correlati alla rosolia congenita. (Berger BE, Navar-Boggan AM, Omer SB. Congenital rubella syndrome and autism spectrum disorder prevented by rubella vaccination – United States , 2001-2010. BMC Public health 2011, 11:340)

La vaccinazione in Italia è una scelta?

Le vaccinazioni attualmente obbligatorie in Italia sono essenzialmente quattro e sono, in ordine di introduzione: antidifterica (Legge n. 891 del 6 giugno 1939 e Legge n.166 del 27 aprile 1981); antitetanica (Legge n. 419 del 20 marzo 1968); antipoliomielitica (Legge n. 51 del 4 febbraio 1966); antiepatite virale B (Legge n. 165 del 27 maggio 1991). Tutte le altre vaccinazioni, tra cui la trivalente morbillo-parotite-rosolia, sono comunque presenti nei nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), per altro aggiornati dal Ministro Lorenzin nel gennaio scorso, come consigliati, gratuiti ed esenti da ticket.

Dalla loro introduzione, ed a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, lo Stato italiano promulgò leggi atte a rendere obbligatorie le pratiche vaccinali e previde, sempre tramite legge, delle sanzioni di carattere penale per coloro che si rifiutassero di vaccinare i propri figli. Venivano inoltre indotte le scuole a constatare l’avvenuta vaccinazione dei bambini come prerequisito necessario all’iscrizione scolastica del bambino e alla sua ammissione alla frequenza dei corsi.

Con la Legge n.689 del 1981 (Legge di depenalizzazione), il reato di omessa vaccinazione venne commutato in illecito amministrativo con associata sanzione di carattere esclusivamente amministrativo.

Tale legge dunque poneva fine alla vaccinazione coercitiva e, recependo le trasformazioni introdotte dalla riforma del Sistema Sanitario del 1978 con la legge n. 833, proponeva un approccio di tipo informativo e persuasivo verso la popolazione circa la procedura di vaccinazione.

Gli emendamenti del 1999

Successivamente, il Decreto del Presidente della Repubblica n.335 del 1999, che andava a modificare il precedente DPR n. 1518 del 1967, “in materia di vaccinazioni obbligatorie”, sanciva con l’art. 1 comma 2 che “La mancata certificazione non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo o agli esami”. Pertanto, nonostante permanesse l’obbligo da parte delle scuole di accertare, mediante richiesta di libretto sanitario, le avvenute vaccinazioni, una loro omissione doveva essere comunicata all’AUSL di appartenenza ed al Ministero della Salute ma non precludeva la frequenza scolastica né l’ammissione dello stesso alunno agli esami.

In conseguenza a tali disposizioni la copertura vaccinale nazionale è andata contraendosi, scendendo al di sotto di quel 95% che conferisce l’immunità di gregge.

Per arginare tale tendenza taluni hanno invocato l’art. 117 del D.Lgs. n.112 del 1998 con il quale viene conferita al Sindaco la facoltà di applicare la vaccinazione coercitiva ma solo nei casi in cui fosse documentata un’epidemia in atto che richiedesse interventi d’urgenza per la tutela della salute della collettività. Essendo questa un’evenienza particolare, pur prevista dalla Legge, la coercizione non è applicabile alle normali procedure di vaccinazione in senso profilattico.

Sempre in tal senso il fronte anti-vaccinista obietta alla vaccinazione obbligatoria l’essere potenzialmente pregiudizievole della salute della persona già sana: non essendo la vaccinazione esente da possibili complicanze, anche gravi, e non potendo, quindi, essere garantita la totale incolumità in seguito alla procedura, vi può essere un’obiezione ad una sua esecuzione a priori. In risposta a tale circostanza, ovvero di un timore genitoriale di una potenziale lesività del vaccino sulla salute del minore v’è la sentenza n. 1653 del 4 marzo 1996 della Corte di Cassazione che, ai sensi dell’art. 333 c.c., sancisce “si fa obbligo ai genitori esercenti la potestà parentale di presentare il figlio minore alle autorità sanitarie competenti per gli accertamenti immunologici, richiesti dalla particolarità del caso, al fine dell’eventuale assoggettamento del medesimo alla vaccinazione obbligatoria”.

Il 22 novembre 2016 la giunta della Regione Emilia-Romagna con l’art. 6 della legge sulla riforma dei servizi educativi della prima infanzia, ha introdotto, come requisito obbligatorio per l’accesso ai servizi pubblici o privati degli asili nido, l’avvenuta vaccinazione contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B.

La battaglia giuridica è dunque ancora aperta mentre sul fronte scientifico l’efficacia della pratica vaccinale nel ridurre l’incidenza, la trasmissibilità, la diffusione e le morti associate alle malattie infettive è un’evidenza pluricertificata.

La scienza è scienza

Posto che tutto può, e deve, essere messo in discussione al fine di raggiungere una nuova verità in grado di ampliare con certezza scientifica le nostre conoscenze, ciò deve avvenire categoricamente con criteri di scientificità tra cui la riproducibilità e la falsificabilità.

Questo vuol dire che ben vengano nuove obiezioni, nuove intuizioni e nuove “scoperte” scientifiche ma che queste devono essere costruttive e soprattutto scientificamente dimostrate e giustificate. Tale dimostrazione deve poter essere riproducibile e verificabile in un laboratorio modenese come in uno di Houston, di Tokio o di qualsivoglia laboratorio nel mondo in cui si sia in grado di seguire un protocollo standardizzato al fine di certificare il verificarsi del medesimo fenomeno con le medesime modalità.

La scienza è scienza e non è amore: l’amore è irrazionale, giustifica, nasconde e talvolta nega l’evidenza. La scienza invece è evidenza. È razionale. È giustificata. Una delle peggiori cose che possa fare un uomo di scienza è innamorarsi di una convinzione, di una diagnosi, di una tesi.

Onus probandi incumbit ei qui dicit non ei qui negat – l’onere della prova grava su chi accusa e non su chi difende.

Gilles Gallizzi