Obama Merkel

Un’Europa più forte o più inadeguata?

Con l’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca sono destinati a cambiare molti equilibri e le parole pronunciate dalla Merkel, ieri a Bruxelles, ne sono la conferma.

La Cancelliera si è recata nella giornata di giovedì nelle Fiandre per ricevere la Laurea honoris causa dalle Università di Leuven e di Gent, “per gli sforzi compiuti per rafforza l’Europa” hanno spiegato i due rettori dell’Università, che hanno premiato il leader tedesco con la partecipazione del Primo Ministro belga, Charles Michel e il Governatore dell Fiandre, Geert Bourgeois.

I soliti problemi irrisolti

Nel suo discorso, la Merkel si è soffermata sul ruolo dell’Europa nel prossimo futuro, sottolineando che la natura dell’Unione comunitaria andrebbe intesa non soltanto come istituzione politica, ma anche come soggetto recante dei valori. A tal proposito la Cancelliera tedesca ha elogiato il progetto Erasmus che, dice, “farà progredire l’Europa”.

La parte più interessante per la politica del prossimo futuro la Merkel l’ha, però, sviscerata in seguito, quando ha cominciato a parlare delle sfide che nel domani dovrà affrontare l’Europa. Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione, l’UE dovrà senz’altro cambiare qualcosa nelle politiche europee, ma difficilmente chi governa la confederazione europea ne verrà a capo, assodata l’egemonia incontrastata di Berlino, solitamente mal disposta a riformare i trattati e le politica estera europei.

Tuttavia dalla sede fiamminga Frau Merkel ha ricordato ai propri partner comunitari quelle sfide che hanno caratterizzato l’Europa negli ultimi anni e che andranno affrontate anche nel 2017: dall’emergenza migranti alla disoccupazione giovanile, dalla sicurezza e difesa alla politica estera. Non sono mancate quindi le esortazioni agli Stati Membri a lavorare affinché si elabori un’idea generale dell’Europa sulla quale ottenere dei risultati concreti che migliorino la vita dei cittadini europei.

Le maggiori responsabilità dell’Europa

Ma se in genere queste dichiarazioni possono essere viste come delle raccomandazioni di circostanza da parte del leader più importante dell’Europa politica, stavolta la Merkel è apparsa davvero preoccupata del futuro dell’Unione, che compirà 60 anni a Marzo (Trattato di Roma). Se da un lato infatti la Cancelliera tedesca ha definito quella dell’uscita di Londra dalle istituzioni comunitarie come un’occasione per rafforzare l’Europa, dall’altro l’incertezza sulla nuova presidenza Usa sembra dare più di un sussulto al Cancelliere tedesco.

“L’Europa non può pensare che il sostegno degli Stati Uniti all’UE sia eterno” ha ammonito la Merkel soffermandosi sullo status dei rapporti transatlantici tra Europa e Stati Uniti, sostenendo in polemica con i partner europei che “in futuro [l’Europa] c’è bisogno che si assuma maggiori responsabilità nel mondo” ha tuonato Angela Merkel, con un atteggiamento poco decifrabile senza una piccola fotografia della situazione internazionale.

Parlare a nuora, perché suocera intenda

Tuttavia senza un po’ di dietrologia sarebbe difficile decifrare le parole di Angela Merkel. Il disastro della guerra civile in Donbass sta lì a dimostrare che laddove l’Europa “si prenda più responsabilità nel Mondo” i guai sono sempre dietro l’angolo. Mentre il ricorso al sostegno degli Usa all’Europa, che la Merkel cita come una garanzia della sopravvivenza dell’UE non può che risultare ad un’attenta osservazione del tutto antitetico a un progetto autentico di Europa unita.

In verità soltanto privandosi della tutela speciale degli Usa, figlia delle dinamiche della guerra fredda, l’Europa potrebbe essere davvero quel posto speciale che i padri fondatori sognavano: “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita” scrivevano Altiero Spinelli, Ernesto Rossi Eugenio Colorni nel “Manifesto di Ventotene”. Dire che  attualmente siamo lontani da questa prospettiva è un eufemismo e la tanto osannata Europa naviga a vista dalla politica estera a quella economica, tenendo spesso il piede in più scarpe.

Scrutando più a fondo, in realtà le parole della signora Merkel non fanno presagire nulla di buono per l’UE. “Prendersi più responsabilità” è una perifrasi che vorrebbe suggerire all’Europa di intervenire più massicciamente nei conflitti internazionali, diplomatici e non. Un ruolo di gendarme dell’Occidente che la Germania e i suoi vassalli europei aspirano a recitare ora che l’accoppiata neocon-liberal negli Usa è stata scalzata dalla destra conservatrice e isolazionista guidata dal nuovo presidente Donald Trump. Tuttavia l’Europa ha mostrato ampiamente la sua inadeguatezza in questi anni per poter aspirare a un simile ruolo.

Fra mondo multipolare, populismi e guerra fredda 2.0

L’approccio di Trump, il quale in campagna elettorale ha spesse volte definito l’Organizzazione Nord-Atlantica un’istituzione obsoleta allo scopo di combattere il terrorismo e un carrozzone che costa miliardi di dollari ogni anno, è fonte di preoccupazione per la Merkel. Amico di Putin e strenuo oppositore dell’europeismo come dell’islamismo, Trump come ormai tutti sanno è l’antitesi delle politiche del trio presidenziale Clinton-Bush jr.Obama in diversi campi.

Siamo dunque di fronte, dopo un breve intermezzo unipolarista, ad una riedizione della Guerra Fredda in epoca post-ideologica. Una Guerra Fredda, che tuttavia dopo l’elezione di del tycoon di New York, appare complicata da una guerra civile a bassa intensità tutta interna alle società occidentali odierne. Il ruolo dei populismi, che raccolgono il malcontento crescente nella classe media e nelle loro diverse declinazioni, negli equilibri mondiali è ancora tutto da decifrare.

Tuttavia va registrato l’emergere di una concezione alternativa dell’Occidente della quale gran parte dei populisti e della far right americana sarebbero fautori. Laddove Obama-Bush-Clinton hanno nient’altro che aumentato la portata dell’egemonia atlantica, conquistando quelle zone cuscinetto lasciate libere dalla caduta del muro e dell’URSS, proponendo un’azione politica aggressiva nell’intero globo con non pochi effetti collaterali: su tutti l’aggravarsi del pericolo derivante dal terrorismo islamista nel mondo. Trump e i populisti fanno invece loro, gran parte della lezione huntingtoniana.

Trump e il nuovo realismo della destra americana

Samuel P. Huntington al contrario di molti studiosi americani dopo la caduta del bipolarismo Usa/Urss fu uno dei pochi a sostenere che i conflitti nel mondo sarebbero aumentati coinvolgendo le zone di faglia delle diverse aeree geoculturali del mondo, piuttosto che su binari ideologici. Nel suo saggio più celebre The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, di ispirazione spengleriana, l’analista americano sosteneva, che il potere del mondo si stesse spostando verso l’Asia Orientale, mentre l’Occidente andava incontro ad un declino lento, ma inesorabile, a causa di un esaurimento delle potenzialità dell’Occidente e dei suoi valori, dovuto alla strenua lotta con l’URSS.

Sempre Huntington, estremamente critico verso il globalismo dei liberali, descriveva infatti un Occidente dilaniato dal disagio sociale, dalle difficoltà lavorative e dall’individualismo esasperato. Un declino che poteva essere rallentato se non fermato, se l’Occidente fosse disposto a capire che “la convinzione occidentale dell’universalità della propria cultura comporta tre problemi: è falsa, è immorale, è pericolosa… l’imperialismo è la conseguenza logica e necessaria dell’universalismo”. Una tesi che si sposa perfettamente con la visione isolazionista di Trump nella quale la conservazione dei valori dell’Occidente sostenuta attraverso l’idealismo globalista, viene sostituita da una tutela dell’Occidente in senso realista.

Un Occidente realista tenderebbe a cristallizzare le posizioni acquisite dalla civiltà occidentale non intervenendo nei conflitti esterni, quelli che avvengono nelle faglie dove le civiltà si scontrano e preparandosi ad affrontare la corsa verso il progresso economico e la modernità condotta dai paesi emergenti, prendendo le adeguate contromisure all’emergere di nuove egemonie regionali. Secondo lo studioso americano, inoltre la modernità non necessariamente passava per l’occidentalizzazione, ma i paesi meno sviluppati possono trovare una loro forma di modernizzazione che consenta loro di poter primeggiare pareggiando i conti con l’Occidente.

Tradotto in termini politici

Dalla Destra di Trump c’è da attendersi dunque un avvicinamento per affinità di idee dell’Occidente alla Russia, considerato soprattutto un partner credibile sui temi dell’hard power come la sicurezza, la lotta al terrorismo e il peace-keeping. Una conservazione dell’Occidente che però prevede anche dei forti contrasti con l’ascesa delle potenze dell’Asia orientale, in particolare della Cina, vista come una minaccia dal punto di vista commerciale da Trump. Uno dei nodi che ad ogni modo potrebbe durante i prossimi quattro anni creare qualche discussione anche con lo stesso Putin.

Dall’altra parte della barricata, sarà dunque l’Europa a continuare, forse ancora una volta attraverso la leadership della Merkel, quella concezione neoliberale dell’Occidente che sinora era stata sostenuta dagli ultimi presidenti americani e che, come siamo abituati a conoscere, si prodiga di utilizzare movimenti politici di origine eterogenea per espandere la propria egemonia con i metodi tipici del neoimperialismo: il soft-power e la propaganda tesi a rovesciare i regimi scomodi. Si veda a tal proposito l’uso sapiente di liberali, islamisti o ultranazionalisti in conflitti come il Donbass, la Siria, le primavere arabe in generale e le rivoluzioni arancioni di vario tipo.

Per l’Europa nonostante Obama stia per lasciare la Casa Bianca cambierà ben poco nei prossimi quattro anni, a meno di clamorosi rovesciamenti da parte dei critici dell’Europa unita, che tuttavia sembrano ancora ben lungi dall’essere in grado di contendere la leadership ai partiti europeisti e difficilmente in questo avranno l’aiuto di Washington o di Mosca, ormai orientate ad agire al di fuori del fronte europeo.

Ne vedremo delle belle (o delle brutte)…

Mirco Coppola

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