La tanto ripetuta domanda alla quale spesso viene una data una risposta negativa, serpeggia nel mondo dei social e dei media in generale da ormai alcuni anni. Tutti gli appassionati, critici sportivi e giornalisti ci hanno speso parole e fiumi di inchiostro, alle volte intere trasmissioni sportive con analisi e commenti a riguardo, ma alla fine si ritorna sempre alla fatidica domanda: Messi, è decisivo o no con la propria nazionale?

Rispondere in modo esauriente a tale quesito, implica senza dubbio soffermarsi non solo sulle prestazioni in generale ma soprattutto sui numeri. Prima di analizzare tutto questo, ci si deve però porre un ulteriore interrogativo, ovvero “Cosa significa essere decisivi nel calcio odierno?” Ebbene a mio avviso, il risultare determinanti per la propria squadra si può sviscerare solamente su due aspetti: segnare e far segnare. Chi si propone in attacco e fa un gol, risulta già di per sé rilevante nel tabellino delle marcature del match, chi dona l’assist vincente al compagno, lo è altrettanto. C’è poi un terzo punto: chi fa i gol e chi riesce nel medesimo incontro a regalare spazi e cross invitanti ai compagni, messi poi in condizione di puntare a rete. La prima accusa che si può muovere a questo breve pensiero è che per vincere non sempre sono fondamentali solo i gol, ma anche chi è incaricato di non farli subire, ovvero difensori e portiere. Obiezione logica, ma qui parliamo di reparto offensivo. Qui parliamo di Messi.

La Pulce è stata spesso oggetto di critiche in veste albiceleste, perché spesso ritenuto poco incisivo e talvolta irriconoscibile per le prestazioni deludenti offerte. Sembra strano, ma il 10 blaugrana una volta tolta la casacca del Barcellona per indossare quella della nazionale, cambia faccia. Si nasconde. Il suo estro svanisce. La sua tecnica non è quella esplosiva che tutti noi durante le comuni partite in Liga o in Champions vediamo. Perde quel poco carisma che possiede, lasciando alla mercè degli avversari i propri compagni. Addirittura c’è chi afferma che lo faccia di proposito, perché poco interessato a dare lustro al proprio paese. Insomma, Messi non è più Messi. Non è un leader, non è quel fenomeno che conosciamo non appena vede colori diversi da quelli blaugrana. Perché? Anzi, è davvero così?

Sebbene i trofei maggiori per nazionale manchino nella sua bacheca, mi sento di non essere pienamente d’accordo con chi afferma che Messi in nazionale sparisce nel nulla, o non è mai decisivo in nessun incontro rilevante.

Partendo a ritroso fin dagli U-20, Messi si distingue fin da subito rispetto al gruppo per le segnature che realizza (5 in sole 9 partite) in match valevoli per il campionato del mondo della stessa categoria di quell’anno. Torneo che Messi vincerà da protagonista, segnando in tutte le fasi della manifestazioni: un gol nei gironi contro l’Egitto, una rete negli ottavi di finale contro la Colombia, un’altra ai quarti di finale contro la Spagna, di nuovo un gol in semifinale contro il Brasile e infine la doppietta decisiva nella finale contro la Nigeria. Alla premiazione alza la coppa del mondo insieme ai compagni, venendo eletto miglior giocatore del torneo e capocannoniere indiscusso.

Il Ct della nazionale maggiore dell’epoca lo convoca, ma il debutto non è dei migliori, in quanto Messi rifila una gomitata da rosso ad un avversario dopo appena 40 secondi di gioco. Ci riprova poco tempo dopo nella sfida contro il Paraguay, match per le qualificazioni al Mondiale 2006 in Germania, tutto andrà bene a livello di correttezza personale, un po’ meno per il risultato negativo della sua Argentina che perderà appunto la partita.

Viene inserito nella rosa per il Mondiale teutonico, e al 74’ della sfida contro la Costa D’Avorio entra e regala in pochi minuti un assist vincente al suo compagno Crespo, e infine sigla anche il gol del definitivo 6-0. ( Il più giovane marcatore della competizione del 2006 e il quinto in assoluto della Coppa del Mondo) Un entrata in scena coi fiocchi. Nella partita contro l’Olanda, la sua Argentina perderà ai rigori ed uscirà dalla manifestazione.

Nella sua prima Coppa America, datata 2007, fa un’ottima figura, segnando 2 reti (contro Perù e Messico) e guadagnandosi un rigore importante nella sfida con la Colombia, realizzato poi da Crespo. Non viene utilizzato per ogni partita (es. nella terza del gruppo eliminatorio). Disputa una buona finale con il Brasile, tanto che le uniche due ghiotte occasioni partono proprio dal piede di Messi, prima da un pallonetto in mezzo, e poi da una ribattuta che la Pulce interpreta bene con la quale cerca il gol, viene però fischiato l’offside, anche se dubbio. La rete viene perciò annullata. L’Albiceleste perde la finale per 3-0.

L’anno successivo vola a Pechino per disputare i giochi olimpici, arriva qui il secondo e ultimo trionfo in veste nazionale. Segna due gol, uno ai gironi nella partita inaugurale e l’altro ai quarti contro l’Olanda, servendo poi a Di Maria con un perfetto assist la seconda rete decisiva che fa proseguire l’Argentina. Vince la finale contro la Nigeria donando allo stesso Di Maria l’assist in profondità per l’unica rete del match.

Due anni dopo Messi disputa probabilmente il suo peggior torneo, il mondiale in Sudafrica rimane privo di magia per la Pulce. L’Argentina del ct Maradona viene surclassata dai tedeschi ai quarti di finale per 4-0. Il fenomeno presenzia a tutti gli incontri, non andando però mai a segno. Un fantasma. L’anno successivo si ripete la pessima prestazione, stavolta in una Coppa America giocata in casa. Messi regala tre assist soltanto e nessun gol. Higuain, unico marcatore della partita nel pareggio che poi diviene fatale ai calci di rigore per l’Argentina, era stato servito proprio da Messi.

Arriviamo dunque al 2013. Dopo le ottime qualificazioni disputate, nelle quali Messi segna consecutivamente per 6 incontri con 10 gol all’attivo, segna la sua prima tripletta e si ripete con il Brasile con altrettanti gol, superando il record di Artime, diventando perciò il quarto miglior realizzatore con la maglia dell’Albiceleste. In seguito segna in altre partite (tra cui un’altra tripletta), arrivando a superare i compagni Crespo, Batistuta e il mito Maradona nella classifica bomber.

Messi nella partita d’esordio al Mondiale Brasiliano segna e contribuisce alla vittoria per 2-1 sulla Bosnia Erzegovina. Ripete la medesima prestazione nel secondo match contro l’Iran, sfida vinta all’ultimo minuto, al 91’, proprio con il gol della Pulce. Decisivo per il passaggio agli ottavi di finale. Nella sfida finale del girone mette a segno una doppietta contro la Nigeria, e agli ottavi Messi regala l’assist vincente per il gol decisivo targato Di Maria (al 118’). L’Argentina prosegue ed elimina il Belgio e poi l’Olanda in semifinale. Partita con una prestazione sufficiente quella contro i Diavoli Rossi, un Messi invece anonimo contro gli Orange, dove ha avuto però il merito di segnare il primo rigore, fondamentale in queste circostanze.

Si arriva dunque alla finale tanto attesa, Messi non brilla, spreca. Oltre alla punizione poco alta, tira appena a lato da posizione ottimale alla ripresa, buttando via un gol fondamentale. Ci riprova almeno due volte, davanti a Neuer però perde lucidità e fallisce. Ai supplementari tocca di testa poco oltre il limite dell’area, ancora alta di poco. A centrocampo prova a far partire la manovra, si dimena e cerca i compagni. Pochi guizzi, uno che ci ricorda Messi è quello su Hummels, ma di vere azioni da fenomeno non ce ne sono. La Germania vince con il gol di Goetze a pochi minuti dalla fine. I teutonici trionfano, sono sul tetto del mondo, Messi e compagni all’inferno.

La pulce avrà una sola consolazione, il premio come miglior giocatore del torneo. Un po’ poco per un campione come lui. A discapito di Messi va anche la condizione fisica, affetto da stress o da una qualche forma di nevrosi acuta, non sembra reggere tutto il tempo del match, anche con la Svizzera era accaduto. Per lui il 2014 fu un anno molto duro, anche a causa dei guai giudiziari in corso.

Terminata l’avventura in Brasile, Messi ha una seconda chance, quella della Coppa America 2015. Il Ct Gerardo Martino (suo ex allenatore blaugrana), lo convoca per la manifestazione in Cile. L’Argentina gioca un ottimo torneo, e Messi sembra più in forma, nonostante le fatiche dell’ultima esaltante stagione del triplete. Sigla subito un gol nella partita d’esordio e viene eletto miglior giocatore del match successivo. L’Albiceleste vince anche la terza partita e giunge ai quarti contro la Colombia, battendola solamente ai calci di rigore (5-4), Messi fa il suo e segna il penalty. Nella semifinale contro il Paraguay regala persino 3 assist e la vittoria è netta, 6-1. L’Argentina va in finale contro i padroni di casa del Cile. Messi da dx serve un pallonetto da fermo ad Aguero che però a pochi passi fallisce il colpo di testa. Brevi fiammate, o accelerazioni, Messi prova ad imbucare qualche passaggio ma i suoi compagni spesso sbagliano, Higuain su tutti. Lo seguono poco e a lui manca la leadership che lo contraddistingue in blaugrana. Ai calci di rigore è il Cile a spuntarla, mettendo a segno tutti e quattro i calci dal dischetto, dall’altra parte invece segna solamente la Pulce. Di nuovo Higuain sbaglia sparando alto, e infine Banega per l’errore fatale che consegna il titolo a “La Roja”.

Cile che ha superato l’Argentina anche nella recente finale di Copa America Centenario, con il numero 10 che ha addirittura sbagliato il primo dei rigori della serie finale che ha condannato i rioplatensi. In questa manifestazione, se non altro, Messi ha giocato alcune delle migliori partite con la maglia della nazionale, mettendo a segno 5 reti (tripletta contro Panama). Al termine della finale, sull’onda della delusione, ha addirittura annunciato l’addio alla nazionale, anche se in molti sono sicuri che parteciperà a Russia 2018, se non altro perché gli sponsor non permetteranno di giocare un mondiale senza la Pulce.

Messi in veste nazionale risulta sicuramente meno decisivo, ma c’è da sottolineare come in numerose occasioni, egli sia stato senza dubbio fondamentale per la propria squadra. Un esempio su tutti la prestazione nella fase a gironi dell’ultimo mondiale. Quando era soltanto un ragazzino ha dato un contributo fondamentale alle sue uniche due vittorie in albiceleste, e questo va oltremodo sottolineato. E’ il miglior goleador argentino nella storia, altro punto a suo favore.

Va anche detto che è un fuoriclasse poco amato in patria, usato spesso come capro espiatorio per una squadra che ha realmente poco da dare in termini di qualità, seppur carica all’apparenza di campioni (Tevez, Higuain, Aguero, Di Maria ecc). E’ qui che scatta perciò la prima attenuante per Messi, una squadra mal gestita, poco affine al gioco pratico e molto presuntuosa o leziosa per lunghi tratti. Il problema sta logicamente nello staff e ancor prima nel CT. Messi viene etichettato come “campione fasullo” in Argentina. Spesso gli spettatori e tutti i critici connazionali partono a priori con pregiudizi forti nei suoi confronti, basti pensare al trafiletto che gli riservò lo scorso anno il giornale Olè: “La fascia di capitano è riposta male. Mettiamoci un punto. Il miglior giocatore del mondo non ci rappresenta nei momenti importanti”

In molti lo accusano e in pochi lo difendono, tra questi il CT Martino che seppur volenteroso di convocarlo, non si sorprenderebbe se Messi un giorno decidesse di lasciare prematuramente la nazionale, visto il trattamento che gli viene riservato. “Commentare le critiche che sono state rivolte a Messi dai giornali sarebbe come parlare di qualcosa che non merita nessun tipo di analisi“. E ancora “Io credo che anche i giornalisti dovrebbero fare il mea culpa riguardo al trattamento che hanno riservato a Messi (…) Se Leo, convocato, non dovesse presentarsi, e parliamo di una situazione ipotetica, per me sarebbe una delusione, ma totalmente comprensibile“.
Queste parole non lasciano adito a dubbi.

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