In questi giorni, tra l’11 e il 18 novembre, si sta tenendo a Messina, a Palazzo dei Leoni, una mostra fotografica organizzata dall’Ambasciata ucraina in Italia, in collaborazione con la Città metropolitana di Messina.

La mostra si intitola “Donbass, Europa” ed è composta da dodici fotografie scattate da due fotografi, l’italiano Roberto Travan e l’ucraino Oles Kromplias, nelle zone di combattimento nel Donbass. Le fotografie di Travan e di Kromplias si intitolano rispettivamente “Il confine della verità” e “La guerra dimenticata”, e ritraggono le zone di combattimento nel Donbass dal lato delle truppe ucraine.

Il tema della mostra, che è stato discusso il giorno dell’inaugurazione alla presenza degli studenti di tre licei messinesi, è “l’Ucraina a difesa dei valori europei”.

Riportiamo di seguito la lettera di Daniele Macris, docente di latino e greco a Messina, presidente della Comunità Ellenica dello Stretto e presidente dimissionario del Centro di Rappresentanza della Repubblica popolare di Lugansk in Italia.

Una riflessione si impone nella città che, in modo europeo, ha silenziato Dugin a giugno ed ora si appresta a vivere, con una certa distrazione, anch’essa europea, la mostra che si aprirà lunedì 11/11, a Palazzo dei Leoni, sulla dimenticata, ma europea, guerra nel Donbass. Il sottoscritto è docente visitatore presso l’Università Statale di Donetsk, presidente dimissionario del Centro di Rappresentanza della Repubblica popolare di Lugansk in Italia e ha una conoscenza documentata e diretta, purtroppo, dei fatti. Non è il caso che le scolaresche messinesi ascoltino propaganda: hanno cose più serie da fare. Ora sull’Ucraina a difesa dei valori europei:

  • eroe nazionale dell’Ucraina dal 2014 è Stephan Bandera,collaboratore delle SS, fondatore del battaglione Galizia delle SS;
  • la guerra in Donbass,dovuta alla cupidigia delle multinazionali angloamericane per il ricco sottosuolo e gestita, per procura, dal 2014, dal governo ucraino, frutto di un colpo di Stato violento nel febbraio 2014, si sviluppa contro la popolazione civile russofona e russa: la legge contro l’insegnamento della lingua russa, che riguarda almeno 10 milioni di cittadini ucraini, è certamente di standard europeo;
  • tra le vittime civili della guerra (circa 5000) ci sono 135 bambini, ricordati a Donetsk e Lugansk, capitali del Donbass indipendente, insorto a mani nude contro le forze armate ucraine nel maggio 2014, con monumenti di struggente semplicità: anch’essi testimoni dei valori europei difesi ed offensivamente affermati dall’Ucraina;
  • a Slaviansk nel maggio 2014 perì, anch’egli vittima dei valori europei, il fotografo italiano Andrea Rocchelli, le cui esemplari foto ben meriterebbero una mostra: il suo assassino, un sottufficiale dell’esercito ucraino,Vitaly Markov, è stato condannato a Pavia in primo grado a 24 anni di reclusione (sette più delle richieste della pubblica accusa). I testimoni in Europa, si sa, sono scomodi;
  • anche il fotografo greco Athanasios Kosse è caduto vittima dei valori euroucraini durante la battaglia per l’aeroporto di Donetsk. Il famoso regista americano Oliver Stone ha girato un bel documentario sulla situazione ucraina: le scuole potrebbero organizzare una visione quanto mai opportuna del capolavoro di Stone, premiato a Taormina nel 2016, ma inspiegabilmente silenziato nelle sale, in nome certamente di valori europei.

Luminosa eccezione: il liceo “Maurolico”, già da tre anni, aiuta con manifestazioni di beneficenza i bambini di Gorlovka, gli ultimi della Terra, a cui l’Ucraina europea spara nelle scuole e negli asili, ed incarna, al di sopra di ogni propaganda, l’ideale di humanitas che l’Europa odierna, dimentica di sé, ignora o, peggio, calpesta in preda a barbarie nuova ed antica.

I valori europei attuali sono nati dalle ceneri di milioni di morti europei nella Seconda Guerra Mondiale a causa dei regimi nazifascisti, che impedivano la libertà di parola, di opinione e di stampa. Regimi che impedivano la diffusione di qualsiasi tipo di materiale che non fosse allineato alla propaganda nazifascista. Pertanto, la censura, anche parziale, di materiale che oggi viene definito “anti-mainstream”, è contraria ai valori europei dei giorni nostri.

Silvia Vittoria Missotti

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