Di fronte al crescente fenomeno degli sbarchi, un’emergenza ormai cronicizzatasi con effetti praticamente irreversibili, il premier Paolo Gentiloni s’è visto costretto a rivolgersi con toni chiari e diretti a Bruxelles. “Siamo di fronte a numeri crescenti che alla lunga potrebbero mettere a dura prova il nostro sistema di accoglienza. Abbiamo internazionalizzato le operazioni di salvataggio ma l’accoglienza resta di un Paese solo. Questo mette il nostro Paese sotto pressione ma noi abbiamo un aspetto umanitario, di rispetto delle leggi e lo confermeremo. Non violiamo le regole o vogliamo rinunciare a un atteggiamento umanitario: siamo sotto pressione e chiediamo il contributo concreto degli europei”.

Un primo scambio d’opinioni c’è stato a margine del vertice preparatorio del G20: “Non è la prima volta, lo abbiamo fatto una settimana fa al Consiglio europeo di Bruxelles”. Ma, dopo ben sette giorni, non sembra che ci siano stati particolari risultati per queste prime lamentele da parte italiana: solo qualche bella parola.

Secondo l’UE, infatti, l’Italia sulla questione degli sbarchi è in una “pessima situazione”. Il commissario europeo agli affari interni, Dimitris Avramopoulos, a margine della presentazione delle prospettive migratorie dell’OCSE, ha infatti dichiarato all’ANSA: “Sono in contatto permanente con il governo italiano, oggi e domani ci sentiremo ancora. La cosa più importante è che l’Unione Europea non lasci l’Italia da sola, siamo al fianco dell’Italia, capiamo perfettamente la situazione sul terreno e sono sicuro che la risolveremo”, non senza trascurare neppure “nuove soluzioni di aiuto”.

Secondo Jean Claude Juncker, che ha parlato alla conferenza stampa sulla preparazione del G20 a Berlino, “Da molto tempo come Commissione siamo convinti che non possiamo abbandonare né l’Italia né la Grecia. Insieme dobbiamo compiere sforzi per sostenere queste due nazioni che sono eroiche”.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha così chiosato: “Aiuteremo l’Italia, ci sta proprio a cuore questa necessità”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha invece preferito fare queste precisazioni: “Noi sosteniamo l’Italia e la Francia deve fare la sua parte sull’asilo di persone che vogliono rifugio. Poi c’è il problema di rifugiati economici, e questo non e’ un tema nuovo: l’80% dei migranti che arrivano in Italia sono migranti economici. Non dobbiamo confondere”. E’ una prima parziale ammissione che smentisce quanto finora sostenuto da gruppi politici e sociali di vario genere, partiti e ONG: resterà solo da vedere, a questo punto, se dopo tali parole seguiranno anche dei fatti.

Il ministro dell’interno, Marco Minniti, in un incontro a Milano dal tema “Governare l’immigrazione”, ha spiegato che quest’ultima “non è una questione da dibattito politico quotidiano, la si può affrontare solo con un disegno complessivo, ma un dato è certo: su questa partita si gioca un pezzo fondamentale della democrazia, l’Europa lo gioca. Nei prossimi 20 anni l’Europa si gioca il suo destino in Africa. Che sarà sempre di più lo specchio dell’Europa, non dell’Italia. (…) Guardatevi da coloro che sul tema immigrazione esprimono ricette molto semplici, guardatevi da chi dice ‘arrivo io e risolvo per tutti’. Non è così. Il modo migliore per affrontare la questione è non subirla, ma tentare di governarla, e io di certo ci ho messo la faccia”.

Nel frattempo al porto di Salerno è approdata la nave spagnola Rio Segura con a bordo 1216 migranti. Ci sono 11 donne in gravidanza e 256 minori in gran parte non accompagnati, e tra questi 13 sono i neonati. E’ già stato deciso che saranno tutti dislocati nelle varie regioni del nostro paese.

Il governo ha già fatto sapere, a tal proposito, che l’Italia non può più continuare a far venire tutte le navi indiscriminatamente, a maggior ragione quelle degli altri paesi europei che scaricano sul nostro paese i migranti che loro non vogliono. L’ambasciatore del governo italiano presso l’UE, Maurizio Massari, ha già inoltrato una nota al commissario Dimitris Avramopoulos. Nelle ultime 48 ore in Italia sono sbarcati ben 12mila migranti, trasportati da ventidue navi, molte delle quali appartenenti alle varie ONG. La situazione è stata definita come “insostenibile” dal governo italiano.

Per tale ragione a Roma si sta valutando seriamente l’ipotesi di negare l’approdo nei porti italiani alle navi che effettuano il salvataggio dei migranti davanti alla Libia ma che non battono bandiera del nostro paese. L’eventuale blocco dei porti italiani riguarderebbe non solo le navi delle ONG operanti nel Mediterraneo centrale ma anche quelle inserite in Frontex, l’agenzia a cui spetta il controllo delle frontiere esterne dell’UE, e in Eunavformed, l’operazione che ha il compito di contrastare nel Canale di Sicilia i trafficanti di esseri umani, alla quale partecipano 25 nazioni europee.

“Se il fenomeno dei flussi continuasse con questi numeri la situazione diventerebbe ingestibile anche per un Paese grande e aperto come il nostro”, ha ammonito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il colloquio col primo ministro canadese Justin Trudeau ad Ottawa. Mattarella ha spiegato che si tratta di “un fenomeno epocale che non si può cancellare alzando muri ma occorre governarlo con serietà” e che “va governato assicurando contemporaneamente la sicurezza dei cittadini”.

Sulla scia delle parole di Mattarella, anche Gentiloni ha aggiunto che “In queste ore siamo alle prese con la difficile gestione dei flussi migratori. Possiamo parlare delle soluzioni, delle preoccupazioni ma voglio ricordare che è un Paese intero che si sta mobilitando per gestire questa emergenza, per governare i flussi, per contrastare i trafficanti. (…) Non per soffiare sul fuoco semmai per chiedere all’Europa, ad alcuni paesi europei che la smettano di girare la faccia dall’altra parte perché questo non è più sostenibile”.

All’ANSA il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani ha evidenziato come “Dall’Italia arriva un grido d’allarme, un sos, non una richiesta di soldi: non possiamo lasciarla sola. (…) Ho parlato con Juncker, un colloquio positivo in cui ha ribadito che l’UeE non può voltare le spalle all’Italia. (…) Dopo la chiusura della rotta dei Balcani, è indispensabile chiudere anche quella del Mediterraneo centrale, non si possono avere più ritardi nella soluzione del problema”.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.