Chiunque abbia un minimo di occhio critico, avrà notato come il martellamento mediatico pro-immigrazione abbia subito negli ultimi due anni una recrudescenza notevole.

Dalla Chiesa di Bergoglio, felicemente cooptata per tradizionale interesse economico e per apparente convenienza politica, alle varie figure politiche globaliste (dai vertici più alti della UE fino ai meri inservienti a cottimo delle onlus), è tutto un pullulare di inviti ad abbattere i confini nazionali, ad aprire le porte alle “nuove leve” del lavoro sottopagato e della frammentazione sociale, e quasi a concedere loro uno status “privilegiato” rispetto ai diritti storici degli italiani. Che poi nella pratica questo status sia realmente concesso, è da vedersi, dato che i migranti vengono quasi sempre illusi dando loro sogni a buon mercato con un’illusoria accoglienza iniziale.

Tuttavia, ai fini del semplice “ingresso” (che è la sola cosa che interessa al globalismo liberista, per i fini che ben conosciamo), la propaganda globalista opera tramite mille canali. Quello culturale è senz’altro basilare, e promuove il principio della “migrazione permanente” del popolo flessibile, tramite giornali, libri, spettacoli e film. Un vero e proprio lavaggio del cervello di massa, con effetti tuttavia sempre meno efficaci sulla parte di popolazione meno ideologizzata o asservita.

Naturalmente gli esempi sono centinaia, se non migliaia, tanto è ramificata la catena propagandistica: è ormai assodato che non si possa far parte del mondo culturale senza essere mondialisti, pena l’esclusione. Anche se è solo uno dei tanti casi specifici, mi ha colpito un film in uscita in questi giorni. Narra infatti di una famiglia in crisi che accoglie in casa un gorilla, e che “ritrova la felicità” grazie al nuovo arrivato (sic!). Il film viene presentato, manco a dirlo, come un invito all’accoglienza, con tanto di considerazioni sul “gorilla migliore degli umani” (doppio sic). Frasi facilmente interpretabili: le metafore della dialettica immigrazionista si spingono ogni volta verso nuove vette.

Pur non avendo ancora visto il film ed avvalendoci quindi del beneficio del dubbio, va però detto che se dobbiamo stare a cotanta descrizione, non è difficile coglierne il messaggio, stavolta con risultati a dir poco grotteschi. A partire dai migranti ritratti come gorilla (senza contare che nessuna persona sana di mente si metterebbe in casa un gorilla, per rispetto suo e di se stessi, ma tant’è).

Questo è giusto un esempio minore, ma la narrazione è sempre la stessa. Quante volte abbiamo sentito concetti analoghi alla famosa frase boldriniana, ovvero “il loro stile di vita diventerà anche il nostro”? Quante volte abbiamo sentito inviti ad accogliere indifferentemente tutti i migranti, addirittura invitando ad ospitarli nelle proprie case? Si direbbe quasi che, nel perseguire lo scopo, si persegua addirittura la collettivizzazione della propria sfera privata, espropriandola e mettendola a disposizione del grande progetto di “classe unica” subalterna. L’unica “collettivizzazione” ed espropriazione in atto, dato che tutto il resto, dalle scuole alla sanità, sta finendo in mani private.

In realtà, quello che sta avvenendo è una vera e propria violenza nei confronti di un popolo, quello italiano, sempre più sofferente e insofferente, se è vero che impoverimento e invasione immigratoria (della quale, è bene ricordarlo, i migranti sono solo pedine) vengono messi in atto come parti di un’unica strategia. Costringere un italiano sottopagato o disoccupato, in lotta per mantenere un minimo di dignità e benessere, a caricare sulle proprie spalle un fardello non richiesto senza il proprio consenso, anzi, invitandolo a mescolarsi a nuovi arrivati, è violenza allo stato puro, moralmente paragonabile alle SS che costringevano i propri prigionieri ad avere rapporti sessuali fra di loro. Un vero e proprio stupro morale ai danni delle vittime prescelte, ospiti ed ospitanti.

Non mancano, in questi deliranti inviti alla “cessione di sovranità” persino della propria sfera quotidiana, le frasi inette delle varie dame alla corte del mondialismo, come Alessia Morani che invita gli anziani a vendere le proprie case in nuda proprietà per sbarcare il lunario, o come Alessandra Moretti che li esorta ad accogliere ciascuno un immigrato in casa propria in cambio dei 35 euro giornalieri. In Francia, ne siamo sicuri, queste belle quanto poco significanti signore avrebbero avuto più di un problema, specie qualche secolo fa.

Ma al di là delle ipotesi, non vi è dubbio che dietro la retorica della carità, dietro gli inviti all’autospoliazione francescana, all’annullamento identitario e culturale, si nasconda (nemmeno troppo) il più radicato e feroce disprezzo per il popolo. Sia il proprio, sia quello altrui. Il fatto che si levino, sempre più forti, le critiche al disvelato progetto mondialista, non implica il ritorno a più miti consigli. I mondialisti, dal liquidare figure come quella di Soros come “gombloddo” (divertissement verbale usato specie dalle giovani leve neoprogressiste), passano alla sua nemmeno tanto velata promozione: la “filantropia” è ovviamente il fine ultimo del magnate ungherese. ONG e scafisti, da buone aziende multinazionali, cercano di aggirare le barriere alzate di recente dagli Stati nazionali e gettano i corpi dei migranti ai piedi imbarazzati dei governi non schierati col globalismo. Gli attacchi a figure sovraniste più popolari, come il filosofo Diego Fusaro e il cantante Povia (quest’ultimo letteralmente epurato dall’ “apparatchik” progressista), si fanno sempre più feroci e virulente, con schiere di intellettuali di regime e troll scatenati a cottimo.

Purtroppo, la storia ci insegna che esiste un “punto di non ritorno”, superato il quale la propaganda e l’inganno mediatico non servono più a nulla. E’ un meccanismo simile alle droghe: per garantirne l’efficacia, vengono aumentate le dosi, fino al punto in cui queste non fanno più effetto, anzi, si rivelano in tutta la loro dannosità. Molti segnali indicano che quel punto è stato già abbondantemente superato. Esaurita la leva propagandistica (che comunque continuerà), i prossimi dispiegamenti di risorse dell’apparato mondialista saranno verosimilmente reindirizzati sulla censura e sulla repressione graduale, come dimostrano le sommosse francesi. E, in un quadro macroregionale, non vi è dubbio che la recrudescenza delle politiche espansive mondialiste causerà scontri inevitabili con le maggiori forze nazionali ad esse opposte. E qui si apriranno davvero diversi scenari. Che al momento, per disgrazia o per fortuna, non ci è dato di conoscere.

Filippo Redarguiti

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.