Entrai in quel bar per una colazione, alla televisione le immagini dell’ultima partita della Roma, la battuta fa partire un dialogo schietto, fatto di freddure all’humor nero tipico della capitale, con il padrone del bar, mentre vengo servito al banco da un ragazzo dai tratti non occidentali. Lo indico al padrone: “E’ bravo, è difficile trovare ragazzi italiani con la stessa voglia di lavorare?”. Lo sguardo sornione, ed il sorriso da “gatto der Colosseo”, si fondono bene nella faccia rubiconda del barista: “Non, non è questo, ce ne sono di bravi ragazzi, volenterosi tra gli italiani; il problema è che vogliono essere messi in regola” ma perché questo ragazzo è in nero?”. “No, lavora mezza giornata in bianco e mezza in nero; per carità, io gli pago tutte le ore che lavora, ma l’italiano dopo un po’ vuole essere messo tutto in regola, in bianco e con tutte le spese non ce la si fa”. “Scusa se mi permetto ma se ti arriva un controllo?”. “Gli dico che all’ultimo mi ha chiesto di cambiargli un turno di mattina con uno di pomeriggio e viceversa”. Fatta la legge, trovato l’inganno, riflettevo, tra me e me.

Certo, un ragazzo italiano pretende di essere messo in regola, dopo un po’, magari se ne vorrebbe andar via di casa, prendersi un monolocale in affito con la ragazza, magari se pensa in grande aprirsi un mutuo, e che fa gli presenta in banca una busta paga di 600 euro?

Quante pretese hanno questi ragazzi italiani e questo non è certo colpa di “Hassan” che gli ha soffiato il posto per un falso mezzo orario. “Hassan” fugge da una guerra o più semplicemente da condizioni di vita in cui trascorrerci una settimana per un italiano sarebbe come fare un corso di sopravvivenza accelerato. Lui e tanti altri ragazzi di quella parte del mondo in cui viene esportata la democrazia a suon di bombe, fanno lo sport più antico del mondo: cercare di sopravvivere.

Vivere dividendo una stanza in 4 non è poi un grande problema se vieni da una famiglia dove si dorme in 6 o 7 nella stessa stanza. Anche l’Italia con tutte le sue furberie non ti sembra un paese terribile se lo paragoni a quei regimi foraggiati dall’apparato atlantico per chiudere gli occhi sui contratti capestro che impoveriscono il loro paese di materie prime a prezzi stracciati, se non quando “gli dice male” ed è un libico che viene dall’anarchia dell’AK 47.

Tutto è relativo nella vita ed in questa teoria sociale della relatività che s’infila il mercato, quel mercato che il padrone del bar ha ben capito e come lui i milioni di piccoli e medi padroni che si adeguano al “mercato”. La società italiana ricorda sempre di più la scena del film Cinema Paradiso dove i “poverazzi” che sedevano sui posti rialzati sputavano su gli astanti in platea, fieri di avere per una volta nella loro vita una legge (quella di gravità dalla loro parte). Ma il problema è che tutto questo è un gioco con il trucco, questo “mercato” non è un “libero mercato”, ma frutto di una imposizione, questa si chiama guerra esportata nel caso di Irak, Siria, Libia ed Afganistan, paesi che fanno da soli almeno i tre quarti del fenomeno migrazione degli ultimi anni. Destabilizzazioni create sapientemente ad arte dai nostri amici a stelle e strisce ed a cui la nostra “intellighentia” risponde con uno “stringiamoci di più, aggiungiamo un posto a tavola”. Purtroppo in questo stringersi cascano dalla panca milioni di ragazzi italiani che magari hanno la grave colpa di non essere dotati tutti di un Master alla Bocconi oppure di non avere una Banca Etruria che ti sponsorizza la scalata sociale. Qual è la grave colpa di questi ragazzi per guadagnarsi la disoccupazione giovanile oltre il 40%? Essere i bisnipoti di chi è rimasto mutilato sul Carso per una Italia migliore? Sono morti per questo i ragazzi della classe 99?

Per avere un presidente della Repubblica che chioccia sull’accoglienza? I ragazzi italiani vanno in giro per l’Europa per cercare un’ occasione di lavoro che in patria non trovano, questo vale per laureati e diplomati in discipline tecniche, ma per i milioni di coetanei meno brillanti negli studi, la concorrenza sul mercato del lavoro diventa asfissiante, stretti tra un mercato fatto di disperati e di padroncini che accettano di buon grado quello che offre la piazza. I politici che dovrebbero regolare e tutelare il cittadino, latitano, certo sono occupati a dire “signorsì” alle esigenze di Obama e company: accogliere gli effetti collaterali delle guerre Usa in Medioriente. Nessuno che si alza per dire: “Ma signori, questi disperati sono roba vostra, sono il frutto dell’esportazione del sogno americano”. Ci stupiamo che il FN francese è arrivato al 30% con il motto “La Francia ai francesi”, le problematiche sono le stesse in tutta Europa. Sono le soluzioni politiche che possono essere diverse, dividerci tra “razzisti e buonisti” o tra “patrioti e schiavi”. Chi non è razzista, sono razzista preferisce la seconda. La soluzione al problema migranti? Gli Usa sono un grande paese possono ben accogliere il frutto delle loro guerre.

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