Niente mimose ma garofani e pensieri di lotta. I militanti del comitato di lotta cassintegrati e licenziati della Fiat di Pomigliano, stamane all’alba, hanno organizzato una piccola cerimonia davanti al reparto logistico Fiat di Nola, in cui lavorano 280 addetti in organico allo storico stabilimento pomiglianese. Una festa della donna nel segno dell’azione e della testimonianza, lontana anni luce da quel chiassoso inno al consumismo e all’omologazione che è diventato l’8 marzo. In questo reparto definito “confino”, era stata trasferita dallo stabilimento di Pomigliano, senza però lavorare, Maria Baratto, operaia di 47 anni, che dopo diversi anni in cassa integrazione, si è tolta la vita il 23 maggio del 2014, nell’appartamento che aveva affittato e in cui viveva da sola, ad Acerra.

Per ricordarla, alcuni ex operai della Fiat, licenziati dall’azienda dopo aver manifestato per lei e per gli altri operai di Pomigliano morti suicidi, hanno affisso su un palo davanti al reparto logistico, una fotografia dell’operaia con un messaggio forte che fa a pezzi l’ipocrisia di chi propaganda i diritti una volta sola all’anno: “Non dimeticheremo mai Maria e gli altri compagni uccisi dalla precarietà”.

Sotto la scritta, un garofano e un foulard rossi, simboli di un’identità operaia mortificata da un padronato asservito al finanziarismo parassitario e di un lavoro assoggettato alle logiche perverse della flessibilità e della precarietà. Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella e Massimo Napolitano, questi i nomi dei militanti del comitato di lotta, successivamente si sono recati al cimitero di Ponticelli, dov’è sepolta Maria Baratto. Nel 2011, l’operaia suicida, aveva scritto un articolo di denuncia intitolato “Suicidi in Fiat” che iniziava così: “Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti”.

Una lenta e devastante agonia, più dolorosa di quelle coltellate allo stomaco con cui aveva deciso di strappare via dal suo corpo e dall’anima quella disperazione ne che soffocava i respiri, intrappolandoli sotto macigni di lacrime. Il 22 agosto del 2012, il sito comitatomoglioperai.it, pubblicava quel pezzo scritto dopo che un suo collega aveva appena tentato di uccidersi e un altro, solo pochi giorni prima, dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento, aveva ucciso la moglie e tentato di ammazzare la figlia prima di suicidarsi. Dei suoi 47 anni, gli ultimi sei Maria li aveva passati in cassa integrazione. Le parole usate in quell’articolo che ancora oggi è reperibile in Rete, dovrebbero risuonare nelle teste di chi stasera, ancora una volta, baratterà i diritti con una falsa emancipazione con tanto di scontrino finale.

“L’intero quadro politico-istituzionale che, da sinistra a destra, ha coperto le insane politiche della fiat, denunciava la coraggiosa operaia, è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali. Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione. A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia”.

E ancora: “Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori. Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’intera società”.

Una società avvelenata dall’egoismo e dall’individualismo che l’aveva dimenticata al punto tale da lasciarla sola anche dopo quell’estremo saluto alla vita. A trovarla, furono i carabinieri dopo quattro giorni, chiamati dai suoi vicini di casa perché lei non rispondeva al telefono e loro avvertivano un cattivo odore proveniente dal suo appartamento.

Era stesa sul letto e, prima di farla finita, aveva chiuso la porta a chiave dall’interno. Sola fino all’ultimo di fronte ad un destino così amaro. Nel 2009, durante un’amara intervista per il docu-film di Luca Rossomando “La fabbrica incerta”, si sfogava così: “A 22 anni montavo il tergilunotto sull’Alfa 33, da sola. Oggi prendo psicofarmaci, ma voglio credere che la figura dell’operaio torni a essere quella di una volta”. Un inno alla dignità calpestata, l’intima essenza di una lavoratrice, di una combattente, di una donna.

Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica

UN COMMENTO

  1. Volevo segnalare semplicemente che questo mio spettacolo Questione di Centesimi – Sogno di un Operaio (su un operaio FIAT di Pomigliano) è dedicato a Maria… volevo che lo sapessero i parenti e le sue compagne e compagni di lotta e di vita. Questo è il trailer dello spettacolo:https://www.youtube.com/watch?v=ejn6fmEhvbs
    Attualmente lo spettacolo è al Teatro Studio Uno di Roma e ogni sera io non perdo occasione per ricordare Maria. Questo è l’evento: https://www.facebook.com/events/2084586195109147/
    Grazie per l’attenzione. Pasquale Faraco

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