Vive la France: la Francia di Deschamps Campione del Mondo per la seconda volta

Allez les Bleus! Per la seconda volta nella sua storia la Francia si laurea campione del mondo battendo 4-2 in finale una Croazia cui vanno fatti comunque i complimenti per il grande mondiale disputato.

Era dal lontano 1966 che non si segnavano così tanti gol in una finalissima (ben sei), partita dove spesso prevalgono i tatticismi e la paura a scoprirsi. Il merito di questo risultato pirotecnico a mio avviso va ascritto soprattutto alle camicie a scacchi che hanno provato a fare il loro gioco fin dai primi minuti, consentendo alla Francia di colpire di rimessa sfruttando gli spazi e la palle inattive con quel briciolo di fondoschiena che si porta dietro Didì Deschamps.

Deschamps eguaglia il “Kaiser” Franz

Con la conquista di questo titolo iridato il francese di origini basche può vantarsi di aver eguagliato due leggende del calcio come Mario Zagallo e Franz Beckenbauer vincendo un mondiale sia da calciatore che da allenatore (il brasiliano in realtà ne vinse tre di mondiali, due da giocatore nel 1958 e nel 1962 ed uno da selezionatore nel 1970).

Diciamolo chiaro e fuori dai denti: questa Francia è stata tutt’altro che esaltante, raramente ho visto a livelli così alti una squadra che a centrocampo fa fatica a mettere due passaggi di fila e che dai quarti in avanti si è quasi esclusivamente affidata a gol segnati o su palle inattive o su errori altrui.

Francia: forti e fortunati

Tra tutte le squadre vincitrici della coppa del mondo dal 1990 ad oggi questa Francia è stata senza dubbio la squadra più mediocre sia per gioco espresso che per cifra tecnica. Di questa squadra solo il millennial Mbappé mi sembra un giocatore con le stimmate del predestinato, per il resto Griezmann, Pogba sono ottimi giocatori anche se fin troppo reclamizzati, Matuidi e Kanté due grandi gregari di lusso, Varane un difensore con tecnica e fisico ma che accusa ancora troppi black out (un po’ come tutti i centrali odierni), i due terzini Pavard ed Hernandez sono discreti ma Thuram ed Evra erano altra cosa, Giroud ed Umtiti sono due autentici miracolati, gente che si sta chiedendo come ha fatto a vincere un mondiale infine Lloris come tutti i portieri francesi è più fumo che… arrosto!

A Deschamps grandi meriti

A mio avviso l’impronta del “piccolo basco” Didier Deschamps su questa squadra e su questa vittoria finale è tangibile: l’ex giocatore della Juve ha fatto delle scelte scomode e controcorrente, come tutti i selezionatori che per prima cosa puntano a creare un gruppo di uomini e non un’accozzaglia di star. Ha lasciato a casa gente come Benzema, Lacazette, Martial e ha plasmato un undici di lotta più che di governo.

In difesa Didì  ha dato fiducia allo semisconosciuto Benjamin Pavard (che nello Stoccarda gioca centrale) che l’ha ripagato con un grande mondiale, a centrocampo ha costretto Pogba a fare tanto lavoro sporco al fianco di Kante mentre davanti ha cucito tutto l’attacco sulle spalle di Griezmann, che ben si abbina alla torre Giroud, sacrificando il giocane prodigio Mbappé sulla fascia a fare il tornante. Scelte forti, controcorrente, discutibili quelle di Deschamps che però hanno fruttato il secondo alloro per la Francia anche se, una squadra che ha dimostrato di poter campare solo di episodi, difficile che possa aprire un ciclo.

La Francia multiculturale: una tradizione che viene da lontano

Come nel 1998 ha vinto quindi la Francia multiculturale blanc et noir: nell’undici titolare infatti solo Giroud e Pavard sono gallici purosangue, Lloris è di origine catalane, Hernandez parole sue “mi sento più spagnolo che francese”, Griezmann è oriundo tedesco/alsaziano, Mbappé mezzo camerunense e mezzo algerino, Varane martinicano, Kante maliani, Pogba guineano, Matuidi angolano, Umtiti nativo del Camerun. Infine l’allenatore Deschamps è un basco francese che vanta anche una presenza con la selezione dell’Euskadi.

Va comunque evidenziato, per mettere subito a tacere i giubili dei tanti fan macroniani del melting-pot, che la Francia ha sempre avuto nel calcio squadre estremamente variegate dal punto di vista etnico perché le football oltralpe è sempre stato lo sport preferito delle plebi (immigrati e francesi poveri) mentre i borghesi francesi hanno sempre preferito due sport più raffinati come il rugby (storico sport nazionale) ed il tennis.

Già nel 1958, anno in cui la Francia arrivò terza ai mondiali svedesi che consacrarono Pelé, i galletti schieravano una linea d’attacco che comprendeva oltre il francese Vincent, i polacchi Kopa (vero cognome Kopaszewski) e Wisnieski, il marocchino Fontaine e l’italiano Piantoni! Nel 1984 solo quattro i francesi DOC (Bats, Domergue, Le Roux, Giresse) al fronte di una nutrita pattuglia di oriundi: gli italiani Battiston, Bellone e Platini, lo spagnolo Fernandez, i coloured africani Bossis e Tigana. Quindi le squadre multiculturali del 1998 e del 2018 vantano una robusta tradizione alle spalle e non sono sorte dal nulla, la globalizzazione e il cambiamento delle migrazioni hanno semplicemente accresciuto la componente arabo-africana a discapito di quella europoide.

La Finalina: Belgio – Inghilterra 2-0

Facciamo un piccolo passo indietro alla giornata di ieri per commentare la finalina per il terzo/quarto posto che ha visto il Belgio centrare con merito il miglior risultato della sua storia (superato il quarto posto del 1986).

E’ il giusto riconoscimento quindi per una delle generazioni più forti della storia belga (anche se il Belgio non è che abbia prodotto chissà che talenti fino a poco tempo fa…) mentre l’Inghilterra non riesce a migliorare il quarto posto conquistato ad Italia 90’.

Gli uomini di Martinez hanno vinto con pieno merito perché più talentuosi (un Hazard gli inglesi se lo sognano per esempio) e più freschi dal punto di vista fisico, gli inglesi invece hanno confermato da parte sua che sono arrivati in semifinale un po’ per caso e che se vorranno tornare competitiva in futuro dovranno per forza migliorarsi ancora, in questi due anni Southgate ha svolto tutto sommato un ottimo lavoro, ma non basta ancora, perché alcune tare ataviche permangono ancora (condizione precaria a giugno, incapacità a gestire i momenti topici del match) ed il digiuno di vittorie prosegue ancora.

Francia – Croazia 4-2

Arriviamo ora alla finalissima, come detto in apertura l’ultimo atto di questo mondiale è stato divertente e ricco di emozioni soprattutto perché i croati hanno giocato a viso aperto fino dalle prime battute.

Schierati con il loro consueto 4-5-1 (anzi 4-1-4-1) con Mandžukić unica punta e Brozović nell’inedita posizione di metodista, gli slavi hanno fatto girare il pallone (e la testa dei francesi!) per i primi quindici minuti anche se davanti l’armadio juventino è parso sempre troppo solo (è questa la grande pecca delle squadre che giocano con una sola punta).

La Francia, schierata in attacco da Deschamps in modo sghembo con Matuidi finta ala a sinistra (quindi di fatto terzo mediano) che consentiva a Griezmann di usufruire più spazi sul fronte offensivo, è stata in balia dei croati per tutta la prima parte del match.

Al 18′, sulla prima azione offensiva degna di nota, una parabola di Griezmann su punizione ha incrociato la testa di Mandžukić prima di spegnersi in fondo al sacco. L’uno a zero dei galletti, assolutamente immeritato, non ha spento la Croazia che ha continuato a proporre le sue trame palla a terra, al 28′ una gran botta (leggermente deviata) di Perišić, Doctor Jeckyll in nazionale Mister Hyde ad Appiano Gentile, ha sancito il meritato pareggio. Poi tanto equilibrio con una leggera prevalenza croata fino all’episodio del 38’ (sempre l’otto di mezzo!): ancora una volta ad essere decisiva è una palla inattiva, un calcio d’angolo intercettato da un braccio di galeotto di Perišić, si proprio lui. Dal dischetto Griezmann non ha perdonato e di fatto la partita è finita qui.

Nel secondo tempo infatti è emersa la stanchezza in casa croata (dagli ottavi alle semifinali gli slavi hanno sempre fatto i supplementari!), Dalić ha inserito troppo tardivamente Kramarić al fianco di uno stremato Mandžukić e la Francia ha così dilagato con due contropiedi firmati Pogba e Mbappé in entrambi i casi però Subašić, forse coperto, si dimostra reattivo come un sacco di patate! Combina di peggio, di molto peggio, Lloris al 69’ quando il capitano dei galletti imita  Karius (che di nome fa, ironia della sorte, Loris!) cercando di scartare goffamente Mandžukić che gli carpisce la palla e la deposita in fondo al sacco. La Croazia però non ne ha più e i restanti venti minuti sono pura accademia per i galletti, come diceva Gianni Brera: in alto i calici in alto le bandiere per la Francia campione del mondo!

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