Gli dei del mondiale Messi e Cristiano Ronaldo salutano e vanno a casa

È ufficiale: Francia, Uruguay, Russia, Croazia, Brasile, Belgio, Svezia ed Inghilterra sono le magnifiche otto di questo tiratissimo mondiale russo. Sono andati prematuramente a casa invece nomi illustri come la Spagna, campione del mondo nel 2010, l’Argentina di Messi ed il Portogallo di Cristiano Ronaldo.

La caduta degli Dei

È proprio ai fuoriclasse di Barcellona e Real Madrid (forse ormai dovremmo aggiungerci un ex) che voglio dedicare la mia apertura. Messi e Cristiano Ronaldo sono stati indiscutibilmente i campioni per eccellenza di questi ultimi dieci anni di calcio e due dei più grandi fuoriclasse che questo sport abbia mai espresso.

C’è però una grande macchia che accomuna questi giocatori e cioè il non aver disputato un mondiale da primi attori assoluti, cosa che tutti i grandissimi della storia (Pelé, Maradona, Cruijff, Puskas, Charlton, Beckenbauer, Schiaffino, Meazza) hanno fatto. E’ un peccato perché alla fine il giudizio su questi due immensi campioni viene un po’ ridimensionato proprio dal loro rendimento ai mondiali dove, nella fase ad eliminazione diretta, entrambi hanno segnato la bellezza di zero reti.

Va detto che quest’anno, con le rispettive Nazionali sia Lionello che Cristiano potevano fare ben poca cosa essendo, sia l’Argentina che il Portogallo, squadre poco competitive per la vittoria finale: un’accozzaglia senza capo né coda i sudamericani, una squadra troppo modesta per cifra tecnica i lusitani. Anzi, senza le giocate dei loro due corifei nemmeno sarebbero arrivate agli ottavi di finale.

Dopo questi mondiali personalmente mi sono fatto un’idea di dove collocare Messi e Cristiano Ronaldo in una graduatoria all time: appurato che la sacra triade (Maradona, Pelé, Di Stefano) è intoccabile e che Puskas e Cruijff sono giocatori che in Nazionale hanno lasciato un’impronta più nitida possiamo dire che il portoghese e l’argentino possono essere collocati tra il sesto ed il quindicesimo posto assieme a gente del calibro di Beckenbauer, Schiaffino, Platini, Charlton, Eusebio.

Francia – Argentina 4-3

Uno degli ottavi di finale più belli, almeno  da Inghilterra-Argentina del 1998, quella volta furono i sudamericani a spuntarla sugli odiati rivali inglesi ai termini di un match al cardiopalma ricco di gol e colpi di scena.

In questa circostanza invece la Seleccion ed il suo corifeo Messi hanno dovuto chinare il capo dinanzi ad una Francia molto italiana (Didì Deschamps ha giocato ed allenato alle nostre latitudini) che ha mangiato i gauchos a metà campo per poi colpire in contropiede con l’astro nascente Mbappé, letale in campo aperto.

La selezione transalpina mi ha colpito specialmente per come è in grado di ribaltare l’azione, da difensiva ad offensiva, tattica che può funzionare con squadre sconclusionate come quelle di Sampaoli ma che porrebbero rivelarsi meno efficaci contro difese più munite come quelle dell’Uruguay. Deschamps quindi dovrà studiare qualcosa di alternativo contro gli uruguagi e molto dipenderà a mio avviso dal lavoro di sponda di Giroud.

Non merita nessun commento invece quest’ennesima versione fallimentare dell’Argentina, una non squadra, un’accozzaglia senza capo né coda messa in campo da un visionario invasato. Messi ha fatto due assist ma per il resto si è limitato a nascondersi e passeggiare per il campo, anche se in un deserto tecnico e tattico del genere pure Sua Maestà Maradona avrebbe fatto fatica ad esprimersi: possibile che il movimento calcistico argentino non trovi un portiere migliore di Armani o Caballero, terzini più presentabili di Tagliafico o centrocampisti meno bolliti dell’allenatore effettivo Mascherano?

Uruguay – Portogallo 2-1

Dopo Messi è arrivato il capolinea per l’altro pezzo da novanta del mondiale, Cristiano Ronaldo, che contro l’Uruguay è incappato in un’autentica giornata no ed il suo Portogallo ha dovuto così alzare bandiera bianca al cospetto della compagine oriental.

Il divo di Madeira ha letteralmente trascinato i suoi fino agli ottavi ma contro la compagine di Tabarez è stato più un peso che un aiuto per i suoi compagni. Chiuso in spazi angusti dai celesti, incapace di dribblare e di creare la superiorità numerica, il Portogallo ha giocato di fatto in nove perché il suo tandem d’attacco è stato letteralmente non pervenuto.

Chi invece è riuscito a lasciare il segno è il duo offensivo Suarez-Cavani che da soli hanno estratto dal cilindro le due reti decisive per la vittoria finale confermando che è vero chi dice che sono le caratteristiche degli attaccanti a far giocar bene la squadra. Ecco perché la squadra del Maestro Tabarez, probabilmente senza El Matador uscito per infortunio, contro la Francia perderà almeno il 50% del proprio potenziale.

Spagna – Russia 3-4 d.c.r.

La prima vera sorpresa arriva da Mosca dove i padroni di casa della Russia riescono nell’impresa, non pronosticata alla vigilia, di estromettere la Spagna, una delle candidate per la vittoria finale. La partita del Luzhniki (diventato Luzhin grazie all’ineffabile Gianni Riotta!) è stata la prova lampante che questo è il mondiale delle difese e del calcio verticale e che chi è rimasto ancorato ai dettami del tiki taka è destinato a fare magre figure. La Spagna ha avuto percentuali bulgare di possesso palla, ma il suo fraseggio era sempre sterile perché i suoi uomini non ricucivano mai a smarcarsi o a trovare la verticalizzazione. Qui sta il merito grande della banda del baffuto Cherchesov (anzi Chernesov secondo il gianniriottesco!) che con grande pragmatismo ha mandato le furie rosse a perdersi nell’imbuto centrale. Ai rigori ha fatto la differenza la caratura dei due portieri: un portiere muscolare costruito come De Gea ha visto tutti i palloni calciati dai russi infilarsi alle proprie spalle mentre l’istinto e la plasticità slava di Akinfeev sono riusciti a fermare i tiri spagnoli regalando una qualificazione ed una giornata storica che potrebbe rappresentare la rinascita del movimento calcistico russo.

Croazia – Danimarca 3-2 d.c.r.

Si è risolta ai calci di rigore anche la partita tra Croazia e Danimarca, solo che questa volta è passata la squadra favorita alla vigilia e cioè quella slava. Gli uscocchi però hanno abbastanza deluso contro una Danimarca quadrata e ben messa in campo, che ha solo sbandato nello scoppiettante ouverture del match quando le squadre hanno dato vita ad un botta e risposta avvincente. Per i restanti minuti si è vista una Croazia abbastanza impacciata ed intrappolata nella morsa del pressing avversario, Modrić nell’unico momento in cui gli avversari gli hanno concesso spazio ha mandato Rebić in porta con una giocata simile a quella di Maradona in Argentina-Brasile dei mondiali di Italia ’90, peccato che dal dischetto il fuoriclasse del Real si sia fatto ipnotizzare da Schmeichel junior. Alla cincia lotteria dei rigori ancora protagonisti i portieri (sia Schmeichel che Subašić) fino al sigillo definitivo di Rakitić: ora la Croazia ha la seria opportunità di migliorare il già storico risultato del 1998, sognare non costa nulla ed è molto bello!

Brasile – Messico 2-0 

Ha fatto il suo dovere anche il Brasile che contro il Messico ha sofferto nel primo tempo l’organizzazione di gioco dei messicani che però ha avuto il demerito di sprecare troppo davanti alla porta di Alisson. Appena sono calati i tricolori però la classe superiore di uomini come Neymar (finalmente decisivo), Willian si è imposta ed il Messico continua a fermarsi agli ottavi di finale. Nel Brasile più luci che ombre comunque: in avanti i funamboli fanno male in campo aperto mentre dietro la difesa comandata da un rinsavito Thiago Silva sembra reggere bene, personalmente non mi convince molto il duo di centrocampo formato da Paulinho e Fernandinho che se non accorcia con i tempi giusti rischia di lasciare la difesa troppo sguarnita, il Mineirazo dopotutto non è poi così distante!

Belgio – Giappone 3-2 

Ha sofferto e non poco il Belgio che contro il Giappone può essere felice solo per la grande rimonta che ha centrato: sotto 2 a 0 a venti minuti dal termine, i diavoli rossi hanno deposto il fioretto in favore della sciabola e sfruttando muscoli, centimetri e un pizzico di buona sorte è riuscito a coronare la rimonta con  la rete del sorpasso proprio all’ultimo minuto dei tempi regolamentari. Per il resto però al primo test probante il Belgio ha mostrato tutti i suoi limiti tattici con un centrocampo troppo esiguo, dove il povero De Bruyne è una pecorella smarrita, ed un attacco troppo dipendente dalle lune di Azzardo, l’unico giocatore veramente positivo dei belgi. Contro il Brasile però servirà tutt’altra prestazione, perché un conto è sbagliare contro il pur dignitoso Giappone, un conto contro il Brasile penta campione. Solo complimenti invece ai nipponici che hanno giocato sessanta minuti ad alta qualità ed intensità, i samurai hanno pagato il calo fisico e una certa inesperienza a gestire certi momenti ad alto livello ed hanno fatto un po’ la fine che fece la Corea del Nord nel 1966 quando, in vantaggio tre a zero contro il Portogallo di Eusebio, perse 4-3. Il movimento calcistico est asiatico scoppia è comunque in piena salute.

Svezia – Svizzera 1-0 

Nell’ottavo di finale meno “glamour” continua la favola della Svezia che ha vinto con pienissimo merito contro una Svizzera piuttosto deludente, parsa inconcludente e poco graffiante in attacco dove i tanti kosovari non sono riusciti a creare la superiorità numerica nella munita difesa vichinga. I vichinghi di Stoccolma hanno portato a casa la partita con le loro solite armi: difesa serrata ed attenta e cazzute ripartenze orchestrate da Forsberg, l’unico di calcio della selezione svedese che con il suo movimento a tagliare da sinistra verso destra ha mandato in tilt la retroguardia rossocrociata. Il gol della Svezia è giunto comunque grazie ad un altro episodio fortunato (il tiro di Forsberg era lento e centrale e la deviazione ha spiazzato letteralmente l’ottimo Sommer), segno che la fortuna aiuta sempre gli audaci. Sono convinto che la Svezia farà sudare le proverbiale sette camicie all’Inghilterra sabato prossimo!

Colombia – Inghilterra 3-4 d.c.r. 

Ha sfatato il tabù rigori l’Inghilterra, una maledizione che durava da ventotto lunghissimi anni e che fino a ieri sera aveva visto i Leoni inglesi uscire per ben sei volte dal dischetto (nel 1990, nel 1998, nel 2002, nel 2006 e agli europei del 1996 e del 2012). E’ stata un’autentica battaglia quella di Samara con la Colombia che ha fatto l’Inghilterra e l’Inghilterra che ha fatto… la Colombia. I sudamericani infatti hanno giocato con molta foga agonistica, con una stamina di stampo quasi britannica. Gli inglesi invece sembravano dei bifolchi latini qualsiasi: oltre che giocare in modo lento e orizzontale con tanto di perdite di tempo e simulazioni alcuni giocatori dei leoni si sono resi protagonisti di sceneggiate alla Neymar. Il gioco alla fine è valso la candela, l’Inghilterra ha un calendario molto agevole perché l’unico avversario di grido che potrebbe intralciare il suo cammino verso la finale è la Croazia, però a livello di gioco i Maestri devono fare qualcosa di più perché non è possibile che il proprio cannoniere Kane venga a prendersi i palloni a centrocampo, possibile che gli inglesi abbiano giocato con i cross in area fino all’altro ieri e si siano dimenticati di questa semplice tattica proprio nel momento in cui gli servirebbe?

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