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Il giorno 18 Febbraio 2017 è morto il regista Pasquale Squitieri. Diverse realtà giornalistiche si lanciano in descrizioni delle opere di un regista appena scomparso. Non è intenzione nostra fare altrettanto. E’ opportuno ricordarlo come un regista che ha dato voce e colore ad episodi storici. In un genere cinematografico chiamato e definito storico politico. Tra questo genere ritengo opportuno ricordarne uno. Un film per fare in modo che non solo rimanga viva la memoria di Pasquale Squitieri stesso ma che si stimolino i giovani. Magari anche coloro che non lo conoscevano a documentarsi e magari apprezzare in modo postumo una delle sue opere.

Gli invisibili di Pasquale Squitieri, 1988

Sirio è un operaio. Decide di abbandonare il proprio impiego per potersi dedicare alla militanza politica in un gruppo di estrema sinistra. Sirio aveva militato in tali gruppi, la voglia di essere di nuovo attivo è molta e lo porta ad essere imprudente. Incontra un amico nonché ex compagno di militanza. Tale amico è chiamato Apache. Apache è militante clandestino di un gruppuscolo con velleità armate. I due si incontrano in un bar, la polizia effettua una retata e li arresta entrambi. A carico di Sirio non ci sono prove di colpevolezza. Nonostante questa mancanza di prove viene tenuto in galera. Passerà del tempo e gli verrà chiesto di diventare collaboratore di giustizia. Se lo diventasse potrebbe essere libero. Per essere liberato dovrà agire da delatore. Sirio non accetta e rimane in galera. E’ in galera che inizierà la lotta per il riconoscimento di diritti legati alla condizioni di prigioniero politico.

Un film, un’epoca dimenticata

Il film è basato sul romanzo omonimo scritto dallo scrittore Nanni Balestrini. Questo libro parlava del movimento del 77. Si soffermava a spiegare la fine infausta, l’arrivo di nemici esterni nel movimento quali ad esempio la droga. Un libro che ha parlato in modo non generico e non retorica di una pagina politica che è stata accomunata alle velleità armate. In fondo un parallelismo non giusto o quantomeno denigratorio.

Un film e il suo regista

L’aver dato colore a questo libro ha dimostrato per l’ennesima volta il coraggio di un uomo, Pasquale Squitieri. Un regista che non fu mai pavido e che come in questo caso narrò storie non felici e non da cinema retorico e stupido in stile hollywoodiano.

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