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Cino Tortorella

I bambini di una volta, e anche quelli di non tanto tempo fa, andavano matti per Mago Zurlì e i suoi duetti con Topo Gigio, sul palcoscenico di quello spettacolo che non conosceva età e tramonti noto a tutti come lo “Zecchino d’Oro”. Cino Tortorella, in arte Mago Zurlì, è morto oggi a Milano: a giugno avrebbe compiuto novant’anni.

La sua carriera era stata costellata di successo, ma gli ultimi anni erano stati difficili da digerire. Dieci anni fa, Tortorella era stato escluso proprio da quello “Zecchino d’Oro” alla cui grandezza aveva dato un così importante contributo. La sua reazione era stata furibonda e così aveva dichiarato alla radio: “Sto facendo un’azione legale perché voglio riprendermi lo Zecchino e voglio difenderlo da chi ne vuole distruggere lo spirito. La Rai mi sta facendo fare la fine di Mike Bongiorno, ma io non avrò nemmeno il funerale in Duomo”. Lo “Zecchino d’Oro”, oltretutto, era proprio opera sua: l’aveva fondato cinquant’anni fa insieme all’indimenticata Mariele Ventre e ai suoi personaggi, Mago Zurlì e Topo Gigio, oltre ai frati dell’Antoniano. Ma ad un certo punto Mariele Ventre non c’era più, e così i frati dell’Antoniano. Erano rimasti solo lui, Mago Zurlì e Topo Gigio, e il nuovo direttore nominato dalla RAI li aveva unilateralmente ed arbitrariamente pensionati, ritenendoli ormai troppo vecchi.

Anche la sua salute aveva già dato da pensare: nel 2007 e nel 2009 il suo cuore s’era fermato, a causa di due ischemie su cui tuttavia Tortorella amava scherzare affermando d’esserne uscito più forte di prima.

Nato a Ventimiglia nel 1932, era entrato in RAI grazie all’intelligenza di Umberto Eco, che al tempo ne era un dirigente e che aveva riconosciuto le sue doti, proponendolo per un programma cult fra i bambini del tempo: “Zurlì, il mago del Giovedì”. La bacchetta magica e la mantella azzurra erano subito diventate la sua divisa. Coi frati dell’Antoniano non si limitò solo a fondare lo “Zecchino d’Oro” ma anche altri programmi di successo, senza dimenticare ulteriori trasmissioni che condusse insieme al grande Mike Bongiorno.

Quando la RAI lo estromise dagli schermi, commentò amaramente: “Alla RAI non importa più della TV dei ragazzi” e “Non ci sono più trasmissioni fatte a misura di ragazzo. Oggi i giovani sono dimenticati dalla televisione e questo è un vero peccato”. Parole profetiche e veritiere, se guardiamo a ciò che oggi la televisione, sia pubblica che commerciale, offre alle nuove generazioni.

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