Mubarak

E’ stato dato proprio stamani, da parte del cognato, il Generale Mounir Thabet, l’annuncio della morte dell’ex Presidente egiziano Hosni Mubarak. Per trent’anni, dal 1981 al 2011, Raìs dell’Egitto, Mubarak era ormai ricoverato da un mese presso l’ospedale militare Galaa al Cairo, circondato da tutta la famiglia. La Presidenza egiziana, che s’era spesa per la sua assoluzione al processo per i fatti relativi alle repressioni del 2011, annullando così la grave condanna che Mubarak aveva ricevuto durante la breve presidenza di Morsi, ha già dichiarato che s’incaricherà di organizzare i funerali. 

Giunto al potere nel 1981, dopo l’attentato contro Sadat da parte di soldati fedeli alla Fratellanza Musulmana, avvenuto in una parata a cui anch’egli stava presenziando al fianco dell’allora Presidente egiziano, in qualità di vice ne ereditò immediatamente il posto, poi confermato da un plebiscito dai prevedibili esiti. Si trattava del famoso “attentato della pedana”, come viene chiamato fra gli egiziani, in cui il vecchio Anwar el Sadat fu falciato da una scarica di mitra partito da uno dei convogli che transitavano davanti al palco, morendo immediatamente. Lo stesso Mubarak avrebbe probabilmente fatto la stessa fine, se non avesse fatto in tempo al pari di altri a rifugiarsi sotto il palco, schivando le pallottole.

A quel tempo Mubarak era comunque una figura già nota nel paese, e godeva di una certa stima. Nella Guerra dello Yom Kippur del 1973 che proprio Sadat aveva scatenato insieme alla Siria contro Israele, per riappropriarsi del Sinai perso sei anni prima, nella Guerra dei Sei Giorni del 1967, Mubarak era divenuto “l’Eroe del Sinai”, tra i principali artefici del recupero di quell’importante regione fino ad allora occupata dagli israeliani con la conseguente riappropriazione anche del Canale di Suez e del suo esclusivo esercizio da parte del Cairo. Brillante militare dell’Aviazione Egiziana già sotto Gamal Abdel al Nasser, il titolo di “Maresciallo dell’Aria”, ovvero il massimo grado dell’aeronautica militare nazionale, a quel punto era più che dovuto.

Forse anche per questo, quando nel febbraio del 2011 in Egitto scoppiarono le proteste di Piazza Tahrir che falcidiarono uno alla volta gli alti gradi del regime egiziano fino a bruciare anche la sua poltrona, nel suo ultimo discorso alla nazione Mubarak volle ricordare quell’ormai lontano ricordo di gioventù, in un estremo tentativo di non cedere al vento della “primavera egiziana”. Non ci fu nulla da fare, e fu costretto comunque a dimettersi poche ore dopo, ma anche in seguito non pochi fecero notare, sia in patria che all’estero, che Mubarak non dovesse essere trattato come il “presidente poliziotto” Ben Ali, dato che rispetto a quest’ultimo aveva sicuramente dei meriti storici, militari e politici ben più importanti e rispettabili.

Malgrado le malversazioni, l’autoritarismo e l’arricchimento personale e familiare che avevano caratterizzato la sua lunga stagione di governo al pari di tante altre in varie parti del mondo, il processo contro Mubarak non trovò mai facili legittimazioni e ben presto diede luogo anche a nuove contestazioni, sia politiche che giuridiche. Nel 2017, dopo che già aveva di fatto trascorso qualche anno agli arresti, e mentre le sue condizioni di salute apparivano tutt’altro che solide, fu assolto dalla maggior parte delle accuse e liberato. Ma ormai, come dicevamo, in Egitto aveva cominciato a soffiare un’aria ben diversa da quella che, sei anni prima, era costata al Raìs, o al Faraone come molti ironicamente l’avevano ribattezzato, l’onta della detronizzazione.

Nel bene e nel male, Hosni Mubarak è stato un protagonista della storia moderna del suo Paese e del Medio Oriente nel suo complesso. La sua presidenza, come del resto anche le fasi storico-politiche precedenti e quelle successive a noi ancor più vicine, ci testimonia il ruolo di vero e proprio “architrave” geopolitico che l’Egitto da sempre riveste in quell’importante regione, affacciata sul Mediterraneo, quel “Mondo Arabo” al cui rapporto e confronto l’Occidente non può per ovvie ragioni sottrarsi. 

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