E’ morto la scorsa notte, nell’ospedale di Montebelluna (Treviso), il fondatore dell’Aprilia di Noale, Ivano Beggio. Aveva 73 anni e da tempo combatteva con una brutta malattia. Nato a Rio San Martino di Scorzè, aveva cominciato fin da giovanissimo a lavorare nell’azienda paterna. A quel tempo l’Aprilia (il padre l’aveva chiamata così ispirandosi all’omonimo modello Lancia, che gli era sempre piaciuto) era una piccola attività, dedita alla vendita di elettrodomestici e successivamente convertitasi nella costruzione e riparazione di biciclette.

Nei primi Anni ’70 subentrò al padre nella gestione dell’azienda, cominciando ad avventurarsi nel campo dei ciclomotori e dei motocicli. Erano gli anni delle moto da cross e le prime realizzazioni firmate da Ivano Beggio non passarono affatto inosservate. Grazie ad una saggia politica d’investimenti, la Casa iniziò ben presto a crescere e ad affermarsi nel mercato italiano e, in seguito, pure all’estero.

Già nel 1975 l’Aprilia di Ivano Beggio s’era dotata di moto da competizione, perché il giovane imprenditore aveva capito molto bene quanto le corse potessero rappresentare un formidabile veicolo pubblicitario per un Costruttore emergente. Nel 1977 l’Aprilia s’aggiudicò così il campionato italiano di cross nelle classi 125 e 250. In seguito iniziò un vero e proprio profluvio di successi sportivi, con la scoperta di grandi campioni: non solo Valentino Rossi e Max Biaggi, ma anche Jorge Lorenzo, Loris Reggiani, Marco Melandri, Alex Gramigni, Roberto Locatelli e Manuel Poggiali. In totale, sotto Ivano Beggio, l’Aprilia ha vinto 56 titoli mondiali nelle varie specialità motociclistiche, e coi suoi 19 titoli costruttori si colloca fra le prime quattro Case motociclistiche al mondo per numero di vittorie sportive.

Già negli Anni ’80 Aprilia era ormai un piccolo colosso, leader nel campo dei 50 e dei 125 cc, grazie anche a modelli innovativi che attiravano subito i consensi del mercato. Nel 1991 nacque lo Scarabeo, un best-seller fra gli scooter a ruote alte, mentre l’anno dopo arrivarono il primo scooter e la prima moto a due tempi con marmitta catalitica. Nel 1998 debuttò la RSV Mille, votata come Moto dell’Anno nel 1999, mentre nel 2000 dopo essere arrivata ad un passo dall’acquisizione di Piaggio (ipotesi poi sfumata perché comprare il gigante di Pontedera sembrava, per Beggio, un passo più lungo della gamba) l’Aprilia acquistò la proprietà di due storici nomi del motociclismo italiano, Moto Guzzi e Laverda.

Nel 2004, a causa dell’imprevedibile flessione accusata dal mercato degli scooter, settore su cui Aprilia aveva investito enormemente fino a quel momento, la Casa entrò in crisi e per salvarla Ivano Beggio si vide costretto, a malincuore, a cederla alla Piaggio nel frattempo acquisita da Colaninno. Rimase presidente onorario di Aprilia e Moto Guzzi fino al 2006, ma ormai s’era conclusa un’epoca: e infatti i suoi ambiziosi progetti per un rilancio in grande stile di Guzzi e Laverda, passati al vaglio della nuova dirigenza Piaggio, rimasero lettera morta o quasi.

Ivano Beggio si ritirò così a vita privata, con la signorilità che l’aveva sempre caratterizzato. Era l’ultimo dei romantici “signori dei motori”, che come Giuseppe Gilera, Carlo Guzzi o Alfonso Morini era partito da zero fino a creare una grande Casa motociclistica: con lui finisce davvero un’era che difficilmente potrà ritornare. Alla sua famiglia, insieme a quelle del numeroso popolo motociclista, porgiamo le nostre più sincere condoglianze.

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