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Venerdì 3 marzo se n’è andato a ottantacinque anni il primo grande simbolo del calcio francese, Raymond Kopa, grande protagonista del calcio anni Cinquanta con le maglie di Stade de Reims e Real Madrid nonché con la Nazionale francese.

Kopa, il Napoleone del calcio francese

Per capire che personaggio fosse il Napoleone del calcio dobbiamo partire da un semplice dato di fatto: prima che Raymond Kopa facesse capolino sui rettangoli verdi sul finire degli Anni Quaranta le football in Francia era uno sport scarsamente seguito, praticato prevalentemente da plebei di estrazione popolare o gente immigrata mentre i francesi purosangue di estrazione nobile o borghese preferivano dedicarsi al rugby, lo sport nazionale dell’élite danarosa ed istruita.

È stato proprio in seguito al 1958, anno spartiacque nella storia del calcio francese, quando la Francia guidata da uno strepitoso Kopa giunse terza ai mondiali di Svezia, che il calcio iniziò a far breccia nei cuori della maggior parte dei transalpini fino a diventare una delle principali potenze calcistiche continentali e mondiali.

Da quel preciso momento storico la Francia calcistica è stata grande e vincente, non è un caso, quando si è poggiata su un grande numero dieci di origine straniera: il polacco Raymond Kopa, l’italiano Michel Platini e il berbero algerino Zinedine Zidane.

Dalla Polonia alla Francia

Raymond Kopaszewski, questo il suo vero nome all’anagrafe, nato a Noeux les Mines nel 1931 da genitori polacchi, può considerarsi a tutti gli effetti un figlio della Grande Guerra: nel 1919 il Trattato di Sain Germain infatti permise ai minatori polacchi di stabilirsi legalmente nella parte settentrionale della Francia, ricca di miniere da sfruttare.

In miniera sembrava destinato a finirci anche lui, il piccolo Raymond, perché a scuola era completamente negato: a casa sua si parlava solo polacco, così già da adolescente finì a lavorare in miniera dove perse subito due falangi. L’occasione di riscatto arrivò dal calcio perché nei dintorni di Noeux un immigrato polacco poteva fare solo due cose: lavorare in miniera o tentare la sorte con le football, lo sport dei più poveri.

I primi anni di carriera in Francia

A diciotto anni Kopa (così diventò per decisione di un suo allenatore) fu tesserato dall’Angers dove fece subito faville nel ruolo di ala destra grazie alla sua statura minuta (169 centimetri) ma soprattutto alla sua fantasia tipicamente polacca che si sposava alla perfezione con il calcio pomposo e molto champagne tanto caro ai francesi.

Nel 1951 Kopa fu notato dal tecnico/giocatore dello Stade de Reims Albert Batteux che con il suo acquisto costruì un grande attacco con l’altro oriundo polacco Glavocki e l’olandese Bram Appel. Questo trio d’attacco fruttò un campionato e una Coppa Latina contro il grande Milan del Gre-No-Li (manifestazione antesignana della Coppa Campioni) nella stagione 1952/53.

Lo schema di gioco utilizzato da Batteux era questo:  Kopa “finto” centravanti pronto ad aprire spazi o a partire da lontano in serpentina e Glavocki pronto ad inserirsi negli spazi creati dall’ex minatore.

La consacrazione internazionale per Kopa dovrebbe arrivare ai mondiali svizzeri del 1954 dove il ventitreenne Raymond era tra i giocatori più attesi nelle file di Les Coques che invece si fecero cacciare a malo modo perdendo con la comunque forte Jugoslavia e pareggiando con il modesto Messico.

I giornali trovarono subito il loro capro espiatorio in Kopa, la cui unica colpa era quella di essere polacco e figlio di minatori: “Tornatene in miniera!” sentenziò lapidario un giornalista transalpino grondante di spocchia e classismo esattamente come ai giorni nostri.

La finale di Coppa Campioni

La rivincita per Raymond però era davvero dietro l’angolo: dopo l’ennesimo titolo al termine della stagione 1954/55 il suo Reims giocò una grandissima prima edizione di Coppa Campioni e finì dritto in finale dove però dovette inchinarsi dinanzi allo straordinario Real Madrid di Alfredo Di Stefano che la spuntò 4-3 al Parco dei Principi di Parigi, dopo essere stato sotto 2-0 e per lunghi tratti in balia del gioco dei transalpini.

Qualche mese prima Kopa aveva già raggiunto l’accordo per trasferirsi proprio al Real Madrid in un colpo che fece decisamente scandalo all’epoca (52 milioni di franchi) e che causò per due anni l’allontanamento di Raymond dalla Nazionale.

Il Real Madrid dei grandi campioni

Nelle merengues la camiseta con il nove era tutta sulle spalle larghe di don Alfredo Di Stefano e così Raymond fu costretto a defilarsi sulla fascia destra come nelle prime stagioni, dove per altro mostra subito di che pasta era fatto vincendo subito due campionati e altrettante Coppe dei Campioni.

Al “Napoleone del calcio” ormai mancava solo di lasciare il segno con la sua Nazionale e la cosa avvenne nell’estate del 1958 quando Batteux, suo ex allenatore allo Stade, lo richiamò in maglia bleu per affrontare i mondiali in Svezia dove la Francia diede spettacolo giungendo al terzo posto perdendo solo contro il leggendario Brasile di Pelé (5-2) che rubò lo scettro di miglior giocatore del torneo proprio Kopa.

La posizione di finto centravanti di Kopa permise alla mezzala nominale Just Fontaine di laurearsi capocannoniere con tredici centri e dopo il bronzo mondiale a fine anno per Kopa arrivò anche il Pallone d’Oro.

Nella stagione 1958/59 con l’arrivo di Ferenc Puskás il Real poté schierare una prima linea da schianto: Kopa-Rial-Di Stefano-Puskás-Gento tutti assieme appassionatamente, un po’ come presentarsi ad un torneo di doppio con una squadra formata da Federer e Nadal e Djoković di riserva! Il Real vinse la sua quarta Coppa Campioni, ancora una volta contro il Reims, mentre in campionato fu sorpassato solo dal grande Barcellona di Kocsis, Kubala e guidato da Helenio Herrera, un altro immigrato che ha fatto grande il movimento calcistico transalpino.

Questo fu l’unico insuccesso di un triennio d’oro per il francese di origini polacche in terra iberica. Nel 1959, a ventotto anni Kopa decise di tornare allo Stade de Reims dove conquistò altri due titoli nazionali (1959/60 e 1961/62) prima di declinare lentamente fino al suo ritiro dal calcio giocato nel 1967.

Le polemiche dopo la scomparsa

Nel giorno della sua scomparsa Kopa è stato oggetto di argomento politico in vista delle delicate elezioni del prossimo 23 aprile che si annunciano come una delle più infuocate della storia francese.

Accanto ai soliti coccodrilli un po’ scontati e di rito di illustri ex calciatori, presidenti, autorità, vip, si è distinto Robert Ménard, sindaco di Béziers con il sostegno del Front National lepeniano, che ha lodato Kopa come “il simbolo di un’immigrazione che si integrava, che sceglieva di francesizzarsi senza esitare”.

I fautori del multiculturalismo blanc et noir ovviamente non hanno digerito affermazioni del genere, per rigore storico noi affermiamo che Kopa, pur non dimenticando le sue origini polacche e la fede cattolica, si è sempre sentito (parole sue) “più francese che polacco” semplicemente perché in Francia ha sempre vissuto, in Polonia non ci ha mai messo piede ma che allo stesso tempo, non gli importava cantare la Marsigliese a squarciagola.

Just Fontaine ha ricordato in questi giorni che nei prepartita, durante l’esecuzione dell’inno, pronunciavano parole a caso.

La scomparsa di Kopa è stato comunque l’addio di un personaggio simbolo di un’altra Francia: la grandeur che con i suoi ideali di “libertà, uguaglianza, fratellanza” era vista come un faro di speranza per migliaia di persone che toccavano il suolo francese in cerca di riscatto e miglior sorte. Oggi, purtroppo, grazie ai vari Mitterand, Hollande e Sarkozy, non è più così…

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