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Siria, l'indecisione di Trump dopo attacco chimico

In questi giorni, il clima internazionale riguardo alla situazione in Siria si è molto esacerbato. Donald Trump, dopo avere recentemente parlato di un possibile grande attacco militare americano in Siria, in risposta al presunto uso di armi chimiche contro la popolazione siriana da parte del presidente Bashar al-Assad il 7 aprile scorso a Douma, ad est di Damasco, ieri sera (alle 22 orario di Washington, le 3 del mattino italiane) ha dato ordine di attaccare il Paese mediorientale. L’attacco ha avuto luogo questa notte, con l’aiuto di Francia e Gran Bretagna.

Gli obiettivi colpiti sono stati tre: un centro di ricerca a nord di Damasco, un deposito per lo stoccaggio delle armi chimiche e un centro di comando a Homs. Fortunatamente, non ci sono state vittime.

La Russia, che supporta il governo di Assad e che ha dato un enorme contributo alla sconfitta quasi totale dell’ISIS (e dei cosiddetti ribelli “moderati”, legati all’Islam radicale) nella regione, mira ad evitare che l’attacco degli USA e dei loro alleati metta in pericolo i soldati russi in Siria e che non sia di una portata tale da costringere la Russia a rispondere con un altro attacco. Mosca ha già avvisato che, in tal caso, procederebbe alla distruzione dei missili e dei portamissili (navi e jet militari) della coalizione attaccante. Immagini satellitari dell’11 aprile mostrano che le navi militari russe hanno lasciato la propria base militare di Tartus in Siria per posizionarsi in postazione di combattimento.

Un attacco missilistico americano su larga scala in Siria, infatti, rappresenta anche una provocazione di guerra aperta contro i Paesi alleati della Siria (Russia e Iran).

In questi giorni, infatti, in Siria è stata presa la decisione di introdurre distaccamenti di polizia militare russa nel distretto di Douma: ciò significa che l’amministrazione del territorio, sotto la legge marziale, è affidata alle forze armate russe, le quali sono incaricate della difesa di quest’area.

Secondo le notizie di ieri dei media libanesi, inoltre, la Russia ha ricevuto il permesso dall’Iran di fare decollare i propri bombardieri pesanti dal territorio iraniano in risposta ad un eventuale attacco statunitense in Siria che andasse a colpire i militari russi.

Bisogna tuttavia notare che gli USA e i loro alleati non hanno mai mostrato le prove dell’attacco chimico di Douma. L’esercito siriano ha dichiarato di essere in possesso delle prove che dimostrerebbero la falsità di tale accusa: secondo Damasco l’attacco sarebbe una montatura creata dagli elmetti bianchi (una ONG finanziata dagli USA a partire dal 2013) per alimentare la propaganda contro Assad. I militari siriani avrebbero anche trovato delle videocamere e l’attrezzatura per girare dei video a Saqba, una piccola città situata nel Ghouta orientale.

La contraffazione del video dell’attacco chimico di Douma non sarebbe la prima in quanto, precedentemente, la stessa accusa, nei confronti di altri episodi, era stata affermata anche dall’organizzazione svedese Swedish Doctors for Human Rights, la quale ha descritto dettagliatamente i motivi di carattere medico di tale affermazione. I medici di questa organizzazione hanno anche accusato gli elmetti bianchi di avere ucciso dei bambini con il solo scopo di girare video di propaganda.

Infine, ieri, Lavrov, in una conferenza stampa, ha dichiarato che la Russia è in possesso di prove riguardo alla falsità dell’attacco con le armi chimiche del 7 aprile scorso, e che il Ministero della Difesa russo ha intercettato uno dei partecipanti al video di propaganda che ha provocato il casus belli.

Già a marzo, in un briefing, il portavoce dello Stato Maggiore russo, Sergeij Rudskoy, aveva dichiarato: ”Disponiamo di informazioni affidabili sul fatto che gli istruttori statunitensi hanno formato un certo numero di gruppi militanti nelle vicinanze della città di At-Tanf per mettere in scena provocazioni che coinvolgono agenti chimici di guerra nel sud della Siria.”

Rudskoy aveva detto che i militanti stavano “preparando una serie di esplosioni di munizioni chimiche,” e che “ciò verrà usato che per incolpare le forze governative.” Il portavoce dello Stato Maggiore russo ha anche aggiunto che le componenti per produrre le munizioni chimiche sarebbero state consegnate camuffate da convogli umanitari di alcune ONG.

Il governo siriano, d’altro canto, ha ripetutamente negato l’uso di armi chimiche durante la guerra, affermando che “non ha bisogno di tali misure per fermare i terroristi.”

In seguito all’attacco missilistico di questa notte, il partito di governo russo, Russia Unita, questo pomeriggio ha notificato che l’agenda di partito, per quanto riguarda la Siria, non cambierà in seguito all’attacco. L’ha fatto sapere Andrey Turchak, senatore di Russia Unita, il quale ha anche dichiarato che la delegazione del partito si incontrerà domani con Assad.

Vladimir Putin ha fortemente condannato l’attacco missilistico, definendolo “un atto di aggressione” contro un Paese che sta combattendo il terrorismo e che, essendo stato condotto senza mandato da parte dell’ONU, ha violato il diritto internazionale. Il presidente russo ha anche chiesto “una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu per discutere l’attacco della coalizione occidentale in Siria.” La riunione è iniziata alle 17 ora italiana del 14 aprile.

Il Cremlino ha anche precisato che i missili non hanno colpito né soldati, né basi, né mezzi russi.

Determinata anche la reazione del presidente siriano Bashar Assad: “Gli attacchi occidentali contro obiettivi militari del governo di Damasco renderanno la Siria e il suo popolo ancora più determinati a continuare a combattere e a schiacciare il terrorismo in ogni angolo del Paese.”

Paolo Gentiloni, che aveva precedentemente dichiarato che l’Italia non avrebbe preso parte ad eventuali attacchi missilistici contro la Siria, questo pomeriggio ha detto: “Non è il momento dell’escalation, è il momento di mettere al bando le armi chimiche, della diplomazia e del lavoro per dare stabilità e pluralismo alla Siria dopo sette anni di un conflitto tormentato e terribile.” L’attacco è stato anche condannato da Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo; scettiche anche le reazioni del Movimento 5 Stelle e del PD. Silvio Berlusconi ha dichiarato che “attacchi di questo genere dovrebbero essere decisi dalle Nazioni Unite.”

Intanto, la miccia innescata rischia di fare esplodere la polveriera del conflitto in Siria.   

Silvia Vittoria Missotti

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