Sergey Lavrov, Vladimir Putin e Sergey Shoygu.

Analizzando strategia e risultati della missione Russa in Siria comprendiamo meglio le mosse del Cremlino e quale siano stati i fattori determinanti che hanno portato a questa scelta. Ripercorriamo le tappe più importanti.

Inizio campagna Russa in Siria:

Obiettivo: Impedire la caduta di Damasco e assicurare Assad al potere.
Mossa militare: 9 mila sortite da terra, aria, acqua contro i nemici di Damasco. In ogni loro forma.
Risultato: Più di 400 città liberate dall’esercito Siriano.

5 Mesi dopo:

Obiettivo: Concentrarsi maggiormente su IS/Al Nusra.
Mossa diplomatica: Dichiarazione di un cessate il fuoco con i ribelli ‘moderati’ disposti a smettere di combattere Assad.
Mossa militare: Facilitare e aumentare la precisione delle incursioni aeree contro IS/Al Nusra
Risultato: Assicurare una maggiore efficacia dell’azione Russa in Siria.

5 Mesi e 2 Settimane dopo:

Obiettivo: Puntare alla neutralizzazione degli sforzi occidentali di rinvigorire il caos in Siria, data l’evidente sconfitta.
Mossa militare: Ritirare alcuni mezzi, molti uomini e ribilanciare la forza a disposizione.
Risultato: Impedire un’escalation militare del conflitto da parte di Sauditi-Turchi-Americani con una mossa diplomatica totalmente inaspettata.

Memorandum: Molti credono che una minore presenza fisica in Siria renda le capacità di autodifesa della repubblica araba socialista inferiori a prima. Questo ragionamento si basa sul presupposto sbagliato, ovvero che qualora potenze regionali tentassero un’invasione della Siria si scontrerebbero immediatamente con la potenza di fuoco Russa. La realtà è diversa, basta vedere la reazione all’SU-24. Molti ragionano troppo con una mentalità da Rambo di Hollywood, meglio razionalizzare e ipotizzare scenari di guerra in maniera realistica.

Basterebbe fermarsi a riflettere e comprendere per quali motivi la Russia è intervenuta. La situazione in Siria è mutata rispetto a 6 mesi fa cristallizzandosi come segue:

  • Assad è al potere e ci resterà.
  • E’ in vigore un cessate il fuoco.
  • Sono sempre più frequenti gli armistizi con conclusione del conflitto armato.
  • IS / Al Nusra sono indiscutibilmente considerati terroristi da tutta la stampa occidentale, supportati da Turchia e Arabia Saudita.

Il comportamento del Cremlino, con l’annuncio della ritirata, a cui nemmeno i giornali stranieri potranno sottrarsi, ha tutta l’intenzione di puntellare sia la strategia militare che diplomatica di Mosca:

Le capacità operative complessive della federazione russa sono modulari, scalabili e di veloce dislocamento.

Tenendo presente il punto precedente, i russi in parte sono andati via, ma possono tornare ancor più in forze in poco tempo.

La valutazione dei rischi derivanti da una missione del genere, della durata di 5 mesi, è stata eccellente, solo 3 decessi complessivi.

I costi dell’operazione sono stati circa 1/50 del bilancio annuale, un’inezia in confronto alle public relations messe in campo sui nuovi mezzi bellici adoperati in Siria.

Rimanendo realisti, non vi è mai stato uno scenario nel quale Mosca si impegnava in una guerra totale con Turchia o Arabia Saudita. Nel caso di un attacco diretto alle sue basi militari certamente, ma perché mai Ankara o Riad commetterebbero una follia del genere ? Siamo nel campo delle illazioni.

Superando e liberando il campo dai desideri, più che dalle capacità dei vassalli NATO, non si scorge all’orizzonte una reale e credibile minaccia tale da trattenere tale quantitativo delle forze Russe in territorio Siriano. Oltretutto, l’effetto di tale annuncio, ha un’enorme efficacia in termini diplomatici. Equivale ad impiego massiccio di bombardieri e sottomarini, volendo fare un paragone bellico.

La Russia è in una condizione formidabile: ha dalla sua una coerenza strategica impeccabile (6 mesi doveva durare la missione, così è stato… altro che americani in Afghanistan o Iraq), legata oltretutto indissolubilmente ad un successo operativo sul campo di battaglia. E’ il doppio fattore diplomatico-militare il vero scudo che protegge la Siria dalle altre potenze regionali e globali. Il deterrente principale contro ogni avventurismo di Ankara, Washington, Tel Aviv, Doha e Riad è la coerenza del Cremlino e l’assoluta determinazione a portare a termine il proprio compito.

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