“Articolo 1 – Movimento democratici e progressisti”, presentato sabato 25, a Roma, da Roberto Speranza, Enrico Rossi e Arturo Scotto, sbarca alla Camera e al Senato. A Montecitorio il nuovo gruppo potrà contare su 37 deputati (20 ex Pd e 17 ex Sel). Il capogruppo sarà Francesco Laforgia, membro della commissione Bilancio, scelto all’unanimità, il vice l’ex vendoliano Ciccio Ferrara e il tesoriere Danilo Leva, fuoriscito dem.

“Non chiamateci scissionisti, ha dichiarato il neocapogruppo Laforgia, il nostro cammino parte per ricostruire e riallacciare i fili con la società. Incalzeremo il governo innanzitutto sulla questione sociale”.

A Palazzo Madama, invece, i senatori di Mdp saranno 14. La presidenza del gruppo è stata affidata alla senatrice Cecilia Guerra, economista, ex viceministro e membro della commissione Finanze. Il tesoriere è Federico Fornaro.

“Il governo Gentiloni non ha nulla da temere da noi, la legislatura prosegua”, ha assicurato Guerra subito dopo la nomina.

Qualcosa da temere, invece, lo hanno proprio i fuorisciti da Pd e Sel. “Democratici e Progressisti”, era il nome di una lista civica che nel 2014 appoggiò in Calabria la candidatura del governatore Mario Oliverio.

“Il nome è nostro. Dp è depositato alla Camera, lo ritirino o adiremo a vie legali. Siamo renziani e facciamo capo al deputato Ernesto Carbone”, ha dichiarato il consigliere regionale della Calabria, Giuseppe Giudiceandrea, capogruppo dei “democratici e progressisti” alla Regione Calabria.

Insidie potrebbero provenire anche dall’atteggiamento in aula delle due componenti: quella bersaniana più filo-governativa e quella scottiana che bocciato i governi Renzi e Gentiloni sulle questioni più spinose. Arturo Scotto ha già fatto sapere che non saranno sostenute derive “securitarie” del governo in materia di immigrazione.

Questo sul fronte interno, parlamentare. Bisognerà poi verificare la reale distanza dal Pd sui grandi temi di fondo, quali Europa, euro, economia, sanità, misure di contrasto della povertà e lavoro.

Sarà vera gloria? Alle prossime settimane l’ardua sentenza.

UN COMMENTO

  1. Un nome potrebbero averlo : Partito Laburista che in italia non c’e’ mai stato(per quello che ne so io).
    Non capisco perchè continuino a cercare denominazioni fantasiose e bizzarre e soprattutto prive di senso. Che vuol dire Democratici e progressisti? Niente … se rappresenta un indirizzo programmatico( per ora non si vede nulla) allora temo che faccia la stessa fine del PD partito democratico che di sinistra non ha praticamente nulla.
    Vedo bene invece il nome di Partito Laburista che rappresenta in Europa una tradizione di sinistra vera e soprattutto ben caratterizzata. Forse è proprio questo che non vogliono scegliere.
    Questa ambiguità non è certo positiva per un processo di riaggregazione della sinistra.
    I voti di sinistra che sono andati persi in questi anni, oggi sono tra gli astenuti , tantissimi e molti ,diciamo la maggioranza, nei 5Stelle .
    Se sbagliano qualche cosa non credo proprio che questi voti si sposteranno nel nuovo soggetto politico senza una CHIARA definizione di cosa sarà questa nuova aggregazione politica.
    Per ora vedo solo confusione.
    Alp Arslan

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