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Moviola in campo, var

O la riformate, o la togliete. Il VAR è una torta immensa senza logica, senza intelligenza. Stoppi il gioco e stai fermo anche per qualche minuto nell’attesa che l’arbitro riveda le immagini e si consulti con gli assistenti. Non è calcio, non c’è fantasia. Si spezzano i ritmi, si rallenta tutto.

Vogliamo la moviola? Bene! Ogni squadra ha diritto di chiedere l’ausilio del replay una volta a partita, quando lo ritiene opportuno, senza che sia l’arbitro o chi per lui a decidere.

Dov’è la bellezza del gioco? Dov’è la bellezza della discussione al bar? Ma davvero vogliamo questo? Se Neymar può sbagliare un calcio di rigore, un gol da due passi, una sponda, un dribbling, perché non può farlo un arbitro che spesso non ha l’atleticità dei ventidue in campo e deve decidere in un istante? Non abbiamo mai pensato di ragionare dei propri errori al termine di una sconfitta. La cultura dell’alibi, sin dai campetti dove giocano i ragazzini nelle squadre di quartiere, ha portato a tutto questo. È una cultura radicata che ha portato il sospetto ovunque, perché la Juventus vince rubando, al Milan danno sempre calcio di rigore, il gol è viziato da un fallo non fischiato a centrocampo, accaduto trenta secondi prima. Nessuno si ferma ad analizzare il gol sbagliato, la mancata diagonale, l’errore tecnico e quello tattico.

Allora si inserisce la VAR, e lo si fa alla carlona. Scene come quelle di Feyenoord-Vitesse o Milan-Betis sono abbastanza comiche. Il Vitesse chiede rigore? Bene, il quarto uomo avvisa subito l’arbitro prima che il gioco possa svilupparsi in una nuova azione, si guarda la moviola e si decide. Bonus utilizzato, da ora in poi non si discute più! Così sarebbe più logico, ma evidentemente tutti quei laureati che comandano il calcio mondiale non ci arrivano. Allora assistiamo ad un rigore non dato, al contropiede del Feyenoord, al gol del 2-0 che però viene annullato in quanto l’arbitro è stato richiamato per analizzare il replay sull’azione precedente della squadra di Arnhem: gol annullato e rigore. Tra il 54′ e il 57′ son passati tre minuti, con la gente immobile ad attendere “l’omino” che si guarda la moviola.

Non è il basket, non è la pallavolo, non si gioca in uno spazio ridotto. Nel rugby funziona? Poco, in un Inghilterra-Figi di un paio di anni fa l’utilizzo della moviola in più azioni ha tenuto il gioco fermo per circa dieci minuti complessivi. Ne hanno parlato tutti, giornali di rugby, bloggers e appassionati.

Il calcio professionistico ha un’intensità tale che non è ammissibile il VAR, non così. Diamo alle squadre la possibilità di richiederla una volta a partita e stop. La panchina avvisa il quarto uomo che tramite auricolare ordina all’arbitro di stoppare il gioco e rivedere l’azione. Non credo ci voglia chissà quale intelligenza.

Detto questo, gli errori ci sono sempre stati, se li togliamo non è più un gioco, non c’è più nemmeno quel briciolo di fantasia ancora rimasta intatta nonostante il calciobusiness.

Ci attacchiamo a tutto, stiamo rinnegando la storia, rinneghiamo il gol fantasma di Hurst.

Se sbaglia Neymar, sbaglia anche Doveri, ed è giusto così.

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