Dario Franceschini

Il Tar del Lazio ha annullato le nomine di cinque dei venti direttori dei principali musei italiani. A farne le spese sono Martina Bagnoli (Gallerie Estensi), Eva Degl’Innocenti (Museo archeologico nazionale di Taranto), Carmelo Malacrino (Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria), Paolo Giulierini (Museo archeologico nazionale di Napoli) e Peter Assmann (Palazzo Ducale di Mantova). La fin troppo celebrata “riforma” del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, si è rivelata un colossale flop.

Tre gli elementi contestati dai giudici amministrativi: i criteri di valutazione dei candidati dopo la selezione dei titoli, i colloqui a porte chiuse e la partecipazione di aspiranti direttori stranieri. Perché “nessuna norma derogatoria consente al ministero di reclutare dirigenti pubblici Oltralpe”.

Nel caso in cui il Consiglio di Stato dovesse confermare le ragioni dei giudici di primo grado, bisognerà mettere di nuovo mano a tutte le nomine.

“Il mondo ha visto cambiare in 2 anni i musei italiani e ora il Tar Lazio annulla le nomine di 5 direttori. Non ho parole, ed è meglio…”, ha commentato il ministro “sconfessato” su Twitter.

A provocare il terremoto, sono stati i ricorsi al Tar di una “candidata alla direzione di Palazzo Ducale e della Galleria Estense di Modena” e “un candidato al ruolo di direttore di Paestum e dei Musei archeologici di Taranto, Napoli e Reggio Calabria”.

I giudici hanno ritenuto “magmatici” i criteri stabiliti e tali da non consentire “di comprendere il reale punteggio attribuito a ciascun candidato”. Un altro aspetto critico è quello degli orali avvenuti a porte chiuse, senza testimoni. Alcuni candidati sono stati sentiti “senza la presenza di uditori estranei, via Skype perché in Australia o negli Stati Uniti”.

Per il Tar i colloqui per selezionare i direttori sono stati troppo frettolosi. Si parla di una quindicina di minuti in media.

Il segretario del Pd, Matteo Renzi, su facebook se l’è presa con i giudici: “Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar!”.

Il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, annuncia ricorso: “Faremo subito appello al Consiglio di Stato. Sono preoccupato per la figura che l’Italia fa nel resto del mondo, e per le conseguenze pratiche perché da oggi alcuni musei sono senza direttore”.

Nel frattempo il Pd ha provato a metterci una toppa in Commissione Bilancio, con un comma all’art. 22 della manovra, il numero 7bis, che fornisce un’interpretazione nuova del decreto legge 2001 sulla base del quale nel 2014 si è proceduto alle nomine dei direttori stranieri poi cassate.

L’emendamento, recante la firma del relatore Mauro Guerra, aggira il limite di accesso alla Pa a persone senza cittadinanza italiana. Il voto sulla norma è calendarizzato per lunedì.

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