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E’ stato l’argomento più discusso di questo fine settimana e potrebbe avere delle ripercussioni politiche non secondarie anche nei prossimi giorni. Gli scontri a Napoli tra manifestanti anti-Salvini e polizia, sono rimbalzati dal capoluogo partenopeo al Lingotto, passando per Roma.

Bersaglio principale delle critiche è soprattutto Luigi De Magistris, sindaco di Napoli e grande sponsor del “coordinamento Mai con Salvini”, uscito malconcio dalla prova del nove con la piazza e delegittimato agli occhi di buona parte della cittadinanza e di tante sigle e realtà movimentiste partenopee che avevano risposto all’appello alla mobilitazione, immaginando una protesta fatta di contenuti e di civiltà con un corteo pacifico e non violento, sicuramente più produttivo dal punto di vista politico e culturale rispetto al pietoso spettacolo messo in piedi, con l’aggravante delle ore di paura fatte vivere ad anziani, mamme e bambini.

Ripercorriamo i momenti salienti della giornata.

Alle 14 circa parte il corteo organizzato da centri sociali, comitati e associazioni contro il comizio di Matteo Salvini alla Mostra d’Oltremare. In piazza anche assessori comunali come Alessandra Clemente, Ciro Borriello, consiglieri comunali e Sandro Fucito, presidente del consiglio comunale. Presente anche il presidente della terza municipalità Ivo Poggiani. Assente, invece De Magistris.

Mentre il corteo attraversa il tunnel Laziale, poco dopo le 16, Matteo Salvini entra nel Palacongessi alla Mostra d’Oltremare per tenere il suo comizio. In sottofondo la canzone degli Stadio “Ho bisogno di voi”.

La decisione del prefetto di autorizzare la manifestazione con Salvini alla Mostra d’Oltremare non è piaciuta al sindaco de Magistris che l’ha definita un “atto senza precedenti”.

Il sindaco ha anche annunciato che l’amministrazione comunale, azionista di maggioranza dell’ente, e i vertici dell’ente stanno preparando un verbale “nel quale si stabilisce la consegna delle chiavi della Mostra d’Oltremare alla Questura, delegata dal Governo e dalla Prefettura, allo svolgimento della manifestazione. Noi non disponiamo più della Mostra”.

Mentre Salvini parla all’interno del Palacongressi, nella città la tensione sale.
“E’ scandaloso, afferma il leader della Lega, che un ex magistrato sfortunatamente sindaco, spero ancora per poco, si permetta di decidere chi può e chi non può venire a Napoli”. “Quello che ha dichiarato in questi giorni, annuncia il leghista, verrà portato in qualche tribunale dove, magari, qualche magistrato più equilibrato di lui deciderà se può insultare o no”.

E a proposito della polemica tra de Magistris e il ministro dell’Interno Minniti per l’autorizzazione allo svolgimento della manifestazione:  “A Minniti dico grazie, ma in
democrazia non deve essere un ministro dell’interno a garantire la libertà di pensiero”. Poi un passaggio rivolto a chi gli fa giustamente notare le dichiarazioni intrise di razzismo antimeridionale e luoghi comuni rilasciate in questi anni.

“Vent’anni fa, spiega Salvini, quando ho preso la tessera della Lega, l’Italia era diversa, ora l’Italia deve vincere tutta insieme e Napoli e il Sud sono troppo importanti per lasciarli in mano ai de Magistris o i Crocetta di turno. Napoli era una capitale mondiale prima che il centralismo romano negasse tutto e derubasse tutti e quindi penso che valorizzare questa Italia che è lunga e diversa sia importante. Vent’anni fa quando ho fatto la tessera della Lega avevamo in tasca la lira, non c’era l’Isis, l’immigrazione fuori controllo non c’era la legge Fornero, era un’Italia diversa. Io voglio parlare con i napoletani che sono fuori da questa sala e che non credono più a Renzi, de Magistris, Emiliano, a tutti questi chiacchieroni. A loro voglio parlare e sono felicissimo di essere qua”.

Durissimo il passaggio del leader del Carroccio sui centri sociali: “Vorrei che i conigli dei centri sociali fossero scesi in piazza contro la camorra ma forse hanno paura perchè qualche mamma o papà con la camorra ci campa”.

Se l’atmosfera in sala è calda, fuori è addirittura incandescente. Intorno alle 17 due bombe carta vengono lanciate vicino al commissariato di polizia di Fuorigrotta.  Gli agenti in assetto anti-sommossa presidiano l’ingresso di viale Kennedy e le altre vie laterali che portano alla Mostra d’ Oltremare a Napoli dove è in corso il comizio del leader della Lega Nord.

Quando il corteo anti Salvini arriva e partono i lanci di pietre e petardi contro il cordone di forze dell’ordine.  La polizia risponde con i lacrimogeni e con gli idranti. Gli guerriglia urbana si sposta rapidamente verso piazzale Tecchio e davanti alla stazione dei Campi Flegrei.

I manifestanti (diverse decine hanno il volto coperto da maschere di pulcinella) rovesciano cassonetti, lanciano molotov e bombe carta. Alcuni sono incappucciati e armati di bastoni. Tafferugli anche in via Giulio Cesare. Un gruppo di contestatori assalta a colpi di petardi e bottiglie incendiarie una camionetta dei carabinieri che è rimasta bloccata davanti a dei cassonetti della spazzatura rovesciati. Decine di persone cercano rifugio nei palazzi circostanti e tanti commercianti sono costretti ad abbassare le saracinesche.

A fine serata sono state tre le persone arrestate e tre quelle denunciate in stato di libertà. I reati contestati, a vario titolo, sono: adunata sediziosa, danneggiamento, lancio di oggetti contundenti, lesioni e violenza a pubblico ufficiale. Nei tafferugli sono rimasti contusi, complessivamente 28 componenti delle forze dell’ordine: tre funzionari e 25 tra poliziotti e carabinieri. Inoltre, altre sei persone, tra i manifestanti, hanno riportato contusioni.

“Solidarietà ai 400 agenti impegnati contro degli animali. Vuol dire che la prossima volta faremo la manifestazione a piazza Plebiscito, quando andremo al Governo. E dopo aver sgomberato i campi rom elimineremo anche i centri sociali. Complimenti a de Magistris sta tirando su una bella gioventù”. Questo il commento a caldo di Salvini.

“Solidarietà a Matteo Salvini, a Napoli sono in corso scontri alimentati da centri sociali e forze estremistiche che impediscono all’onorevole salvini di parlare. Io non la penso come lui ma Salvini ha diritto di parlare come e dove crede. La mia solidarietà anche alle forze dell’ordine, ci sono stati lanci di molotov, vittime di aggressioni irresponsabili. Mi auguro che a Napoli trovino il senso della misura”. Lo ha detto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, aprendo il suo intervento al Lingotto di Torino.

All’attacco di De Magistris anche Matteo Renzi: “Quando un sindaco di una delle città più belle si schiera al fianco di chi non vuole far parlare qualcuno e sfascia la città è allucinante”.

“Quando un parlamentare chiede di parlare, anche se dice cose che non stanno né in cielo né in terra, noi del Partito democratico lo lasciamo parlare. Non possiamo fare alleanze con chi non accetta il principio della legalità in questo Paese. Non si sfascia Napoli per un principio ideologico”, ha aggiunto l’ex premier.

Valeria Valente, parlamentare del Pd e sfidante perdente di De Magistris per la carica di sindaco di Napoli, ha annunciato su facebook “la presentazione un’interrogazione urgente al Ministro dell’Interno, Marco Minniti, per chiedere se e quali iniziative intende assumere per verificare responsabilità di chi ha colpevolmente e personalmente commesso quegli atti, ma anche di chi pur ricoprendo incarichi istituzionali, venendo meno ai suoi doveri, ha irresponsabilmente soffiato sul fuoco dell’intolleranza e della violenza contribuendo, seppur indirettamente, a generare quel clima e dunque quegli atti”.

“È giusto fare chiarezza, ha aggiunto Valente, di fronte a scelte e a gesti che troppo spesso ormai continuano a ripetersi nella città generando un clima e una cultura della sopraffazione e della violenza che stridono con la storia e la cultura di Napoli, con quei valori costituzionali, di libertà e di democrazia, che questa città ha contribuito con il suo straordinario coraggio e la grande sua forza a scrivere”.

La parlamentare dem condanna duramente le intemperanze dei manifestanti e chiede al sindaco di assumersi le responsabilità di quanto accaduto: “Un sabato di vera e propria guerriglia urbana, un quartiere messo a ferro e fuoco e un pomeriggio di paura per molti cittadini che sono stati costretti a rimanere chiusi in casa o nei negozi. Violenza e aggressione verso le forze dell’ordine fatte da tanti ragazzi chiamati lì a rappresentare lo stato e a garantire la sicurezza dei manifestanti e dei cittadini. Danni ingenti a un pezzo di città e al suo arredo urbano. Una ferita morale enorme. “Seppelliremo Salvini con la cultura e l’ironia”, queste erano le parole di Luigi de Magistris qualche giorno fa. È evidente che la sua narrazione, stavolta, gli sia sfuggita clamorosamente di mano. Se quella vista ieri è cultura ed ironia allora sarà stato anche lui accecato dai lacrimogeni. Ora, come è giusto che sia, si assuma le sue responsabilità in quanto Sindaco. Troppo comodo e poco credibile provare ancora una volta a scaricare su altri. Le sue parole quelle che nelle ore precedenti alla manifestazione hanno soffiato sul clima di intolleranza e violenza sono li, chiare e nette, scolpite nella memoria di tutti”.

Sceglie Facebook per dire la sua anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia: “Auto in fiamme, sassi e molotov contro le Forze dell’Ordine, cittadini ostaggio della violenza: è lo spettacolo indegno inscenato a Napoli dai centri sociali per impedire al segretario di un partito di esprimere le sue idee. È vergognoso che in democrazia ci siano sedicenti rivoluzionari e figli di papà che si arrogano il diritto di decidere chi possa parlare e chi no e usino ogni scusa per devastare le città. La Napoli migliore, onesta e libera non si riconosce in questa gentaglia. Se l’Italia è ancora una democrazia, mi aspetto una condanna unanime del mondo politico”.

“Caro De Magistris che hai fomentato questi quattro deficienti, conclude Meloni, adesso la sistemazione della città spero che la pagherai a spese tue e non a spese dei napoletani”.
Nel pomeriggio di ieri, sul social di Mark Zuckerberg, è arrivata anche la replica del primo cittadino partenopeo.

“Renzi e Salvini dicono che io sto con i violenti. Falso. Io non sto con i violenti. Mai.
Le mie mani sono pulite e non colluse. Sto con la mia Città, che amo e difenderò sempre, e con i napoletani, popolo difficile ma ricco di pace e amore, nonché sto con il popolo tradito dai poteri con le mani sporche di sangue. Sto con tutte le vittime degli atti di violenza. Non sto e non me la faccio con chi è accusato di corruzioni come fa Renzi, travolto sempre di più dalla questione morale, né sto con razzisti come Salvini che odiano Napoli e i Sud.
Dico ai soloni della politica dell’impero romano: non abbiamo mai vietato a nessuno di parlare. Mai! Non raccontate bugie”.

“Ieri, si legge ancora nel post, si è tenuto un bellissimo corteo pacifico. Alla fine del corteo è accaduto – per responsabilità di pochi – quello che si temeva e si prevedeva. E forse qualcuno voleva. Ed è per questo che avevamo avvisato che provocazioni e tensioni sociali avrebbero dovuto indurre il Ministero dell’Interno ad altre decisioni”.

“Noi, conclude Luigi De Magistris, guardiamo avanti – e speriamo che non si vogliano alimentare altri gravi strappi istituzionali – con la consapevolezza di avere la coscienza pulita, i fatti dalla nostra parte e di aver agito nel rispetto delle istituzioni e del popolo”.

Una parola, quest’ultima, a dir poco esagerata a giudicare dalla quantità e dalla qualità della “mobilitazione”. Cento persone o poco più hanno deciso per oltre duemila. Ed hanno fallito miseramente. L’ampio movimento popolare per il diritto al lavoro, alla casa, alla salute e allo studio, in piazza non si è visto. Le masse popolari partenopee, le associazioni sindacali, l’associazionismo, i precari, i lavoratori e i cassaintegrati hanno dimostrato di non ritenere i centri sociali e i loro rappresentanti “istituzionali”, interlocutori credibili.

Può gongolare, invece, Salvini. I contestatori gli hanno reso un grandissimo servigio, regalandogli una pubblicità positiva inimmaginabile fino a poche ore prima. Ha incassato la solidarietà di gran parte del mondo politico ed ha potuto tuonare alla sua maniera, anche con le solite generalizzazioni, monopolizzando la scena.

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