easter rising

Le radici di un’identità nazionale irlandese risalgono già al XIX secolo, quando l’Isola d’Irlanda era ancora un tutt’uno con la corona britannica nel cd “Regno di Gran Bretagna e Irlanda”.

La Fratellanza Irlandese

La fondazione della Irish Republican Brotherhood nel 1858, cioè la Fratellanza Repubblicana Irlandese, in gaelico Bráithreachas Phoblacht na hÉireann, aveva l’obiettivo di valorizzare un’identità culturale propria in opposizione al Regno Unito e alla tradizione lealista e protestante anglosassone e basata su radici gaeliche e su un repubblicanesimo nazionale collegato anche all’aspetto religioso del cattolicesimo stesso, predominante tra la popolazione irlandese.

Tra i membri di tale movimento, fondato tra gli altri da John O’Mahony e da James Stephens, che incitava sostanzialmente alla creazione di uno stato autonomo irlandese troviamo anche ex membri della cd Giovane Irlanda, in inglese Young Ireland, la quale chiedeva l’espressa abolizione dell’Act of Union e il ritorno ad un autogoverno irlandese, organizzazione poi naufragata negli anni quaranta del XIX secolo con una sollevazione effettuata per mano di William Smith O’Brien contro l’esercito britannico.

L’obiettivo di tale associazione, unita alla controparte americana Fenian Brotherhood, fu quello di rivendicare una Repubblica Indipendente per l’Irlanda e che questa si sarebbe dovuta ottenere passando la lotta armata. I principi del Fenianismo, termine nato in quegli anni e risalente alla tradizione gaelica poi indicante tutti quelli portatori di ideali repubblicani e nazionalisti irlandesi, erano rivolti quindi all’applicazione di tali principi, che avrebbero fatto dell’Irlanda uno stato indipendente.

L’Easter Rising del 1916 e il contributo della Fratellanza

Nel contesto della Easter Rising del 1916 l’Irish Republican Brotherhood fornì il proprio supporto alla ribellione. Il progetto di tale rivolta contro la presenza britannica in Irlanda avrebbe dovuto prendere piede prima della fine della guerra, contando anche sull’appoggio tedesco attraverso armi ed equipaggiamento.

Una sorta di piccolo comitato militare composto da sette persone si occupò di organizzare la rivolta. Tali persone erano Thomas Clarke, Sean MacDermott, Patrick Pearse, Éamon Ceannt, Joseph Plunkett, James Connolly, e Thomas MacDonagh. James Connolly leader dell’Irish Citizen Army un piccolo corpo di sindacalisti volontari, inizialmente fu all’oscuro dei piani programmati dalla IRB ed era in procinto di attuare la lotta armata da solo, ma successivamente venne convinto nel gennaio 1916 dagli altri leader dell’IRB a collaborare con loro nell’attuazione della rivolta.

Durante il funerale di Jeremiah O’Donovan Rossa, uno dei membri fondatori della IRB e in esilio negli Stati Uniti dal 1870, dopo un periodo trascorso in carcere per le sue idee politiche inclini al repubblicanesimo, avvenuto il 1 agosto del 1915, Patrick Pearse tenne un elogio funebre che suonò quasi come un richiamo alle armi ed è tuttora considerato come uno dei più noti discorsi legati all’indipendentismo irlandese di cui riportiamo la parte finale: ”They think that they have pacified Ireland. They think that they have purchased half of us and intimidated the other half. They think that they have foreseen everything, think that they have provided against everything; but the fools, the fools, the fools! – they have left us our Fenian dead, and while Ireland holds these graves, Ireland unfree shall never be at peace”. Questo discorso indubbiamente costituì un elemento significante nella preparazione della rivolta stessa.

L’Easter Rising e il contributo della Germania del Secondo Reich

L’Easter Rising costituì la prima grande sollevazione popolare del popolo irlandese contro il dominio britannico in Irlanda nel ventesimo secolo, dopo le fallimentari sollevazioni avvenute nel 1798 capeggiata dalla Society of United Irishmen, e nel 1867 la Fenian Rising.

Roger Casament, rivoluzionario irlandese, assieme a John Devoy, già nell’agosto del 1914 organizza un incontro segreto con il diplomatico tedesco, nonché ambasciatore del Reich germanico negli Stati Uniti, Johann Heinrich von Bernstorff al fine di stipulare un accordo in funzione antibritannica: se i tedeschi avessero fornito armi e munizioni agli irlandesi quest’ultimi avrebbero organizzato una rivolta contro il Regno Unito, cosa che avrebbe comportato problemi all’esercito di sua Maestà impegnato nella Prima Guerra Mondiale sul continente europeo.

Il trasporto delle armi sarebbe dovuto avvenire per mezzo di una nave britannica catturata a suo tempo a Kiel e mascherata da nave germanica, cioè la SS Libau. Casement peraltro si era già recato in Germania al fine di formalizzare degli accordi con il governo e l’esercito germanico, tentando anche di costituire una Brigata Irlandese di ex prigionieri di guerra che avrebbero dovuto prendere parte alla rivolta. Ma considerato lo scarso interesse dei tedeschi verso la causa dell’indipendenza irlandese e che l’equipaggiamento proposto dai tedeschi fosse in misura minore di quanto ci si aspettava, Casement decise di tornare in Irlanda con l’obiettivo di cancellare la Rising.

Dopo un viaggio di ritorno sul sottomarino tedesco il 21 aprile 1916, tre giorni prima che la Rising avesse inizio, Casement sbarcò sulla spiaggia di Banna, situata nella baia di Tralee, facente parte della costa ovest nella contea di Kerry. Qui venne posto sotto arresto dalle autorità britanniche con l’accusa di tradimento, sabotaggio e spionaggio contro la corona britannica. Detenuto nella prigione di Pentoville, venne impiccato in loco e sepolto nel cimitero della prigione. La SS Libau non consegnò mai il suo carico giacchè gli inglesi riuscirono ad intercettarla nel proprio tragitto anche tramite messaggi radio che vennero successivamente decifrati, e quindi fatta affondare al largo dallo stesso equipaggio tedesco.

Pasqua 1916: il 24 aprile Dublino si rivolta

Nonostante questo fallimento il piano per la preparazione della rivolta andò avanti. Il 23 aprile il Military Council si riunì al Liberty Hall al fine di definire le ultime disposizioni riguardanti la sollevazione, e si decise che la rivolta sarebbe iniziata il giorno successivo, cioè il Lunedì dell’Angelo del 1916, con la partecipazione congiunta degli Irish Volunteers e dalla Irish City Army sotto la sigla “Army of the Irish Republic”.

Patrick Pearse sarebbe stato il Presidente della Repubblica e comandante in capo dell’esercito irlandese, mentre James Connolly sarebbe stato nominato comandante della Dublin Brigade. Nel mattino del 24 aprile 1916 circa 1200 membri degli Irish Volunteers e della Irish Citizen Army si radunarono in diversi punti di Dublino.

Diversi indossavano uniformi militari mentre altri anche uniformi civili ma con segni di riconoscimento. Già nel pomeriggio i principali punti della città erano stati presi dalle forze ribelli, incluso il General Post Office, che diventerà la sede del comando ribelle da dove la Rising verrà diretta per i successivi giorni. I repubblicani irlandesi puntavano a tenere il più possibile il centro di Dublino, e per questo scelsero dei punti chiave tali da potersi difendere anche dai contrattacchi britannici. Vennero anche erette delle barricate sulle strade al fine di ostacolare l’avanzata dell’esercito britannico. Sul tetto del GPO vennero issate due bandiere repubblicane, una completamente verde con la scritta bianco e arancio: “Irish Republic” e l’altra era il noto tricolore verde bianco e arancio. Fuori dall’edificio Patrick Pearse lesse il documento conosciuto come “The Easter Proclamation” nel quale si proclamava la Repubblica Irlandese: “The Proclamation of the Irish Republic” in inglese, in lingua gaelica “Forógra na Poblachta”. Tale dichiarazione costituì sostanzialmente l’inizio della Easter Rising. Il documento venne stampato in più copie e consegnato ai passanti fuori dall’edificio nonché affisso sui muri.

Alla rivolta parteciparono anche due futuri protagonisti della vita politica irlandese negli anni venti cioè Eamon De Valera, comandante negli Irish Volunteers e futuro Taoiseach, Primo Ministro di Irlanda, nonché Presidente della Repubblica Irlandese, e Michael Collins, futuro Ministro della Finanza nonché Presidente del governo Provvisorio dello Stato Libero d’Irlanda e comandante in capo della National Army dello Stato Libero d’Irlanda.

Un altro protagonista, meno celebre dei due citati precedentemente ma non per questo meno importante nel contesto della Easter Rising fu Seán Heuston, membro del Fianna Éireann e già comandante del battaglione di Dublino dall’agosto 1915 alla Pasqua del 1916. Come comandante dei Volunteers gli venne ordinato di tenere la posizione al Mendicity Institution, nel lato meridionale della città di Dublino, per tre o quattro ore, cosa che invece si protrasse per due giorni dopo una forte resistenza fino alla resa finale.

Un contingente di ribelli si occupò di occupare il Dublin City Hall, uno dei luoghi principali dell’amministrazione cittadina, che divenne un temporaneo presidio dell’Irish Citizen Army sotto Seán Connolly, e tentarono allo stesso tempo di condurre un all’assalto al castello di Dublino, il centro principale del dominio britannico in Irlanda ma, nonostante fossero riusciti ad entrare forzando l’entrata principale, furono sopraffatti successivamente dai rinforzi britannici, i quali poi riuscirono anche a recuperare lo stesso Dublin City Hall e dove Seán Connolly stesso perse la vita colpito a morte da un cecchino, diventando così la prima vittima ribelle della Rising.

Un feroce Resistenza

Nel corso della rivolta, nonostante l’esercito britannico potesse contare di un equipaggiamento migliore e di una superiorità numerica rispetto al nemico essi si trovarono comunque impreparati di fronte alla resistenza irlandese, i quali riuscirono nel corso dei sei giorni della rivolta ad infliggere non poche perdite al nemico. Se è pur vero che i britannici fossero quasi totalmente impegnati in quel periodo nella Prima Guerra Mondiale è altrettanto vero che loro poterono contare sulla disponibilità di moderni fucili nonché mitragliatrici e cannoni, oltre che rinforzi provenienti dalla Gran Bretagna. La città fu per giorni teatro di feroci scontri, in cui non mancarono diverse vittime civili, e dove i ribelli faticavano a tenere le posizioni, pur esibendo un’opposizione al nemico che per i britannici parve inverosimile.

Tra i giorni di martedì e mercoledì i ribelli fallirono nel prendere le principali stazioni ferroviarie di Dublino così da facilitare ancora di più i britannici nel richiamare rinforzi dalla Gran Bretagna e dal loro presidio di Belfast. A ciò si aggiunse l’inizio di un bombardamento indiscriminato nella città tramite l’artiglieria, nonostante diversi inizialmente pensassero che Dublino non sarebbe stata sottoposta ad un bombardamento. A partire dal giovedì le truppe inglesi riuscirono ad arrivare a circondare il GPO, il quale rimase sostanzialmente isolato dagli altri presidi ribelli.

Il giorno successivo, venerdì 28 Aprile, la guarnigione britannica era arrivata a contare tramite i rinforzi tra i diciotto e i ventimila soldati, di fronte ai quali c’erano poco più di milleseicento ribelli. In questi due ultimi giorni della rivolta i bombardamenti britannici furono incessanti e arrivarono a devastare buona parte del centro di Dublino. Lo stesso Connolly nel corso di un’azione venne ferito gravemente ad una gamba, così che il comando venne assunto frettolosamente da Pearse, sebbene Connolly stesso continuò, anche se disteso e sofferente per i grandi dolori alla gamba, a dare ordini nel corso della battaglia.

La situazione all’interno del GPO si stava facendo drammatica, giacchè gli intensi bombardamenti avevano fatto crollare in più punti il tetto dell’edificio stesso e lo sconforto tra i ribelli si allargava sempre di più. Prima che l’intero edificio si ritrovasse circondato dalle fiamme e che quindi ogni via di fuga risultasse impossibile, Pearse ordinò una prima evacuazione dell’edificio cosa che poi si concretizzerà in un abbandono totale della posizione verso una resa condizionata, motivata dallo stesso Pearse al fine di risparmiare ulteriori sofferenze agli abitanti di Dublino, nonché ulteriori distruzioni della stessa. Anche fuori da Dublino vi furono fuochi di rivolta, in particolare nelle contee di Galway, Fingal e Wexford.

La resa e i processi giudiziari

Vennero arrestate quasi tremilacinquecento persone per i fatti della rivolta, ma diversi di essi venero rilasciati. Furono istituite per l’occasione delle corti marziali al fine di decidere la sorte dei personaggi principali coinvolti nella rivolta, inclusi i capi di essa e i firmatari della Dichiarazione di Indipendenza. Dopo un processo a senso unico e senza possibilità di difendersi, novanta persone vennero condannate a morte; quindici di essi ebbero le loro sentenze confermate per mano del generale britannico John Grafnell Maxwell, e tra di loro c’erano i noti firmatari della Dichiarazione di Indipendenza oltre che noti comandanti, che avevano opposto resistenza ai britannici durante la rivolta come  Seán Heuston (già citato in precedenza), Edward Daly, Thomas Ashe e John McBride. Le sentenze,e seguite nell’arco di dieci giorni tra il 3 e il 12 maggio 1916, vennero eseguite da un plotone di esecuzione nella prigione di Kilmainham Gaol a Dublino.

Eamon De Valera inizialmente venne inserito tra i condannati a morte, ma in considerazione del fatto che egli fu uno degli ultimi ad arrendersi e che fosse altresì cittadino americano e, poiché si vollero evitare dissidi con gli Stati Uniti, si decise di commutare la sua pena ai lavori forzati. C’è anche da dire che, rispetto ad altre importanti figure della Easter Rising come Pearse e Connolly, De Valera fosse allora poco conosciuto dalle autorità britanniche in merito alla sua partecipazione alla rivolta. Dopo la detenzione a Kilmainham Gaol egli venne trasferito nelle prigioni situate in Inghilterra come quella Dartmoor e Lewes, dopodiché venne liberato assieme ai suoi compagni d’armi a seguito di un’amnistia nel giugno 1917.

Michael Collins, futura figura di primo piano nella guerra d’indipendenza irlandese e poi in quella civile, venne rinchiuso nella prigione di Stafford Gaol e poi processato alle Richmond Barracks, un insieme di caserme, e dove si salvò dalla condanna a morte per una circostanza fortuita, giacché si spostò verso un gruppo di persone destinate ad una condanna più lieve in attesa della sentenza. Lo storico irlandese Tim Pat Coogan definì questo “una delle fughe più fortunate della sua vita”. Successivamente egli venne trasferito nel campo di internamento di Frongoch in Galles, utilizzato inizialmente per prigionieri di guerra tedeschi e poi successivamente per i ribelli irlandesi della Rising.

Tale prigionia costituì per i superstiti del repubblicanesimo irlandese, dimezzato dalle esecuzioni seguite al fallimento della Rising come una sorta di banco di prova per la rinascita della Irish Republican Army, dove Collins si erse tra le principali figure emergenti del movimento repubblicano stesso e dove si distinse sia come leader teso alla non collaborazione con le autorità sia nell’insegnamento di tattiche di guerriglia, utilizzate successivamente dalla stessa IRA durante la Guerra di Indipendenza Irlandese. Nel dicembre 1916 venne liberato e rimandato in Irlanda.

Le vittime e la società civile

Anche le donne parteciparono alla rivolta. Si calcola che furono più di un centinaio le donne che presero parte alla rivolta e molte di esse erano membri dell’organizzazione repubblicana Cumann na mBan. Tra le più note ci furono Margaret Skinnider, Rose McNamara e la contessa Costance Georgine Markievicz. Quest’ultima assunse un ruolo di primo piano nella Easter Rising:  durante la quale supervisionò le barricate e fu attiva nei combattimenti intorno al parco pubblico di St Stephen’s Green.

Durante la Easter Rising il conto delle vittime fu molto alto, specialmente nella parte civile, e le atrocità britanniche non si fecero mancare. Più di duecentocinquanta furono le vittime civili. Tra i militari britannici centoquarantatre vittime e trecentonovantasette feriti, mentre tra gli irlandesi si parla di sessantasei vittime.

Tale tragico epilogo fornì da terreno fertile per un’ascesa in campo del Sinn Fein (dal gaelico irlandese: “Noi Stessi”), partito repubblicano, indipendentista e socialista, sotto la leadership di Arthur Griffith, che assumerà una posizione di primo piano nell’ambito della vita politica irlandese nei successivi anni.

Lorenzo De Min

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