Il Giorno 7 Gennaio 2016 si è celebrata la Natività di Gesù Cristo in Italia nelle Chiese Ortodosse che osservano il calendario Giuliano. La più conosciuta tra le chiese che osservano questo calendario è la Chiesa Ortodossa Russa. Il calendario Giuliano fu il primo calendario delle celebrazione per le chiese nate storicamente nelle terre che attualmente compongono la Siria. Mi riferisco alla Chiesa di Antiochia e in secondo luogo alla Chiesa di Gerusalemme. La Chiesa di Gerusalemme non fa parte dell’odierna Siria ma della Palestina.

Il calendario giuliano si calcola con la combinazione astrale dei movimenti del sole e della luna. È quindi di 15 giorni avanti rispetto al calendario gregoriano comunemente usato in occidente. Viene conservato nelle chiese tradizionaliste in quanto retaggio della tradizione del passato. Il fatto di conservare questo calendario permette ai fedeli ortodossi che vivono in Italia ad esempio di osservare spiritualmente il significato profondo della Natività di Gesù Cristo. Conservare il pensiero sulla figura trinitaria del Figlio di Dio che si incarna nel corpo di un uomo tramite la Vergine Maria per poter vivere tra gli uomini e redimerli dal peccato tramite la propria morte sulla croce e la propria risurrezione.

Liberi dal chiasso delle feste consumistiche, dal tintinnare stupido e fatuo di tanti bicchieri che si incontrano magari solo una volta all’anno. Gesù Cristo scese sulla terra più di 2000 anni fa in un mondo nel quale dominava ogni tipo di peccato carnale e spirituale. La promessa che lasciò ai suoi apostoli e che sarebbe tornato sulla terra. Ebbene non è bene lasciarsi andare a considerazioni apocalittiche e fondamentaliste, se osserviamo come vivono gli uomini i quali hanno avuto radici cristiane possiamo osservare come ormai il peccato trionfi e ogni senso di carità e di vero amore fraterno abbia abbandonato i cuori della maggioranza. Viene quindi facile pensare come il suo ritorno sia di fatto imminente.

Viene da pensare poi cosa rimane della tradizione di un tempo ovvero ciò che i pagani, allora in maggioranza, osservavano come peculiarità dei cristiani. Una di queste peculiarità era l’amore tra i membri di queste comunità e di queste famiglie. Come già accennato l’amore sembra ormai solo amore consumistico e materiale. In fondo quindi l’amore non permane più come ci hanno spiegato i Santi Padri della Chiesa tra le famiglie cristiane. Un altro fattore che contraddistingueva i cristiani era lo spirito ascetico e la profonda abnegazione. Non sembra che rimanga molto in occidente dello spirito ascetico.

È più bello e accattivante cercare una falsa ascesi che si può comprare sui social o sul web e fare un viaggio in terre con una spiritualità egoistica e vana. La preghiera fa ancora parte delle vite dei cristiani come un tempo? Non sembra proprio, le uniche preghiere che la maggioranza dei media ama sono le preghiere in altre lingue e in altre culture.

Insomma sembra proprio che si viva un cristianesimo di facciata in cui al massimo rimangano dei simboli visibili ma che non vengono realmente interiorizzati né tantomeno vissuti. Ebbene per costoro i quali cercano ancora l’essenza cristiana dei primi secoli la risposta va cercata nella Chiesa Ortodossa con i suoi digiuni e suoi tanti esempi di ascesi e di santi che ancora vivono nei cuori e nelle preghiere delle comunità.

Non è assolutamente una fede e una ricerca infantile ed adolescenziale come molti nostalgici del moralismo e del rigorismo latino di un tempo non cessano di urlare. Deve essere ed è per molti una ricerca di fede tradizionale ma viva. La vita di queste comunità tradizionali è data e viene vissuta in primo luogo durante le divine liturgie. In secondo luogo affidando la propria vita spirituale ad una guida che indirizzi le nostra vita alla ricerca del raggiungimento dell’acquisizione dello Spirito Santo. Non mancano i rischi in quest’epoca per le comunità ortodosse missionarie. In primo luogo vi è il rischio di divenire dei ghetti etnici. Questo rischio è palpabile, siamo di fronte alle prime generazione comunitarie ortodosse etniche.

Le parrocchie ortodosse sono popolate per lo più da ortodossi di nascita, ortodossi che provengono da paesi differenti da quello italiano. Un italiano quindi che si affida alla ricerca con cuore umile e sincero si imbatterà in tante usanze che molto spesso sono differenti dalla propria. Il tutto verrà acuito forse durante i pasti comuni fraterni detti agapi. Ma si spera che queste difficoltà vadano stemperandosi con un mutua e reciproca conoscenza.

Il secondo rischio comune è quello di creare dei ghetti liturgistici. Questo rischio venne sintetizzato da molti scritti dell’ormai nato in cielo Metropolita Anthony Bloom. La divina liturgia vissuta e praticata senza una reale guarigione dai peccati tramite la Comunione con Gesù Cristo risulta incompleta. Questo rischio si spera si scongiurerà con la nascita continua di vocazioni sacerdotali e con lo sviluppo di comunità vive e organizzate per poter essere pronte a dialogare con i vari fedeli con spirito di abnegazione e con il nobile proposito di voler guarire i fedeli stessi.

Un altro rischio che è molto ricorrente in Italia e che nascano chiese ortodosse senza storia e senza una discendenza apostolica valida. La discendenza apostolica valida non è altro che la discendenza di ordinazioni valide che discendono dai primi apostoli per arrivare alle chiese attuali. E’ la catena di imposizione delle mani che rendono alcune chiese valide ed altre no. Il possedere una discendenza apostolica valida è fondamentale per poter amministrare sacramenti validi dinnanzi a Dio e creare le condizioni per una comunione fraterna con le altre chiese ortodosse.

Recentemente sembra che sia nata una chiesa ortodossa italiana la quale è già nota ai vari giornali di cronache scandalistiche e per il popolino. Lo stile già di rivolgersi a questi giornali per poter far conoscere la propria chiesa è di per sé discutibile e forse in contrasto con il principio di economia nello spirito. Principio che deriva da uno dei precetti ai quali ogni cristiano dovrebbe osservare che è quello del vivere umilmente. Ebbene si spera che poche persone cadano nella trappole di queste chiese spettacolarizzanti.

Le chiese ortodosse sono in comunione fra loro nonostante siano differente ed autocefale. Non esistono de facto dei capi veri sulla terra della chiesa in quanto il capo della Chiesa è il Cristo ovvero colui del quale celebriamo la nascita oggi. I vari patriarchi sono dei despoti ovvero dei guardiani terreni dell’opera di evangelizzazione sulla terra in attesa del ritorno del Cristo stesso.

Le difficoltà che stanno affrontando le chiese ortodosse oggi sono molteplici. In molte terre ortodosse si vive in stato di guerra. Non è un caso viene da pensare. La concezione di chiesa come comunità stride con il messaggio individualista che propaga il capitalismo internazionale. L’unico cristianesimo che amano costoro è una pedissequa lettura dei testi sacri. Spazio per l’esperienza taumaturgica ovvero di guarigione non vogliono che esista più. Spazio per una dimensione comunitaria ed ascetica tantomeno. Tutto deve essere moderno, televisivo. Ricordiamo i vari predicatori televisivi di para chiese che sorgono ogni giorno. Le loro letture e le loro canzoni. I loro abiti sgargianti e la loro carità urlata ai quattro venti. Tutto ricorda un supermercato di doni e carismi e ben poco la tradizione cristiana dei primi sette secoli. Si spera con forza che tutte queste anime perdute possano tornare a capire ed amare la fede dei padri della chiesa.

Possano far tesoro degli insegnamenti di Padre Seraphim Rose. Il quale nato da una famiglia protestante americana tornò all’Ortodossia ammonendo come fosse rischioso allontanarsi dal messaggio di fede dei padri della Chiesa. Si spera che le guerre cessino e che si possa giungere alla pace fraterna in un unità di amore cristiano. Non è casuale come i nazionalsocialisti occupando terre ortodosse non fecero altro che favorire scismi su scismi cercando di rendere la chiesa come un retaggio del passato. Un retaggio del passato in un presente creato da esseri umani di divisione e di odio etnico. Tutto ciò ci serva di monito anche per coloro che nonostante siano nati ortodossi vivono la propria etnicità a la propria chiesa come la sola chiesa. Ritornino quindi ad essere universali e fraterni e non solo etnici anche nelle proprie terre. Gesù Cristo nacque in un momento di peregrinazione per i propri genitori, di peregrinazione ma in una terra che comunque li apparteneva.

La smettano di compiere inutili parallelismi storici i vari teorici immigrazionisti. Gli stessi teorici di oggi ricordano un po’ il comportamento dei magi di allora. I magi si recarono da Erode. I magi erano stati avvisati non da altri uomini ma da autorità celesti e quindi superiori. Nonostante cercassero l’approvazione di un’autorità terrena, Erode ripagò la loro opera di fiducia sterminando i primogeniti maschi… Insomma ogni tanto occorre evitare di ascoltare lezioni di spiritualità da persone umane e non spirituali. La loro falsità e i loro comportamenti non sono d’esempio. Il loro amore per questa fatua e stupida libertà non è poi così dissimile dal comportamento del re Erode. Coltiviamo la nostra spiritualità e facciamoci coraggio, rendiamo gioioso questo giorno e ricordiamolo come la vigilia della rinascita della presenza di una comunità di fede viva anche in Italia.

Dario Daniele Raffo

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