nagorno-karabakh - elezioni presidenziali

Il 31 marzo e il 14 aprile si sono svolte le elezioni presidenziali nell’ex stato-stato sovietico noto come Regione autonoma del Nagorno Karabakh (NKAR), che dopo il crollo dell’URSS si unì con la regione shahumiana abitata dagli armeni, per formare la Repubblica del Nagorno Karabakh (NKR), con capitale Stepanakert. Nel 1988, dopo un referendum esplose un conflitto sanguinoso quando le autorità locali nel Nagorno Karabakh votarono per separarsi dall’Azerbaijan e unirsi all’Armenia. La NKR ha poi dichiarato la sua indipendenza il 2 settembre 1991, cercando il pieno rispetto delle norme e dei principi fondamentali del diritto internazionale. Da allora, la leadership della Repubblica ha costantemente perseguito una politica di mantenimento della pace, nonostante  nell’aprile 2016, il Nagorno-Karabakh è stato teatro dei peggiori scontri peggiori tra Azerbaigian e Armenia dall’armistizio firmato nel 1994. Con la mediazione di Russia, Kirghizistan e il Consiglio interparlamentare della CSI, l’Azerbaijan, il Nagorno Karabakh e l’Armenia fu firmato il Documento di Bishkek nella capitale del Kirghizistan, il 5 maggio 1994. Secondo tale documento, le parti in conflitto hanno concordato di un cessate il fuoco, in vigore dal 12 maggio 1994 ad oggi.

Nel marzo 1992, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) ha aderito al processo di risoluzione del conflitto tra Azerbaijan e Nagorno Karabakh. Nel 1997 è stato creato l’istituto di copresidenza di Russia, Francia e Stati Uniti del gruppo OSCE di Minsk, che da allora è stato l’unico formato concordato, con il mandato dell’OSCE di condurre attività di mediazione per la soluzione pacifica del conflitto Azerbaigian-Karabakh.

Dopo il conteggio dei voti del 31 marzo, non avendo nessuno dei candidati superato il 50% + 1 dei voti, si è andati al secondo turno il 14 aprile. Al primo turno l’ex primo ministro della Repubblica Artsakh, A. Harutyunyan, aveva ricevuto il 49,26% dei voti, seguito dal ministro degli esteri M. Mayilyan, il 26,4%., e dall’ex segretario del Consiglio di sicurezza V. Balasanyan il 14,7%. Hanno partecipato il 73,5% degli elettori. Erano 14 i candidati per il ruolo presidenziale. Nel secondo turno del 14 aprile, è stato eletto Presidente Arayik Harutyunyan che ha ricevuto 39.860 voti (84,5%), mentre Masis Mayilian ha ricevuto 5.728 voti (12,1%).  

Cinque partiti hanno ottenuto seggi nell’Assemblea nazionale del Nagorno: Patria libera, Blocco dell’Unità Civile Patria Unita, Partito della Giustizia, l’ARF-D e il Partito Democratico hanno superato la soglia necessaria. Il parlamento di NKR è composto da 33 deputati. Nella sua prima dichiarazione alla stampa ha detto: “Sono pronto a collaborare con tutti. Ho indicato l’agenda di lavoro: un programma socio-economico generale, la questione del Karabakh, la sicurezza e un lavoro armonioso con il governo dell’Armenia. Sono pronto a collaborare con tutti attorno a questo programma. Presto inizierò gli incontri con i partiti politici parlamentari e sono aperto alla cooperazione anche con i partiti politici non parlamentari“, ha affermato Harutyunyan.

Il nuovo Presidente dell’Artsakh è un ex combattente per l’indipendenza. Nel 1992 si unì all’Esercito di difesa del Nagorno Karabakh e partecipò alla guerra di liberazione. È laureato in economia all’Università dell’Artsakh, è stato poi bancario. In seguito è stato direttore in alcune imprese private. Fra il 1995 ed il 1997 è stato assistente del Ministro delle finanze. Il suo ingresso in politica risale al 2004 allorché appoggiò uno dei candidati all’elezione di sindaco della capitale. È sposato ed ha due figli. È già stato primo ministro nel 2017

All’appuntamento elettorale erano stati accreditati 9 rappresentanti di media internazionali, oltre 37 punti di osservazione per i mass media accreditati con 197 rappresentanti. C’erano anche osservatori di vari organismi internazionali come l’ONG Civic Pill, Legal Education NGO-119, Aparaj Youth Union, Hayk Serund, ONG dell’Unione dei cittadini, la ONG del Centro internazionale anticorruzione di Transparency e altre minori per un totale di circa 600 membri di 38 paesi. La situazione legata all’emergenza del Coronavirus ha in parte modificato la presenza fisica di alcuni di loro ma ogni organismo è riuscito a garantire la presenza di suoi membri.

L’alta partecipazione popolare e il coinvolgimento degli elettori sono sicuramente un messaggio forte alla Comunità internazionale e verso Baku (Azerbaigian), una conferma della volontà giustificata del proprio diritto all’indipendenza e alla sovranità nazionale. La propaganda dell’Azerbaijan verso la comunità internazionale, non può offuscare questa realtà di fatto. Non va dimenticato che alla vigilia delle elezioni in Artsakh, i propagandisti azeri supportati dalla Turchia, hanno cercato di influenzare i paesi mediatori nel processo di soluzione pacifica del conflitto, invitandoli a priori, a non presenziare con osservatori e a non riconoscere i risultati delle elezioni statali in Artsakh.

Per le autorità dell’Artsakh queste elezioni sono la dimostrazione che questa prospettiva non può più essere messa in discussione, come d’altronde quasi trent’anni di effettiva indipendenza sono lì a testimoniare.
Vladimir Zakharov, direttore dell’Istituto di studi politici e sociali della regione del Mar Nero-Caspio (Mosca) e osservatore della Russia, intervistato nella capitale del NK, ha affermato: “Baku e Ankara diranno quello che vogliono, ma ciò non significa che stiano dicendo la verità. Se rimarranno su queste posizioni finiranno in una fossa. È impossibile persuaderli perché hanno uno scopo chiaro. Hanno bisogno di una guerra, vogliono un’escalation qui. È tempo di riconoscere che Artsakh è uno stato. Qui vi è un processo ormai irreversibile”. Per la Russia, che è in stretta alleanza con l’Armenia, sulla base della cooperazione militare del CSTO (e fa anche parte dell’Unione Eurasiatica), che però ha costantemente cercato anche di non danneggiare le relazioni con l’Azerbaijan, arrivare ad una soluzione della questione di quell’area, è un obiettivo geopolitico di non secondaria importanza.

Un ennesimo conflitto provocherebbe il coinvolgimento dell’Armenia, costringendo la Russia ad un coinvolgimento sul campo, questo da un lato frena la bellicosità azera sapendo che in simile scenario non ci sarebbe partita militare possibile, ma complicherebbe ulteriormente le relazioni con la Turchia, alleata degli azeri (che sono di discendenza turca, seppure sciiti).

La posizione dell’Armenia, che non ha rivendicazioni sull’Azerbaijan, è quella di cercare semplicemente di mantenere lo status quo in Nagorno Karabakh e altrove. Per questo motivo non ha alcun interesse a iniziare una guerra e incendiare la regione caucasica.

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