nicholas winter

Questa storia, che di momenti meravigliosi ne ha davvero tanti, la vogliamo raccontare partendo quasi dalla fine. O meglio, a 50 anni dall’accaduto in sé per sé. Perché è meglio così. È giusto così. Fa capire meglio la grandezza di un uomo che però non si è mai definito e sentito tale. Fine anni ’80, precisamente 1988. Gran Bretagna. Trasmissione della BBC “That’s life”. Nel pubblico è presente anche un signore non più giovanissimo di nome Nicholas Winton. La presentatrice mostra il suo album e quindi rivela l’eccezionale impresa che ha compiuto in giovane età. A un certo punto accade una cosa commovente, ignara al grande protagonista: quasi tutti quelli che occupavano lo studio televisivo è lì come ospiti, si alzano e applaudono in modo scrosciante. Perché lo hanno fatto? Perché erano una parte di quel numero incredibilmente elevato di bambini salvati proprio da Winton dalla furia nazista e dai campi di concentramento allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

La data, 1988, non è casuale. Perché è l’anno in cui sua moglie, la signora Greta, scopre per caso, trovando alcune carte, ritagli e documenti in soffitta, che il marito era stato capace di una opera così grandiosa moltissimi anni prima. E da lui mantenuta sempre nascosta. Già, perché il principio secondo cui certe cose prima si fanno e poi (eventualmente) si dicono, è sempre valido, anche se qualcuno, nella grande tempesta dei Social, pensa che sia giusto comportarsi esattamente al contrario. E basta questo comportamento per spiegare la grandezza di quest’uomo.

Non si sentiva un eroe ma lo era. Non aveva mai cercato un riconoscimento e fino a 30 anni fa nessuno sapeva chi fosse. Eccolo chi è, invece: lo “Schindler inglese”, che ha salvato quasi 700 bambini ebrei dall’Olocausto. Trasferiti in treno da Praga a Londra riuscendo anche a trovar loro una sistemazione. Tutto inizia nel 1938, quando questo broker britannico, genitori ebrei di origine tedesca, si trovava in Cecoslovacchia e capisce subito che per i rifugiati la vita è tutt’altro che semplice. Soprattutto per i bambini. In modo particolare nella zona dei Sudeti, annessa alla Germania hitleriana qualche mese prima con l’accordo di Monaco. Winton, allora, comincia a pianificare l’evacuazione, lavorando su due fronti: da una parte organizzando i trasferimenti, persuadendo i tedeschi a non bloccare l’operazione, dall’altra attivandosi con inserzioni sui giornali inglesi cercando volontari che potessero ospitare i bambini.

Il primo treno è partito il 14 marzo 1939, il giorno prima dell’invasione nazista. L’ultimo nell’agosto dello stesso anno. Un mese dopo, il 1° settembre, lo scoppio della guerra ha interrotto tutto e Winton, si arruola nella Royal Air Force. Ma aveva già salvato la vita a 6mila persone. Poi, mezzo secolo di silenzio. Il resto è storia recente: detto di quello che è accaduto nel 1988, nel 2002 è diventato baronetto, nel 2009 i “suoi bambini” hanno ripercorso coi loro familiari il viaggio dalla stazione di Praga arrivando a Londra su un treno a vapore, e lì lo hanno riabbracciato. L’occasione è stato il 70esimo anniversario di quei treni della vita. Nel 2016, a 106 anni, ci ha lasciati.

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