La lotta al terrorismo di matrice fondamentalista prosegue con successo non soltanto nello scenario mediorientale (innanzitutto la Siria, ma in misura minore anche le altre nazioni arabe), ma anche nell’Africa subsahariana, dove sono operative numerose organizzazioni legate ad Al Qaeda, come gli Al Shabaab somali, o all’ISIS, come Boko Haram. Quest’ultimo, com’è noto, opera nel nord della Nigeria, e con le sue azioni spesso si è ritrovato ad invadere il territorio dei paesi limitrofi, costringendoli a dure azioni dei loro eserciti (in particolare il Camerun nei confronti di Boko Haram ha attuato, anche di recente, azioni massicce e vincenti).

Guardando più precisamente al caso della Nigeria, è molto importante l’annuncio dato dalle sue forze armate e dal suo governo in merito ad una serie di efficaci operazioni svolte fra ieri ed oggi nella regione del Lago Ciad, proprio vicino al confine camerunense. Una settimana fa Boko Haram aveva fatto nuovamente parlare di sé per il rapimento di 110 studentesse in una scuola di Dapchi, nello stato settentrionale dello Yobe.

Un portavoce dell’esercito, il colonnello Onyema Nwachukwu, ha dichiarato che nell’operazione di salvataggio dei rapiti condotta ieri sono stati uccisi 35 miliziani di Boko Haram e sequestrati grandi quantitativi di armi. Il rapimento delle studentesse a Dapchi ha messo intuibilmente sotto pressione il governo perché ha creato un nuovo caso simile a quello delle 276 studentesse rapite sempre da Boko Haram nel 2014 da una scuola secondaria superiore a Chibok, nel Borno. I jihadisti nigeriani, alleatasi nel 2015 con l’ISIS, in quasi dieci anni di attività hanno sequestrato migliaia di persone e ne hanno uccise non meno di quindici o ventimila.

Alla luce di tali numeri, dunque, acquisisce ancora più importanza la decisiva vittoria riportata dalle forze armate nigeriane contro Boko Haram in questi ultimissimi giorni. La strada da fare per sradicare completamente questa organizzazione criminale è ancora molto lunga, ma i successi sinora riportati sono stati numerosi così come ingente è la quantità di territorio che le autorità nigeriane hanno sottratto al suo controllo. Dunque, esattamente come per la “Casa madre” ISIS fra Siria ed Iraq, anche per la “filiale” Boko Haram in Africa subsahariana si può ormai fiduciosamente dire che sia stata imbroccata finalmente la parabola discendente.

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