Nord Stream e Ue

Il Parlamento europeo ha approvato una relazione che invita i Paesi dell’UE a sospendere l’attuazione del progetto per il gasdotto Nord Stream 2. Il documento è stato adottato dai deputati con un voto a maggioranza nella sessione primaverile a Strasburgo, il 12 marzo. L’atto approvato, “Sulle relazioni politiche dell’Unione Europea e della Russia”, afferma che questo gasdotto “rafforza la dipendenza degli Stati europei dalle forniture di combustibile russo, minaccia il mercato interno dell’UE e non corrisponde alla politica energetica” dell’Unione.

Lo stesso documento afferma che il Parlamento europeo non considera più la Russia un partner strategico. Inoltre, si propone di considerare la possibilità di imporre sanzioni anti-russe con accesso limitato ai finanziamenti e alla tecnologia in Europa. I deputati hanno chiesto una revisione dell’accordo di partnership e cooperazione (PCA), firmato nel 1994: 402 deputati hanno votato a favore, 163 contro e 89 si sono astenuti.

Tuttavia, questo non è un elenco completo delle accuse espresse dalla maggior parte degli eurodeputati contro la Russia. Mosca è stata, infatti, accusata di essere intervenuta nella Brexit, oltre che nella questione del cambiamento del nome della Macedonia, nella militarizzazione del Mar Baltico e del Mar Nero e di molte altre questioni. Se accettiamo la risoluzione del Parlamento Europeo come “politica autentica” dell’UE, si potrebbe avere l’impressione che i peggiori tempi della Guerra Fredda siano tornati. Ma, per fortuna, la situazione in realtà non è così drammatica. Per cominciare, la risoluzione è stata presentata al Parlamento Europeo dai deputati della Lettonia – uno dei Paesi più piccoli dell’Unione Europea. L’antipatia dei Paesi baltici (Lettonia, Lituania ed Estonia) nei confronti della Russia è ben nota. I Paesi baltici sono i critici più feroci della Russia e il piedistallo più solido della politica statunitense in Europa.

Il 13 marzo, il rappresentante permanente della Russia presso l’Unione Europea, Vladimir Chizhov, ha dichiarato che la relazione approvata dal Parlamento Europeo contiene un potente messaggio anti-russo, ma non si impegna a fare nulla. Sulla base del contenuto del documento, il diplomatico ha concluso che la Russia non dovrebbe aspettarsi un nuovo round di sanzioni da Bruxelles. Ovvero, i russi hanno percepito con tranquillità l’adozione di un documento francamente ostile da parte del Parlamento Europeo. Probabilmente, i russi hanno imparato a comprendere le complessità della politica europea, e si rendono conto che le decisioni del Parlamento Europeo sono di carattere consultivo. Questo rappresenterebbe un fastidio più “psicologico” che pratico per la Russia. È anche possibile che la mancanza di reazione della Russia sia dovuta al “sostegno nascosto” della Germania, e più precisamente dagli ambienti economici tedeschi, al proseguimento, nell’interesse dell’Europa, della cooperazione energetica con Mosca.

Una valutazione fortemente critica sull’interferenza degli americani negli affari energetici dell’Europa è stata data proprio dalla Germania. Wintershall, una compagnia petrolifera tedesca specializzata nella fornitura di gas tramite una rete di gasdotti in Europa provenienti da Russia, Norvegia e Paesi Bassi, ha creato e pubblicato sul proprio sito web una “carta di posizione” di due pagine, in tedesco e inglese, con il titolo “Fornitura di gas all’Europa usando GNL” (Gas Naturale Liquefatto).

Nel testo si nota che la concorrenza tra gasdotto e gas liquefatto dovrebbe essere condotta secondo i princìpi del mercato. Si afferma inoltre che “è assolutamente inaccettabile che gli Stati Uniti, interessati a vendere GNL sul mercato europeo, minaccino con sanzioni le imprese che attuano il progetto imprenditoriale Nord Stream 2, finanziato privatamente”. Un articolo su questo fatto è stato pubblicato persino dal Deutsche Welle, che è notoriamente ipercritico nei confronti della Russia. Tra le righe del rapporto Wintershall si legge che gli americani intervengono negli affari energetici sovrani dell’UE, spingendo gli interessi delle loro compagnie produttrici di gas. I gasdotti tra la Russia e l’UE sono il principale concorrente del GNL americano. Questo è ciò che ha causato l’interferenza degli americani negli affari russo-europei.

I Paesi Baltici, con il crollo dell’URSS di cui facevano parte, si sono ritrovati privi ​​del peso politico ed economico dell’Unione Sovietica, e così oggi rappresentano uno schietto punto fermo per gli interessi americani (i quali avevano aiutato gli stessi Paesi baltici nella riorganizzazione statale) all’interno dell’UE.

Questi motivi economici e politici nascosti degli americani sono compresi sia dai tedeschi che dai russi. I progetti congiunti di Russia ed Unione Europea sono criticati sia dagli alleati statunitensi all’interno dell’UE (Paesi baltici e Polonia) che dall’Ucraina, la quale riceve 2-3 miliardi di dollari all’anno per il transito del gas russo verso l’Unione Europea – somma che rischia di perdere con il lancio del gasdotto Nord Stream 2. Pertanto, senza il sostegno dei principali Paesi ed economie dell’Unione Europea, la decisione del Parlamento europeo rimarrà solo un fastidio per i russi e per i loro partner energetici dell’UE.

Silvia Vittoria Missotti

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