Lo scriviamo subito, senza giri di parole e prima di qualsiasi altro ragionamento: non ci piacciono i “pesatori”, i comparatori e i minimizzatori come Saviano, Murgia e Di Battista. Usare la bilancia e il righello dell’importanza, comparando le tragedie in mare o in Libia alla distruzione di un monumento, è un atto imbarazzante ed intellettualmente cialtronesco.

Il rogo che ha deturpato la cattedrale Notre-Dame di Parigi, capolavoro gotico e patrimonio dell’umanità, è stato un disastro non solo dal punto di vista materiale. La sua guglia, uno dei simboli della capitale francese, è crollata dopo essere stata preda delle fiamme. La volta della navata centrale è venuta giù in alcune sezioni e sul transetto, dove poggiava la guglia. Salve invece le torri e le opere d’arte, che saranno trasferite al Louvre.

Dubbi e polemiche hanno avvelenato questi due giorni. Remy Heitz, il procuratore di Parigi, sta passando al setaccio quei 23 minuti tra il primo allarme alle 18:20 e il secondo, alle 18:43, in cui si è deciso di non agire. “Ricostruiremo Notre-Dame entro 5 anni, ancora più bella. Ce la possiamo fare”, ha detto, nel suo discorso ai francesi, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron che astutamente sta facendo leva sull’emotività popolare con richiami all’unità nazionale ed europea per stabilizzare il suo traballante potere. Intanto, è partita la gara di solidarietà, con miliardari come Pinault, Arnault e Bettencourt, a cui si è aggiunta la Total, a fare donazioni generosissime: oltre 700 i milioni di euro raccolti in poche ore.

Il sindaco Anne Hidalgo ha invocato una conferenza mondiale dei donatori, l’Unesco ha offerto la sua compravata perizia in materia di monumenti danneggiati e il mondo accademico si è detto pronto a mettere a disposizione le sue eccellenze per ricostruire ciò che il fuoco ha divorato.

“Il restauro della cattedrale di Notre-Dame de Paris “durerà mesi e anni”, ha detto il ministro francese della Cultura, Franck Riester, spiegando ai microfoni di France Info che “i due terzi del tetto sono andati in fumo” e che la “guglia è crollata all’interno della cattedrale, creando un buco nella volta” e anche “una parte delle vetrate è andata distrutta”.

L’incendio che ha annerito il cielo della capitale e milioni di cuori nel mondo nel primo giorno delle celebrazioni della settimana Santa, arricchisce mestamente la lista dei luoghi sacri danneggiati. Un mese fa la Basilica di San Sulpizio a Parigi, la seconda chiesa più grande della capitale francese dopo Notre Dame, capolavoro del ‘600, ha subito un incendio doloso. La settimana dopo la Basilica di Saint Denis, che ospita le spoglie dei sovrani, è stata profanata. Secondo le stime del ministero degli Interni francese si contano ogni anno oltre 1000 attacchi a chiese e monumenti devozionali in Francia. Ferite all’arte, alla bellezza, alla storia e all’identità.

Le cattedrali gotiche sono frutto dell’opera d’ingegno e del lavoro materiale di uomini appartenenti a corporazioni dalle forti componenti esoteriche, quali i Compagnons e i Maçons. La maggior parte degli edifici sorse su luoghi che in precedenza avevano ospitato aree sacre consacrate alla Grande Madre o sulle Ley Lines. Secondo alcuni linguisti il termine “gotico” deriverebbe dalla parola argot, un “linguaggio caratteristico di tutti quegli individui interessati a comunicare segreti senza essere compresi da coloro che li circondano”.

Sia il decoro interno che quello esterno contengono simboli magici e alchemici, tanto che il misterioso Fulcanelli, l’alchimista scomparso nel nulla, che sicuramente ne sapeva più di Saviano, della Murgia, di Di Battista e dei loro replicanti social, le definisce “veri e propri libri di pietra”, raffigurazioni dell’opera alchemica e del percorso iniziatico che l’uomo deve compiere per attuare il passaggio dallo stato bruto e materiale a quello che lo accosta e quasi accomuna a Dio.

Per un’altra corrente di pensiero le cattedrali gotiche sarebbero dei “ricevitori”. In base alla loro disposizione, esse riceverebbero la potenza solare dal cielo e quella lunare dalla terra. Un altro aspetto oggetto di studi e ricerche è costituito dalle simmetrie nella loro costruzione. I pozzi dei sotterranei, per esempio, hanno una profondità che corrisponde all’altezza della guglia più alta. L’esteriorizzazione della simmetria tra cielo e terra.

La cattedrale di Notre-Dame di Parigi per Victor Hugo era “un geroglifico completo, la sintesi più soddisfacente della scienza ermetica”.

Fulcanelli nella sua opera “Il mistero delle cattedrali” scrive: “La più forte impressione della nostra prima giovinezza fu l’emozione che provocò nel nostro animo di bambino la vista di una cattedrale. Ne fummo subito sopraffatti, incapaci di sottrarci al fascino del meraviglioso, alla magia dello splendido, che sprigionava quest’opera più divina che umana”.

Per Witkowski “le cattedrali, per l’abbondante fioritura dei loro ornamenti e per la varietà dei soggetti e delle scene che le adornano, appaiono come enciclopedie complete e varie di tutte le conoscenze. Questo popolo di chimere irsute, di grotteschi, di doccioni minacciosi, è il guardiano secolare del patrimonio ancestrale”

Notre dame in francese significa Nostra Signora, ossia la Vergine Maria. Nel simbolismo mariano la Vergine Maria è la Ianua Coeli, la porta misteriosa che, per opera dello Spirito Santo, può trasfigurare la terra che vincola l’uomo al mondo e alla morte e introdurlo al cospetto di Dio. Una mediatrice tra l’uomo e Dio che opera in uno spazio puro e incorrotto, celato nel profondo dell’anima.

La Vergine Maria accoglie in sé una luce che non è di questo mondo, è il mezzo perché l’invisibile divenga visibile, perché lo spazio e il tempo profani divengano sacri, perché ciò che è divino e trascendente si faccia umano. Maria rappresenta quel luogo inaccessibile e misterioso, puro da ogni contagio e condizionamento, che si nasconde in ognuno di noi e che ci rende capaci di ricevere, concepire e generare il Logos.

Incarna la possibilità data all’uomo di sottrarsi al dominio del Principe di questo mondo e di reintegrarsi nel principio creatore e trinitario. Negare o rimuovere questo archetipo in quanto principio attivo in noi, significa rinunciare a quell’amore verso l’alto che unifica e rende elevata e piena di senso la nostra esperienza terrena.

Il culto della Vergine fu considerato dagli alchimisti come una allegoria del loro Magistero e le cattedrali francesi sono quasi tutte consacrate a Notre Dame, cioè a Maria.

Come esempio di linguaggio “alchemico” nel culto mariano, Fulcanelli, nelle “Dimore Filosofali”, cita l’epistola che viene letta alla messa dell’Immacolata Concezione: “Il signore mi ha posseduta all’inizio delle sue vie. Io ero prima che egli plasmasse qualsiasi altra creatura. Io ero nell’eternità prima che venisse creata la terra. Gli abissi non erano ancora e io ero già concepita. Le sorgenti non erano ancora uscite dalla terra; la pesante massa delle montagne non era ancora stata formata; io ero già nata prima delle colline. Egli non aveva ancora creato né la terra, né i fiumi, né consolidato la terra mediante i due poli. Quando egli preparava i Cieli io ero presente; quando circoscrisse gli abissi con i loro limiti e stabilì una legge inviolabile; quando stabilizzò l’aria attorno alla terra; quando equilibrò l’acqua delle sorgenti; quando rinchiuse il mare nei suoi limiti e quando impose una legge alle acque perché non superassero i confini loro assegnati; quando gettò le fondamenta della terra, io ero con lui e regolavo tutte le cose”.

A chi raffronta il “peso” dell’incendio di Notre-Dame con quello delle morti di uomini, con la speranza di ottenere visibilità e like, replichiamo con le parole del poeta tedesco Heinrich Heine: “Un amico mi chiese perché non si costruivano più cattedrali come le gotiche famose, e gli dissi: ‘gli uomini di quei tempi avevano convinzioni; noi, i moderni, non abbiamo altro che opinioni, e per elevare una cattedrale gotica ci vuole qualcosa di più che un’opinione”.

 

 

 

 

Alcuni spunti sono tratti da A. Orlandi e A. Camici “La Fonte e il cuore”, ed. Appunti di Viaggio, Roma 1998 e da A. Orlandi “Dioniso nei frammenti dello specchio”, ed. Irradiazioni, Roma 2003. Lavori di preziosi e fonti di studio e conoscenza.

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