Oggi chiamata Scuderia Ferrari Mission Winnow, la Scuderia Ferrari vide la luce nel 1929, in una fase ancora pionieristica per il mondo delle corse, quantomeno se rapportata all’odierno, ma non certo per i suoi protagonisti, che si sentivano già decisamente più avanti rispetto ai loro padri che avevano iniziato a correre, su strade ancora bianche e con mezzi decisamente molto meno progrediti, fin dai primordi dell’automobile.

Quando, in quel 1929, Enzo Ferrari ne avviò le attività, la Scuderia Ferrari era sostanzialmente un reparto corse dell’Alfa Romeo, di cui il Drake era stato un apprezzato pilota. Dieci anni dopo, però, Enzo Ferrari si distaccò dalla Casa madre, cominciando a pensare ad un’attività sportiva completamente autonoma. Iniziò, così, a schierare con l’insegna della sua Scuderia (il Cavallino Rampante di Francesco Baracca, l’asso dell’aviazione italiana ai tempi della Grande Guerra), non soltanto auto ma anche moto, in questo caso dell’inglese Rudge, all’epoca molto apprezzate perché già dotate della primizia della testata a quattro valvole per cilindro, oppure della connazionale Norton, la cui International aveva la meritata fama di essere un’imbattibile monocilindrica da corsa.

Iniziò da quel momento una storia legata principalmente alla Formula 1, dove per 15 volte Ferrari avrebbe conquistato il titolo Piloti e 16 volte quello Costruttori, record assoluto di entrambe le categorie. A questi primati si aggiunsero, poi, i grandi successi riportati anche in altri campionati, come quelli per le vetture Sport Prototipo e quello per le Gran Turismo, con altri 12 titoli Costruttori conquistati, oltre alle vittorie nell’Endurance, per esempio la 24 Ore di Le Mans, la 24 Ore di Daytona e la 12 Ore di Sebring. Non vanno poi dimenticate la Carrera Panamericana, la Targa Florio e la Mille Miglia, competizioni partecipatissime anche da parte del grande pubblico.

Dopo aver corso dal 1929 al 1937 con vetture Alfa Romeo, la Scuderia si prese due anni di stop, al termine dei quali decise di rinascere con proprie vetture prodotte da una società nel frattempo fondata da Enzo Ferrari, la Auto Avio Costruzioni, all’origine della Ferrari che conosciamo oggi. Nel 1947 il nome Ferrari venne uniformato tanto alla Scuderia quanto all’azienda automobilistica, anche se in quell’occasione nacquero pure altre due filiazioni come la GES, l’azienda Gestione Sportiva a cui era delegata l’amministrazione della Scuderia Ferrari vera e propria, e Ferrari Corse Clienti, riservata invece all’assistenza dei piloti privati che correvano con vetture di Maranello.

Grazie alle frequenti vittorie e al grande prestigio dei suoi prodotti, la Ferrari è diventata negli anni la più ricca scuderia sportiva in ambito di F1 e NASCAR, oltre a risultare la 21esima fra le 50 più ricche società al mondo, con un valore stimato in 1,2 miliardi di dollari. Secondo dati recenti, del resto, solo i suoi contratti pubblicitari valgono non meno di 250 milioni di dollari all’anno e, tra questi, primeggia almeno dagli Anni Settanta quello con Philip Morris.

Da Alberto Ascari a Kimi Raikkonen, senza dimenticare i più sfortunati Niki Lauda e Michael Schumacher, quest’ultimo il più vittorioso alla guida di una Ferrari, le monoposto di Maranello hanno macinato in tutti questi anni risultati strabilianti, probabilmente ben al di là di quelli che si sarebbe mai potuto auspicare il glorioso fondatore. In fondo tutto era partito, in quel lontano 1929, con una cena di sottoscrizione alla Casa del Fascio di Bologna, e con un’intesa nell’Agenzia di Bologna dell’Alfa Romeo, che per molto tempo aveva provveduto anche a svolgere il ruolo di sede provvisoria della nuova realtà sportiva e motoristica. Come si potevano immaginare simili risultati anni dopo, oltretutto in seguito alla guerra devastante che di lì a breve avrebbe completamente disintegrato l’Italia?

Ad Enzo Ferrari, come a tanti altri del suo calibro, dobbiamo sicuramente il grande merito di aver risollevato il nostro paese rilanciandone senza mai arrendersi il nome. Al loro esempio, oggi più che mai, dobbiamo sempre dare valore.

 

Gentile Lettore, ogni commento agli articoli de l'Opinione Pubblica sarà sottoposto a moderazione prima di essere approvato. La preghiamo di non utilizzare alcun tipo di turpiloquio, non accendere flames e di mantenere un comportamento decoroso. Non saranno approvati commenti che abbiano lo scopo di denigrare l'autore dell'articolo o l'intero lavoro della Redazione. Per segnalazioni e refusi la preghiamo di rivolgersi al nostro indirizzo di posta elettronica: [email protected].

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.